Dopo tre anni di rialzi, l’ottimismo degli investitori sui mercati azionari sembra destinato a proseguire anche all’inizio del 2026, soprattutto sul fronte delle opportunità legate alla crescita. Ma il contesto sta cambiando: il mercato rialzista entra in una fase più selettiva, con maggior dispersione delle performance e una crescente attenzione ai fondamentali.
Negli ultimi tre anni i guadagni non sono stati distribuiti in modo uniforme. Le grandi aziende tecnologiche hanno dominato la scena dal minimo di ottobre 2022, mentre il titolo medio ha sottoperformato il mercato. L’indice S&P 500 ha registrato un rendimento annualizzato del 22,9%, contro il 12,7% dell’S&P 500 Equal Weight, un divario che evidenzia la forza dei campioni della crescita secolare ma che solleva interrogativi sulla sostenibilità di questo trend, in particolare per quanto riguarda il tema dell’intelligenza artificiale.
Secondo Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, “negli ultimi tre anni gli investitori si sono rivelati piuttosto ottimisti sul mercato, in particolare per quanto riguarda le opportunità nell’universo della crescita, e probabilmente la situazione rimarrà tale anche all’inizio del 2026”. Tuttavia, aggiunge, “non ci aspettiamo un miracoloso ampliamento del mercato ma una maggiore dispersione, con l’ingresso in una fase show me del mercato rialzista”.
L’intelligenza artificiale resta un pilastro centrale delle aspettative. La maggior parte degli analisti continua a mantenere una visione rialzista, confidando in un’economia solida e potenzialmente in riaccelerazione nel 2026, anche grazie all’entrata in vigore di politiche fiscali espansive negli Stati Uniti. In questo scenario, gli utili aziendali sono attesi in crescita non solo negli Usa, ma anche in altre aree chiave del mondo.
La solidità dei fondamentali è uno degli elementi alla base dell’ottimismo. “Gli utili aziendali rimangono resilienti, il contesto creditizio è in gran parte positivo e la crescita economica è solida, soprattutto nei servizi”, sottolinea Tognoli, ricordando anche che il ciclo di tagli dei tassi di interesse negli Stati Uniti dovrebbe proseguire. Le valutazioni restano una preoccupazione, ma storicamente sono proprio i segnali di deterioramento degli utili a precedere lo scoppio delle bolle, segnali che al momento non si intravedono. Al contrario, le revisioni sugli utili per il 2026 continuano a migliorare dopo una stagione di trimestrali particolarmente robusta.
Questo non significa che il percorso sarà lineare. I recenti picchi di volatilità indicano un mercato più fragile, soggetto a rapidi cambi di regime. “È probabile che assisteremo a passaggi veloci dalla soppressione della volatilità a violenti rialzi e a rapidi ritorni verso la media”, osserva Tognoli. In questo contesto, i mini cicli di volatilità possono trasformarsi in opportunità per ottimizzare l’allocazione degli asset e rafforzare l’esposizione ai vincitori secolari durante le fasi di correzione.
Sul fronte dei rischi, l’attenzione resta anche sulla geopolitica. Il caso Venezuela, secondo Cfo Sim, ha un impatto limitato sui fondamentali di mercato, a meno di un’escalation internazionale al momento ritenuta poco probabile. Un eventuale recupero della produzione petrolifera ai livelli pre-Maduro potrebbe invece rappresentare un freno strutturale ai prezzi dell’energia, con effetti positivi su consumatori e inflazione. Gli occhi sono puntati anche sull’America Latina, dove un rafforzamento dei mercati potrebbe essere un segnale rialzista, e sui settori legati alla difesa, alla luce delle tensioni ancora aperte in aree come Cina-Taiwan, Russia-Ucraina e Iran.
Quanto alle strategie di investimento, la debolezza recente della tecnologia viene letta più come una fase di prese di profitto che come un segnale strutturalmente negativo. “La tecnologia resta un elemento fondamentale dei portafogli, ma è necessario essere sempre più selettivi”, afferma Tognoli. In un mercato che continua a segnare massimi e minimi crescenti, l’orientamento resta pro-rischio, con una riduzione dell’esposizione ai settori difensivi come beni di consumo di base e immobiliare, a favore dei titoli ciclici. In particolare, finanziari e small cap emergono come aree dove gli analisti stanno registrando un miglioramento delle prospettive di crescita.
Il messaggio di fondo è chiaro: il rally non è finito, ma richiede maggiore discernimento. In un contesto di volatilità e dispersione, la capacità di selezionare i titoli giusti e di sfruttare i ribassi diventa la chiave per affrontare con successo la prossima fase dei mercati.
