Governativi e asset rischiosi: primi segnali di un cambio di correlazione

Un possibile ritorno alla tradizionale correlazione inversa tra titoli governativi e asset di rischio. È il segnale osservato nell’ultima settimana sui mercati, dopo mesi in cui inflazione e rialzo dei rendimenti avevano spinto verso correzioni simultanee di azioni e obbligazioni. A illustrare il quadro è Leonardo Scarponi, portfolio manager di Plenisfer Investments SGR, secondo cui si tratta di un segnale importante perché suggerisce che, agli attuali livelli di rendimento, i governativi potrebbero tornare a offrire una protezione efficace qualora i rischi sulla crescita iniziassero a concretizzarsi.

Una settimana non basta

Lo stesso Scarponi invita però alla prudenza: una settimana non è certamente sufficiente per confermare un cambiamento strutturale delle correlazioni, soprattutto in un contesto in cui il petrolio rimane su livelli elevati e le tensioni geopolitiche continuano a rappresentare una fonte significativa di incertezza. Centrale resta la distinzione tra shock inflazionistico e shock sulla crescita: nel primo caso azioni e obbligazioni possono continuare a soffrire contemporaneamente; nel secondo, i rendimenti governativi hanno nuovamente spazio per scendere, soprattutto se il deterioramento dell’attività economica modifica le aspettative sulle banche centrali.

I due segnali nel credito

Nel credito emergono due segnali distinti. Da un lato, il forte allargamento degli spread di alcuni operatori delle infrastrutture AI evidenzia una crescente attenzione alla sostenibilità finanziaria di un ciclo di investimenti particolarmente intensivo in capitale, nonostante la domanda sottostante rimanga robusta. Dall’altro, aumenta la dispersione all’interno degli indici creditizi, con gli allargamenti più marcati concentrati sugli emittenti più vulnerabili, mentre il mercato nel suo complesso sta riprezzando più gradualmente i rischi sulla crescita e le pressioni legate all’elevata offerta di nuove emissioni.

Il rischio del costo del capitale

Per Scarponi non siamo ancora di fronte a un deterioramento generalizzato dei fondamentali creditizi, ma il rischio è che un aumento del costo del capitale, inizialmente concentrato sugli emittenti più fragili, possa progressivamente rallentare gli investimenti e irrigidire le condizioni finanziarie, prima ancora che il deterioramento economico emerga nei risultati delle aziende.

Un quadro più equilibrato

Il quadro rimane comunque più equilibrato di quanto la recente debolezza dei mercati possa suggerire. Negli ultimi mesi diversi investitori hanno già ridotto le proprie esposizioni al rischio, alleggerendo il posizionamento in alcuni segmenti e creando spazio per recuperi anche significativi in presenza di catalizzatori favorevoli, potenzialmente amplificati da ricoperture. Le prossime settimane saranno particolarmente importanti, con le riunioni delle principali banche centrali, la stagione delle trimestrali e le elezioni di midterm americane.

La strategia

In questo contesto, spiega il portfolio manager di Plenisfer Investments SGR, manteniamo la nostra preferenza per la duration sulle parti brevi delle curve, dove il rapporto rischio/rendimento appare più interessante, e continuiamo a privilegiare le esposizioni ad alta convinzione. La priorità resta osservare se le tensioni nel credito si trasmetteranno effettivamente agli investimenti e alla crescita, oppure se la stabilizzazione dei rendimenti e dei fondamentali consentirà al mercato di riassorbire le pressioni delle ultime settimane.