Europa in rimonta e small e mid cap nel mirino degli investitori

Mentre i mercati globali continuano a navigare in un contesto di incertezze, l’Europa inizia a mostrare segnali di un rinnovato appeal, soprattutto nelle fasce di capitalizzazione più piccole. Secondo Hywel Franklin, Head of European Equities di Mirabaud AM, il Vecchio Continente si sta preparando a riconquistare spazio nei portafogli dopo anni di sottovalutazione.

«Riteniamo che l’Europa resti una delle aree più sottovalutate e meno rappresentate nei portafogli azionari globali», afferma Franklin. «Tuttavia, a nostro avviso, stiamo iniziando a vedere i primi segnali di un rinnovato interesse. Con valutazioni ancora significativamente a sconto e una ripresa che si sta estendendo a diversi Paesi e settori, riteniamo che le prospettive per il 2026 appaiano sempre più favorevoli per l’Europa, in particolare per il segmento delle small e mid cap».

Il discount delle società europee, specialmente quelle di minori dimensioni, risulta infatti marcato. «Le small cap europee sono scambiate a 12 volte gli utili, a fronte di 14 volte per le large cap europee, 18 X per le small cap statunitensi e 20 X per le large cap USA», precisa Franklin, citando dati MSCI aggiornati a dicembre 2025. Questo divario offre, secondo l’esperto, un interessante punto di ingresso dopo un periodo difficile. «Molti di questi titoli hanno affrontato alcuni anni complessi, tra interruzioni nella catena di approvvigionamento, picchi di inflazione, difficoltà legate ai dazi e oscillazioni valutarie, ma ne sono uscite più forti».

Il 2026 potrebbe essere l’anno della svolta. «Riteniamo che nel 2026 molte di queste difficoltà inizieranno ad attenuarsi», spiega Franklin. «Le società che sono state colpite dai dazi nel 2025 beneficeranno di basi di confronto più favorevoli e potrebbero iniziare a recuperare i margini con la stabilizzazione dei flussi commerciali, mentre un dollaro più debole dovrebbe sostenere gli esportatori con sede in Europa».

La ripresa, però, non è uniforme e questo crea spazio per una selezione attiva dei titoli. «Pur non adottando una view per aree geografiche, stiamo osservando una particolare forza in alcuni Paesi periferici — in particolare in Spagna e Irlanda — e segnali di ripresa in Germania», osserva Franklin. La crescita iberica è sostenuta da politiche business-friendly, flussi migratori e bassi costi energetici, mentre l’Irlanda beneficia di solidi conti pubblici e di una forte esposizione ai cluster tech e sanitari. In Germania, si intravede una stabilizzazione dell’attività industriale.

Franklin segnala inoltre opportunità in settori specifici, come l’edilizia residenziale in Spagna e Irlanda, caratterizzata da uno squilibrio tra domanda e offerta, e in nicchie tecnologiche europee legate all’intelligenza artificiale. «Spesso ci si dimentica che è possibile ottenere esposizione all’intelligenza artificiale anche in Europa, non solo negli Stati Uniti. Alcune aziende europee si trovano più a valle nella catena del valore, ma sono guidate dagli stessi trend», sottolinea, citando ad esempio il forte ecosistema norvegese focalizzato sul trasferimento dati tra data center.

Un ulteriore catalizzatore atteso per il 2026 è l’attività di fusioni e acquisizioni. «I gap di valutazione tra aziende grandi e piccole restano ampi, rendendo molti titoli di minori dimensioni interessanti dal punto di vista dei prezzi e, in alcuni casi, obiettivi potenziali», conclude Franklin. «L’Europa sta ancora lottando per riconquistare l’attenzione degli investitori, ma riteniamo che la situazione stia iniziando a cambiare. Il miglioramento dei fondamentali, le valutazioni interessanti e l’ampia gamma di opportunità offerte dall’universo delle SMID europee creano un contesto molto interessante».