Come molti operatori di mercato, anche Derek Halpenny, Head of Research Global Markets EMEA & International Securities di MUFG Bank, aveva previsto un indebolimento del dollaro in seguito alla conquista da parte dei Democratici del controllo sia della Camera sia del Senato. “È proprio ciò che sta accadendo oggi”, osserva Halpenny, secondo il quale i Democratici dovrebbero ora conquistare sette seggi aggiuntivi al Senato, aggiudicandosi tutti gli Stati considerati in bilico prima del voto. “Hanno ottenuto importanti vittorie anche nelle elezioni per i governatori, strappando ai Repubblicani Texas, Georgia, Iowa e Ohio”, aggiunge l’analista. Alla Camera, i Democratici hanno già conquistato 19 seggi precedentemente repubblicani, mentre i Repubblicani non ne hanno sottratto nemmeno uno ai Democratici.
“L’ampiezza della vittoria dei Democratici, che ha superato tutte le previsioni diffuse prima del voto, non si è tradotta in movimenti altrettanto marcati sui mercati finanziari”, sottolinea Halpenny. Il Dollar Index è in calo frazionale. “La direzione dei movimenti è quella attesa, ma gli operatori di mercato sono restii a trarre conclusioni troppo nette dal risultato e mostrano una comprensibile cautela rispetto a ciò che potrebbe accadere nell’immediato”, spiega l’esperto di MUFG Bank. Si entra ora nella sessione del Congresso uscente, la cosiddetta lame duck session, che proseguirà fino alla fine dell’anno, prima che i nuovi eletti si insedino al Congresso il 3 gennaio.
Le incognite legate a Trump e al Medio Oriente
“La prima e più evidente incognita è se il presidente Trump sfrutterà questa sessione per intensificare il conflitto in Medio Oriente”, afferma Halpenny. Trump ha dichiarato che “l’elettorato comprende ciò che sto facendo in Iran”, un’affermazione che, secondo l’analista, “potrebbe preannunciare nuove azioni imminenti”. “Uno scenario del genere invertirebbe certamente il calo del dollaro e dei rendimenti dei Treasury che stiamo osservando”, avverte Halpenny. In secondo luogo, il riferimento del presidente Trump a “Mr. Veto” suggerisce chiaramente che eventuali iniziative politiche di rilievo promosse dai Democratici al Congresso si fermeranno sulla sua scrivania. “Continuiamo a ritenere che le valutazioni legate all’intelligenza artificiale possano effettivamente subire pressioni, man mano che gli investitori iniziano a intravedere ciò che potrebbe accadere dopo le prossime elezioni presidenziali: questo aggiunge un ulteriore elemento di vulnerabilità alla dinamica positiva del settore”, precisa Halpenny. Il risultato limita però anche i possibili interventi nella direzione opposta: “Possiamo scommettere che non ci sarà un’ulteriore deregolamentazione nel settore dell’IA ed essere certi che non arriveranno nuovi tagli fiscali o aumenti della spesa pubblica”, aggiunge. Infine, i fondamentali continuano a contare e, sebbene questo risultato modifichi significativamente le aspettative sulle politiche future, venerdì sarà pubblicato anche il rapporto sull’occupazione statunitense, che “avrà un peso maggiore sui movimenti a breve termine dei tassi e dei cambi”.
Le prospettive per dollaro e rendimenti
“L’entità contenuta dei movimenti è quindi comprensibile in questa fase”, sostiene Halpenny. “Se Trump non attaccherà l’Iran e interpreterà questa bocciatura delle sue politiche da parte degli elettori come un motivo per cercare un accordo, un ulteriore indebolimento del dollaro sarà molto più probabile“, prevede l’analista di MUFG Bank. “Potrebbero ora intensificarsi gli sforzi per affrontare il problema del costo della vita? È certamente plausibile”, si chiede Halpenny. “Questa vittoria dei Democratici potrebbe attenuare i rischi inflazionistici e accrescere l’incertezza sulle prospettive eccezionalmente ottimistiche per l’IA, creando le condizioni per un ulteriore calo dei rendimenti e del dollaro statunitense”, conclude.
