Dopo un anno segnato da timori normativi e sottoperformance, il settore sanitario mostra i primi, decisi segnali di ripresa. Con l’avvicinarsi del 2026, alcune nubi si diradano, lasciando intravedere opportunità selettive ma significative, specialmente in ambiti come le biotecnologie emergenti, le grandi farmaceutiche e le aziende di dispositivi medici in fase di innovazione. A tracciare questo scenario ottimistico sono Andy Acker e Daniel Lyons, portfolio manager di Janus Henderson, che in un’analisi dettagliata evidenziano come il panorama stia cambiando.
Il peso dell’incertezza e la svolta
“Per gran parte dell’ultimo anno, l’incertezza politica ha dominato il settore sanitario, portando a un periodo di sottoperformance che ha portato ad alcuni dei rapporti prezzo/utili (P/E) relativi più bassi nella storia del settore”, osservano Acker e Lyons. Tuttavia, il quadro sta evolvendo: “Con l’avvicinarsi del 2026 alcuni rischi normativi hanno iniziato ad attenuarsi”. Gli investitori, spiegano, vedono ora vie per aggirare dazi onerosi e hanno maggiore chiarezza sulle riforme dei prezzi. Anche la FDA ha dimostrato sostegno, rispettando le scadenze e introducendo programmi per accelerare le approvazioni. “Inoltre, i progressi in campo medico sono proseguiti, beneficiando di nuove modalità e tecnologie innovative per i farmaci. Si tratta di un quadro che, a nostro avviso, potrebbe creare forti opportunità di rischio/rendimento per alcune aree del settore sanitario nel 2026”.
Biotecnologie: da settore più penalizzato a motore di ripresa
Le biotecnologie a bassa e media capitalizzazione hanno sofferto più di tutti nel 2025, con indici in calo oltre il 40% nella prima parte dell’anno. “Dall’inizio di aprile, tuttavia, il sottosettore è in ripresa ed è ora sulla buona strada per chiudere il 2025 con guadagni a due cifre”, sottolineano i portfolio manager. Il merito è di una FDA operativa nonostante i tagli, e di accordi come quello tra Pfizer e la Casa Bianca, che “ha dimostrato che il settore ha a disposizione opzioni per evitare le proposte più draconiane”.
Lo slancio, secondo Acker e Lyons, potrebbe proseguire. “Il settore è ancora ben lontano dai massimi del 2021”. Il calo dei tassi potrebbe stimolare l’appetito per asset a lunga duration e favorire le M&A, attività già vivace nel 2025. “Le società biotecnologiche a bassa e media capitalizzazione potrebbero beneficiare di queste M&A”, rilevano, notando che oggi sviluppano la maggior parte dei farmaci innovativi e rappresentano il 57% degli obiettivi di acquisizione. Il settore, più snello, è anche più solido: “Si stima che ora l’82% delle aziende biotecnologiche pubbliche disponga di pipeline di farmaci ‘ottime’… Nel 2022, questa cifra era solo del 47%”. Questo si traduce in potenziale di guadagno: la percentuale di aziende biotech redditizie potrebbe quasi raddoppiare, passando dal 20% circa (2017-2024) al 38% entro il 2027.
Farmaceutiche: margini sotto controllo e pipeline decisive
Anche i titoli farmaceutici hanno registrato un rally. “L’impatto di queste nuove politiche sui margini di profitto del settore farmaceutico sembra finora gestibile”, commentano i manager, citando l’esempio di Eli Lilly e Novo Nordisk. Le due società hanno ridotto i prezzi dei farmaci GLP-1 per l’obesità, ma in cambio hanno ottenuto la copertura per milioni di pazienti di Medicare e Medicaid e voucher prioritari dalla FDA per accelerare lo sviluppo delle versioni orali.
“Con le pressioni sui prezzi che probabilmente persisteranno nel 2026 e circa 300 miliardi di dollari di ricavi da farmaci che rischiano di scadere nei brevetti tra oggi e il 2030, riteniamo che sia importante concentrarsi sulle aziende farmaceutiche che stanno costruendo pipeline diversificate di farmaci nuovi e avanzati”, affermano Acker e Lyons. Le aziende con solide pipeline possono conquistare quote di mercato in aree in crescita come oncologia e obesità, e proteggere i margini grazie alle competenze produttive. “I bilanci solidi e la forte generazione di free cash flow di queste società potrebbero distinguersi sempre di più”, in un contesto di possibili rotazioni verso aree difensive.
Dispositivi medici: nuovi prodotti trainano la crescita
Il settore dei dispositivi medici non è stato immune dalle tensioni sui dazi e dalle pressioni sui costi. “Ma se l’esperienza del settore farmaceutico può essere una guida, riteniamo che gli investitori non debbano affrettarsi a trarre conclusioni e che sia possibile raggiungere compromessi normativi”, osservano i portfolio manager. Intanto, la crescita è sostenuta dal lancio di nuovi prodotti per malattie cardiovascolari e diabete, mentre le aziende di strumentazione per scienze della vita beneficiano della ripresa degli ordini da parte dell’industria farmaceutica. “Ancora una volta, riteniamo che si tratti di un interessante rapporto rischio/rendimento per gli investitori che possono essere selettivi”.
In conclusione, per Acker e Lyons il 2026 si prospetta come un anno di svolta per la sanità, dove la selezione tra le aziende più innovative e resilienti sarà la chiave per cogliere le opportunità in un panorama finalmente più stabile.
