Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti hanno prodotto un esito negativo per lo schieramento repubblicano. I Democratici hanno assunto il controllo del Senato e la maggioranza anche alla Camera.
La conquista di entrambe le Camere del Congresso da parte dell’opposizione rappresenta una pesante battuta d’arresto per Donald Trump e apre una nuova fase di incertezza sulle prospettive della politica economica americana. A risentirne sono soprattutto i titoli tecnologici, con gli investitori preoccupati per un possibile irrigidimento della regolamentazione sull’intelligenza artificiale, mentre sul mercato obbligazionario prevalgono gli acquisti di titoli di Stato e il dollaro perde terreno. Tra le materie prime, invece, spicca il recupero dei metalli preziosi, con l’oro nuovamente sopra quota 4.000 dollari l’oncia.
Wall St, riflettori puntati su tecnologia e IA
La prima reazione degli investitori è stata caratterizzata da una decisa avversione al rischio. Le indicazioni sull’ampiezza della vittoria democratica hanno inizialmente provocato forti vendite sui futures azionari statunitensi.
Il timore principale riguarda le possibili conseguenze politiche e regolamentari del nuovo equilibrio parlamentare. La conquista di Senato e Camera da parte dei Democratici potrebbe infatti aumentare il controllo sulle grandi società tecnologiche e, soprattutto, sulle attività legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Il settore è particolarmente esposto perché la sua crescita si fonda anche sugli ingenti investimenti delle grandi società tecnologiche nella costruzione di data center, nell’acquisto di semiconduttori e nell’espansione delle infrastrutture informatiche. Un eventuale aumento dei vincoli autorizzativi, ambientali ed energetici potrebbe rallentare la realizzazione dei nuovi impianti e incidere sulle aspettative di crescita degli utili.
La reazione, tuttavia, si è progressivamente ridimensionata nel corso della seduta. Dopo il primo movimento di forte avversione al rischio, gli investitori hanno iniziato a valutare anche un possibile effetto positivo della paralisi legislativa. Un Congresso diviso rispetto alla Casa Bianca potrebbe infatti ridurre la probabilità di cambiamenti improvvisi nella politica economica e fiscale.
La lettura degli operatori è quindi meno negativa rispetto a quella suggerita dalle prime contrattazioni: il rischio di maggiore regolamentazione per alcuni comparti rimane concreto, ma il blocco di nuove iniziative legislative potrebbe contribuire a contenere l’incertezza per il resto del mercato azionario.
Obbligazionario, acquisti sui Treasury e rendimenti in discesa
La reazione più lineare è arrivata dal mercato obbligazionario americano, dove gli investitori hanno privilegiato i titoli di Stato, considerati un approdo più difensivo in una fase di incertezza politica.
Il rendimento del Treasury decennale è sceso fino a circa il 4,90%, con una contrazione nell’ordine di 5-6 punti base nelle prime fasi della reazione. Anche il rendimento del titolo biennale ha registrato una flessione, segnalando un movimento di acquisto che ha interessato diverse scadenze della curva americana.
Il rialzo dei prezzi dei Treasury riflette due considerazioni. Da una parte, la possibilità che il nuovo assetto parlamentare renda più difficile approvare ulteriori misure di stimolo fiscale e nuovi tagli alle imposte, contribuendo a ridimensionare le preoccupazioni sulla sostenibilità dei conti pubblici statunitensi. Dall’altra, il rischio che un rallentamento degli investimenti tecnologici e dell’attività economica possa modificare le aspettative sulla futura politica monetaria della Federal Reserve.
La prospettiva di una maggiore contrapposizione tra Congresso e amministrazione Trump potrebbe dunque limitare la capacità della Casa Bianca di portare avanti il proprio programma economico. Per il mercato obbligazionario, questo scenario si traduce in una minore pressione attesa sul fabbisogno di finanziamento pubblico e, almeno nel breve periodo, in un contesto favorevole ai prezzi dei titoli di Stato.
Rimane tuttavia da valutare l’evoluzione dell’inflazione e delle decisioni della Fed. La vittoria democratica non modifica automaticamente il quadro monetario e gli operatori continueranno a concentrarsi soprattutto sui dati macroeconomici e sulle indicazioni provenienti dalla banca centrale.
Dollaro in difficoltà, si rafforzano euro e yen
Tra le principali conseguenze della tornata elettorale c’è l’indebolimento del dollaro. La valuta americana ha perso terreno nei confronti delle principali divise internazionali.
L’euro si è rafforzato fino a circa 1,125 dollari, mentre lo yen giapponese hbeneficiato di una domanda particolarmente sostenuta, in linea con il loro ruolo di valuta difensiva.
La debolezza del biglietto verde riflette la revisione delle aspettative degli investitori sulla politica economica americana e sulle prospettive dei tassi d’interesse. Il timore di un rallentamento della crescita, insieme alla possibilità di un orientamento fiscale meno espansivo, ha contribuito a ridurre l’attrattività relativa della valuta statunitense.
Per il dollaro sarà importante capire se il movimento rappresenti soltanto una reazione di breve periodo all’esito elettorale oppure l’inizio di una fase più duratura di riposizionamento degli investitori internazionali.
Materie prime, oro e argento tornano protagonisti
Il comparto delle materie prime presenta dinamiche differenti. Il movimento più significativo riguarda i metalli preziosi, che hanno beneficiato contemporaneamente dell’indebolimento del dollaro e della maggiore domanda di strumenti di protezione dal rischio.
L’oro si è riportato sopra la soglia psicologica dei 4.000 dollari l’oncia, tornando a ridotsso di quota 4.050, e l’argento è tornato a sfiorare quota 52.
La dinamica dell’oro è riconducibile a due fattori principali: la ricerca di protezione in una fase di maggiore incertezza politica e la discesa del dollaro, che rende il metallo più conveniente per gli investitori che utilizzano altre valute.
Petrolio: il Brent è sceso in area 102 dollari al barile, con una flessione contenuta. Gli operatori continuano a confrontarsi con due forze contrapposte: da una parte, la possibilità di una riduzione dei rischi geopolitici e di un miglioramento delle prospettive dell’offerta; dall’altra, il rischio che nuovi attacchi e interruzioni delle forniture possano provocare ulteriori tensioni sui prezzi.
Possibile rotazione settoriale
Secondo Ipek Ozkardeskaya, analista senior di Swissquote, “Questi risultati intermedi potrebbero favorire un’ulteriore rotazione dal settore tecnologico verso altri segmenti del mercato. E una dinamica sarebbe inoltre sostenuta dal rallentamento nella crescita degli utili delle Magnifiche 7 e dal tasso di crescita degli utili complessivamente più elevato registrato finora, in questa stagione di bilanci, dalle restanti 493 società dell’indice S&P 500″.
Sul mercato obbligazionario “Gli investitori hanno accolto con favore la prospettiva di uno stallo politico, poiché i guadagni dei Democratici hanno ridotto le aspettative di un’ulteriore espansione fiscale“. Secondo Ozkardeskaya, “certo, siamo ben lontani dal risolvere l’attuale deficit degli Stati Uniti, ma il fatto che diventi più difficile approvare nuove spese o tagli alle tasse non coperti da adeguate risorse offre un certo sollievo: è come se qualcuno fosse entrato nella stanza a chiedere come verrà pagato il conto”.
Settore energetico e Medio Oriente
Per quanto riguarda il settore energetico, questa mattina il greggio statunitense è in leggero calo. “Nel breve periodo, gli sviluppi in Medio Oriente avranno certamente un peso maggiore rispetto alle notizie sulla politica interna americana“, afferma l’analista. “Tuttavia, come abbiamo analizzato nel dettaglio ieri, un’eventuale conquista del controllo di entrambe le Camere da parte dei Democratici porterebbe a un maggiore scrutinio sulla gestione del conflitto legato all’Iran da parte dell’amministrazione“. Una volta insediato a gennaio, il nuovo Congresso potrebbe sfruttare il proprio potere sulla spesa pubblica per opporsi a ulteriori finanziamenti militari e spingere con maggiore forza verso una soluzione diplomatica. “Se, a tutto ciò, dovessero aggiungersi negoziati credibili e la prospettiva di una navigazione più sicura attraverso lo Stretto di Hormuz, i prezzi del petrolio potrebbero registrare un calo duraturo”. Ozkardeskaya sottolinea anche che “questo sarebbe lo scenario più favorevole per l’economia mondiale”, sebbene l’esito elettorale non porrà automaticamente fine al conflitto in Medio Oriente, né altrove.
Mercato dei cambi e prospettive sul dollaro
Sul mercato dei cambi, il buon risultato dei Democratici sta pesando sul dollaro statunitense. “Il biglietto verde è in calo, così come i rendimenti dei titoli del Tesoro, poiché una situazione di stallo politico potrebbe limitare ulteriori spese e tagli alle imposte, smorzando le prospettive di crescita degli Stati Uniti”. Finora, le migliori prospettive di crescita negli USA avevano sostenuto il dollaro. “L’aumento dei rendimenti reali statunitensi, unito ad aspettative di inflazione relativamente contenute – vicine all’obiettivo del 2% fissato dalla Fed – è coerente con questo quadro: le aspettative di una crescita più solida hanno contribuito a spingere al rialzo i rendimenti Usa, rendendo più appetibili gli attivi denominati in dollari”. Il risultato delle elezioni di metà mandato riduce in parte questo sostegno, poiché una minore spinta fiscale potrebbe portare a una crescita più lenta del previsto, soprattutto se lo sviluppo dell’intelligenza artificiale rallentasse. “Ciò significherebbe una minore pressione al rialzo sui tassi di interesse e un dollaro statunitense più debole”. Gli Stati Uniti non perderanno il loro vantaggio in termini di crescita dall’oggi al domani, “ma sono i cambiamenti nelle aspettative a muovere i mercati. Gli investitori stanno rivalutando quanto questo vantaggio di crescita potrebbe ridursi e, quanto più le aspettative di crescita negli Stati Uniti si indeboliscono rispetto a quelle di altri Paesi, tanto maggiore sarà la pressione al ribasso sul dollaro”.
Gli utili
Secondo Ozkardeskaya, “le elezioni statunitensi stanno sancendo una netta vittoria democratica. Il risultato pesa sui titoli tecnologici e dell’IA, pur alimentando le speranze di un contesto più favorevole per le energie rinnovabili. I rendimenti statunitensi sono in calo in previsione di un peggioramento meno rapido della situazione fiscale. Tuttavia, una minore spinta fiscale potrebbe anche significare una crescita più lenta, con conseguente indebolimento del dollaro statunitense”.
Per quanto riguarda gli utili, Arm e Qualcomm presenteranno oggi i propri risultati dopo la chiusura dei mercati statunitensi. “Le aspettative di Wall Street divergono: per Arm si prevede una crescita dei ricavi di circa il 21%, sostenuta dalla domanda legata all’intelligenza artificiale, mentre per Qualcomm si stima un calo di circa il 10%”. L’azienda dovrebbe registrare minori vendite di chip per smartphone, in parte a causa della scelta di Apple di produrre internamente una quota crescente dei propri componenti. “Nel frattempo, le nuove linee di business — che includono chip per PC dotati di intelligenza artificiale, automobili e dispositivi connessi, oltre alle emergenti ambizioni nel settore dei data center — non hanno ancora dimensioni sufficienti a compensare tale flessione”. Di conseguenza, i risultati offriranno due prospettive differenti sul filone di investimenti legato all’intelligenza artificiale. “Per Arm, gli investitori si aspettano una continua solidità della domanda da parte dei data center. Per Qualcomm, la questione è se le opportunità al di fuori degli smartphone, tra cui i PC con intelligenza artificiale e l’inferenza nei data center, possano compensare nel tempo la debolezza del suo mercato tradizionale”. Finora, i risultati finanziari dei produttori di chip hanno evidenziato una forte domanda da parte dei data center, mentre i PC e alcuni altri mercati sono rimasti sotto pressione. “Ma anche questa solidità nel settore dell’IA ha faticato a rassicurare gli investitori, sempre più preoccupati per l’entità della spesa in IA e per i rendimenti incerti”.
Oggi, i risultati delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti alimentano ulteriormente i timori di una crescita più lenta degli investimenti, esercitando ulteriore pressione sulle valutazioni dei titoli azionari legati all’IA. “Pertanto, anche risultati positivi potrebbero non bastare a ribaltare l’attuale clima di pessimismo tra gli investitori nel settore dell’IA”.
