I dividendi globali raggiungono un nuovo massimo storico e rafforzano le prospettive per l’intero 2026. Nel terzo trimestre dell’anno, le società di tutto il mondo hanno distribuito agli azionisti 546 miliardi di dollari, registrando una crescita sottostante del 7,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un risultato che, oltre a rappresentare un nuovo record, conferma la solidità della remunerazione del capitale in un contesto caratterizzato da dinamiche economiche e finanziarie ancora eterogenee.
A evidenziarlo è l’ultimo Dividend Watch, parte del Capital Group Global Equity Study, l’analisi realizzata da Capital Group, uno dei maggiori gestori attivi a livello mondiale. Nei primi nove mesi del 2026, la crescita sottostante dei dividendi globali si è attestata al 7%, tenendo conto delle variazioni dei tassi di cambio, delle distribuzioni straordinarie e degli altri fattori tecnici che possono influenzare il confronto tra periodi.
A confermare la diffusione del fenomeno è soprattutto il comportamento delle società. L’88% delle aziende comprese nell’indice di Capital Group ha aumentato i dividendi oppure li ha mantenuti invariati, mentre la crescita mediana delle distribuzioni ha raggiunto il 5,9%. Un dato che suggerisce come la dinamica positiva non sia riconducibile soltanto a un ristretto gruppo di grandi società caratterizzate da rendimenti particolarmente elevati, ma rifletta un miglioramento più generalizzato della capacità di remunerare gli azionisti.
La crescita nominale dei dividendi è risultata più contenuta, pari al 4,9%. A pesare sono stati principalmente gli effetti negativi delle oscillazioni valutarie e la riduzione delle distribuzioni straordinarie, inferiori di quasi 7 miliardi di dollari rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.
Utili in crescita e solidità dei bilanci sostengono le distribuzioni
Il quadro delineato da Capital Group evidenzia una crescente capacità delle imprese di trasformare il miglioramento della redditività in flussi di cassa destinati agli azionisti. Una dinamica che interessa un numero sempre maggiore di settori e aree geografiche e che, secondo Alexandra Haggard, Head of Product per Europa e Asia-Pacifico di Capital Group, offre opportunità significative per la gestione attiva.
«Con la crescita degli utili che si estende a un numero crescente di settori e aree geografiche, i gestori attivi come Capital Group possono svolgere un ruolo importante nell’individuare le società meglio posizionate per trasformare questa solidità in una crescita sostenibile dei dividendi», ha dichiarato Haggard.
L’analisi dei mercati azionari nel terzo trimestre, ha aggiunto, evidenzia pochi segnali di un significativo rallentamento nel breve periodo. Tra i principali fattori di sostegno figura l’intelligenza artificiale, il cui impatto si sta progressivamente estendendo oltre il comparto tecnologico.
Il ciclo di investimenti legato all’AI alimenta infatti la domanda lungo l’intera filiera industriale, mentre il miglioramento della redditività nei settori dei materiali, dei servizi finanziari, dell’industria e in alcune aree della sanità contribuisce ad ampliare la base delle società in grado di aumentare le distribuzioni.
Non mancano tuttavia elementi di rischio. Gli elevati costi energetici, le tensioni commerciali e le divergenze nelle politiche monetarie potrebbero influenzare l’evoluzione dei mercati e la capacità delle imprese di mantenere il ritmo delle distribuzioni. Secondo Haggard, il quadro di fondo rimane comunque solido, grazie alla robusta generazione di cassa e a bilanci generalmente ben strutturati.
Finanziari, minerarie e tecnologia trainano la crescita
L’analisi settoriale mostra come il comparto finanziario abbia rappresentato il principale motore dell’incremento dei dividendi globali nel terzo trimestre, contribuendo per circa un terzo alla crescita complessiva delle distribuzioni.
Le banche hanno aumentato i dividendi in linea con l’andamento generale del mercato, mentre le società finanziarie non bancarie hanno registrato una crescita particolarmente sostenuta, pari al 17,6%. A favorire il risultato sono stati la solidità dei mercati dei capitali, l’intensa attività di negoziazione e il contributo dei ricavi da commissioni.
Un’accelerazione significativa ha interessato anche i settori minerario e chimico, che nel complesso hanno registrato un incremento delle distribuzioni del 21,7%. Il comparto minerario, in particolare, ha contribuito per circa un sesto alla crescita globale dei dividendi, beneficiando del rafforzamento dei prezzi delle materie prime e del miglioramento della generazione di cassa.
Anche il settore tecnologico ha rappresentato una componente importante dell’espansione delle distribuzioni, contribuendo per circa un sesto all’incremento complessivo. In questo caso, il principale impulso è arrivato dalle società asiatiche, sostenute dalla domanda legata all’intelligenza artificiale e dall’evoluzione dei rispettivi modelli di business.
Più prudente, invece, l’approccio delle società petrolifere. Nonostante i livelli elevati dei prezzi energetici, i principali gruppi del settore hanno continuato a privilegiare i programmi di riacquisto di azioni proprie rispetto a un aumento rapido dei dividendi ordinari.
I buyback rappresentano infatti uno strumento più flessibile per restituire agli azionisti la liquidità in eccesso, soprattutto in un comparto nel quale la volatilità delle quotazioni del petrolio rende più difficile assumere impegni di distribuzione permanenti.
Stati Uniti ed Europa: crescita diffusa, ma con differenze tra i mercati
Sul piano geografico, il quadro dei dividendi globali si presenta eterogeneo, pur mantenendo una tendenza complessivamente positiva.
Negli Stati Uniti, la crescita sottostante delle distribuzioni si è attestata al 5,8%. Particolarmente significativo il dato relativo alla diffusione degli aumenti: il 96% delle società comprese nell’indice di Capital Group ha incrementato i dividendi oppure li ha mantenuti invariati, confermando la solidità della remunerazione degli azionisti nel principale mercato azionario mondiale.
Il Regno Unito si è distinto per una crescita sottostante del 13,2%, sostenuta dalla ripresa degli utili del settore minerario e dalle maggiori distribuzioni delle banche. Anche l’Australia ha beneficiato della ripresa del comparto minerario, mentre la Cina ha registrato un’espansione dei dividendi inferiore alla media globale.
Particolarmente dinamica l’area Asia-Pacifico, dove la crescita sottostante ha raggiunto il 13,3%. Australia e Taiwan hanno rappresentato insieme l’82% dell’incremento regionale: nel primo caso, il contributo principale è arrivato dalle società minerarie, mentre a Taiwan il settore tecnologico ha avuto un ruolo determinante.
Taiwan è stato inoltre l’unico tra i principali mercati dell’indice a registrare un nuovo record delle distribuzioni nel terzo trimestre. Negli altri Paesi della regione, Singapore ha beneficiato delle consistenti distribuzioni bancarie, mentre in Corea del Sud la crescita è stata sostenuta dai comparti bancario e industriale.
In Europa, l’incremento dei dividendi è risultato solido, sebbene il terzo trimestre rappresenti tradizionalmente un periodo meno intenso per le distribuzioni. Di conseguenza, il risultato aggregato può essere influenzato in misura significativa dai dividendi particolarmente elevati di singole società.
Italia, dividendi in crescita del 9,2% al netto degli effetti straordinari
Il mercato italiano offre un esempio significativo delle distorsioni che possono emergere nell’analisi dei dividendi trimestrali.
Nel terzo trimestre del 2026, soltanto due società comprese nell’indice italiano di Capital Group hanno distribuito dividendi. La crescita sottostante si è attestata all’1,5%, mentre la variazione nominale è risultata negativa per l’1,4%, penalizzata dall’impatto delle oscillazioni valutarie.
Considerando l’intero periodo gennaio-settembre, i dividendi italiani hanno registrato un incremento dell’1%. Il dato aggregato risente tuttavia di un significativo taglio delle distribuzioni da parte di una singola società, che ha condizionato il risultato complessivo.
Escludendo questo effetto, la crescita sottostante dei dividendi italiani raggiunge il 9,2%, delineando un quadro decisamente più favorevole rispetto a quanto suggerito dalla variazione nominale.
La distinzione tra crescita sottostante e nominale assume quindi un’importanza particolare per il mercato italiano, dove la presenza di distribuzioni straordinarie e le decisioni di singole società possono incidere sensibilmente sui risultati aggregati.
Capital Group alza le stime: dividendi globali a 2.240 miliardi nel 2026
Il risultato del terzo trimestre, superiore alle attese, ha spinto Capital Group a rivedere al rialzo le previsioni per l’intero 2026. Il gestore stima ora che i dividendi globali raggiungeranno il livello record di 2.240 miliardi di dollari.
La crescita complessiva e quella sottostante sono entrambe previste al 6,8%, rispetto alle precedenti stime formulate tre mesi fa, pari rispettivamente al 6,4% e al 6%.
La revisione riflette il miglioramento delle prospettive per il quarto trimestre, sostenute dalla resilienza degli utili e dalla solidità della generazione di cassa nei settori finanziario, minerario e tecnologico.
Il quadro che emerge dall’analisi di Capital Group è quello di una remunerazione degli azionisti che continua a crescere a livello globale, sostenuta da fondamentali aziendali relativamente robusti e da una dinamica degli utili sempre più diffusa.
Per gli investitori, la crescita dei dividendi rappresenta un elemento importante nella valutazione del rendimento complessivo dell’investimento azionario. La capacità delle società di mantenere distribuzioni sostenibili nel tempo, tuttavia, rimane legata alla qualità degli utili, alla solidità dei bilanci e alla generazione di cassa, fattori che assumono un ruolo centrale in un contesto nel quale i rischi macroeconomici e geopolitici continuano a influenzare le prospettive dei mercati.
Il nuovo record previsto per il 2026 conferma dunque il ruolo dei dividendi come componente strutturale dei rendimenti azionari globali, pur in presenza di differenze significative tra settori e aree geografiche.
