Boom o bolla? La domanda sull’intelligenza artificaile attraversa i mercati e Jared Franz, economista di Capital Group, prende posizione con chiarezza: “Siamo ottimisti su come l’IA si svilupperà nei prossimi anni. Secondo noi è in corso un vero boom e l’IA rappresenta una tendenza inarrestabile”. Nel suo intervento, Franz non nasconde le zone d’ombra: “Alcuni titoli sono certamente sopravvalutati, e gli investimenti nelle infrastrutture per l’IA potrebbero senz’altro rallentare”. Tuttavia, aggiunge, “noi non riteniamo però che l’intera economia dell’IA possa rivelarsi sopravvalutata quanto lo era il settore internet nel 1999 o all’inizio del 2000”.
Valutazioni lontane dalla bolla dotcom
A sostegno della sua tesi, l’economista di Capital Group porta due argomenti. Il primo riguarda i prezzi: “Le valutazioni di diversi titoli legati all’IA sono molto più contenute rispetto a quelle del periodo della bolla tecnologica. Il mercato ha già scontato una crescita più lenta e utili futuri più bassi per alcune società legate allo sviluppo delle infrastrutture, come NVIDIA, Broadcom e i produttori di chip di memoria Micron Technology e SK hynix”. Il secondo riguarda le dimensioni del mercato: “L’economia a cui l’IA viene venduta è più grande e più digitalizzata rispetto alla fine degli anni ’90, e il potenziale di utili è quindi più elevato”.
La leadership cambierà, ecco come investire
Franz mette in guardia dal considerare immutabile l’attuale gerarchia dei vincitori: “Come per la maggior parte delle tecnologie, ci attendiamo che la leadership di mercato passi da un beneficiario all’altro con l’evolversi della tendenza”. La sua indicazione di metodo è selettiva: “Investire in qualsiasi grande tendenza richiede comunque una stima ponderata della capacità di una società di generare utili futuri rispetto al prezzo attuale del titolo”. E suggerisce una strada precisa: “Un approccio per investire nei beneficiari dell’IA consiste nell’individuare società che sono già buone aziende: società che, quando riducono i costi, non devono abbassare i prezzi dei propri prodotti o servizi, ma possono semplicemente trattenere il profitto aggiuntivo”. Da qui la conclusione: “Anche se il ritmo di adozione dell’IA rallentasse, le società in grado di tradurre la tecnologia in profitti più elevati hanno buone probabilità di emergere come vincitrici nel lungo periodo”.
I nomi citati e la diversificazione
Nel suo intervento Franz cita esempi concreti: “Meta e Alphabet, ad esempio, utilizzano entrambe l’IA per aumentare il coinvolgimento degli utenti e i ricavi pubblicitari”. Ma l’esposizione all’IA va bilanciata: “Stiamo inoltre bilanciando l’esposizione all’IA con altre tendenze considerate inarrestabili, come la crescita di lungo periodo del trasporto aereo, attraverso aziende come TransDigm, e le esigenze di una popolazione che invecchia, attraverso la sanità e proprietari immobiliari come Welltower”.
Il collo di bottiglia dei data center
Secondo l’economista di Capital Group, “è in corso un enorme ciclo di investimenti nell’IA. L’adozione da parte delle imprese è un treno inarrestabile, anche se nel tempo le aziende dovessero fare meno affidamento sui modelli di frontiera più avanzati”. I tempi, però, saranno lunghi: “Potrebbe servire uno sforzo di 20 anni per implementare l’IA nei diversi settori e casi d’uso, il che rende la crescita e il finanziamento dei data center centrali in questa storia”. Il team Night Watch di Capital Group, spiega Franz, “ha il compito di individuare con largo anticipo i rischi di coda sistemici. Oggi lo sviluppo dell’IA è vincolato dalla capacità dei data center, e questo conferisce potere di determinazione dei prezzi alle società che controllano questi colli di bottiglia”. Uno scenario che potrebbe cambiare: “Se i modelli diventassero più efficienti o un numero maggiore di attività si spostasse su soluzioni open source, questi vincoli potrebbero allentarsi e l’adozione dell’IA potrebbe ampliarsi in modo significativo”.
La rivolta locale contro i data center
Franz non trascura l’opposizione sociale: “Lo sviluppo delle infrastrutture per l’IA potrebbe essere più difficile da fermare di quanto gli investitori pensino. Interrompere oggi la costruzione di data center danneggerebbe la posizione competitiva degli Stati Uniti e renderebbe più accidentato il percorso verso la superintelligenza artificiale, ma non fermerebbe il boom”. Molti progetti, ricorda, “sono già stati autorizzati e verranno probabilmente realizzati comunque, per cui nuova capacità potrebbe entrare in funzione per anni”. La domanda resta forte perché i benefici sono tangibili: “UnitedHealthcare ha ridotto i tempi di approvazione delle prescrizioni da otto ore a una media di 30 secondi, secondo quanto riferito nella conference call sui risultati di aprile 2026. La società di intermediazione nel trasporto merci su strada C.H. Robinson ha ridotto il tempo necessario per ricevere un preventivo da 17-20 minuti a 31 secondi, secondo un post sul blog aziendale”. E poiché “la Federal Reserve stima che solo il 20% delle aziende utilizzi l’IA, l’adozione è destinata probabilmente ad aumentare, alla luce dei concreti guadagni di produttività osservati finora”. Esiste però anche uno scenario meno favorevole: “Un fallimento dell’IA di grande risonanza o una protesta sempre più accesa delle comunità locali contro i data center inneschi restrizioni in grado di rallentare in modo significativo il ritmo dello sviluppo”. I numeri citati sono significativi: “Secondo Data Center Watch, nel primo trimestre di quest’anno l’opposizione locale ha bloccato o ritardato 75 progetti di questo tipo, per un valore di circa 130 miliardi di dollari, pari al totale dell’intero 2025”.
Tassi alti e debito: serve selettività
Il costo del denaro entra prepotentemente nella partita. “Gli investitori obbligazionari stanno diventando più selettivi nel finanziare progetti legati all’IA, soprattutto da quando i rendimenti dei Treasury USA a 10 anni sono saliti oltre il 5,25%”, osserva Franz. “Un tasso privo di rischio relativamente interessante consente agli investitori di chiedere maggiori tutele nelle operazioni di debito legate all’IA”. L’economista invita a distinguere: “È importante distinguere tra le obbligazioni investment grade di alta qualità (BBB/Baa e superiori) emesse dalle grandi società tecnologiche e il debito emesso da mutuatari più speculativi. Nonostante bilanci solidi, flussi di cassa consistenti e modelli di business collaudati, una parte del debito emesso da questi emittenti con rating IG tratta a spread più ampi rispetto a molte società industriali. Ciò dipende in parte dal volume di debito emesso in un breve periodo e dall’attesa di ulteriori emissioni legate all’IA”. La strategia dichiarata è prudente: “Noi seguiamo con attenzione questa ondata di emissioni IG e i livelli a cui vengono trattate, mantenendo un approccio selettivo nell’investire nel debito sub-investment grade (BB/Ba e inferiori) emesso per finanziare lo sviluppo dell’IA. Con molte opzioni disponibili lungo l’intero spettro dei rating, e considerando che sono probabili ulteriori emissioni, noi adottiamo un approccio molto paziente nell’allocazione al settore”. E se il costo del capitale continuasse a salire, “i maggiori vincitori potrebbero essere gli impianti già in fase avanzata di completamento e quelli già operativi. La domanda di capacità di calcolo per l’IA resta forte, quindi gli impianti esistenti potrebbero applicare prezzi più alti per i propri servizi”. Non solo: “Le emissioni potrebbero rallentare a causa della congestione sul mercato del debito, costringendo le aziende a finanziare una quota maggiore degli investimenti con capitale proprio. Questo potrebbe rendere le future nuove emissioni più interessanti di quelle già sul mercato, grazie al potenziale di una leva più bassa”.
Sicurezza e allineamento: preoccuparsi senza panico
Sul fronte dei rischi estremi, Franz è netto: “Secondo noi occorre preoccuparsi, ma senza farsi prendere dal panico”. La cronaca degli ultimi mesi, ricorda, è inquietante: “Agenti di IA di OpenAI e di altri sviluppatori sono sfuggiti al controllo, con centinaia di agenti che si sono coordinati per violare i sistemi di aziende ignare. Questi episodi evidenziano un problema di allineamento: i modelli di IA sono diventati più capaci, ma restano molto indietro nella capacità di rimanere all’interno del proprio ambiente protetto (sandbox)”. La spiegazione offerta è quasi filosofica: “Questi attacchi non ci sorprendono, perché i grandi modelli linguistici riflettono il mondo su cui sono stati addestrati. E, proprio come nel mondo reale, i laboratori di IA hanno bisogno di solide protezioni e standard legali per aiutare la società ad affrontare il cambiamento in arrivo”. La sua posizione sul futuro è prudente ma non catastrofista: “Non riteniamo che l’IA porterà alla fine dell’umanità, ma occorre prepararsi a un mondo in cui gli attacchi informatici su larga scala e altri danni concreti diventeranno più frequenti”. Quanto al cosiddetto kill switch, “un meccanismo che spenga rapidamente i sistemi di IA, ha senso nel caso in cui questi modelli dovessero deviare dalla rotta. Un disegno di legge bipartisan che imporrebbe ai laboratori di IA di dotarsi di un simile meccanismo si è arenato al Congresso, anche se più di recente il governatore della California Gavin Newsom ha firmato un ordine esecutivo per studiare la questione”. Il quadro normativo si muove comunque: “La California ha recentemente approvato diverse leggi che pongono limiti all’IA in materia di sicurezza, decisioni sul lavoro e utilizzo in ambito sanitario, tra gli altri. New York ha adottato misure simili, e noi ci attendiamo ulteriori interventi legislativi negli anni a venire”.
Il messaggio finale di Franz resta quello dell’apertura: un boom da cavalcare con selettività, sapendo che “a un certo punto il settore probabilmente costruirà capacità in eccesso e alcune di queste società vedranno scendere il prezzo delle proprie azioni. Le opportunità maggiori potrebbero riguardare le aziende che usano l’IA per migliorare l’efficienza e creare nuovi prodotti e servizi. Questo potrebbe portare a una platea più ampia di vincitori”.
