Elezioni di midterm Usa: le prospettive per mercati secondo Leverage Shares

Si avvicinano sempre più le elezioni di midterm negli Usa, un’ulteriore elemento di preoccupazione per i mercati finanziari, già alle presecon una svariata serie di problematiche che vanno dall’inflazione, ai tassi passando per i rendimenti dei bond. E per rispondere ad alcuni dubbi in merito degli investiti/lettori Bluerating ha intervistato Sandeep Rao, senior researcher di Leverage Shares.

Secondo gli ultimi sondaggi, Trump è destinato a perdere la maggioranza al Congresso. Quale impatto avrebbe questo risultato sulle prospettive di crescita economica degli Stati Uniti?

I sondaggi sembrano indicare che i Democratici siano destinati a conquistare la Camera dei Rappresentanti e, con probabilità crescente, forse anche il Senato. Un governo diviso introdurrebbe ulteriori elementi di incertezza in un’economia già condizionata dallo shock petrolifero legato alla guerra con l’Iran, da una Federal Reserve che ha ripreso ad aumentare i tassi e dai rendimenti dei Treasury ai massimi da diversi decenni.

L’effetto diretto sulla crescita dovrebbe essere modesto. Un Congresso diviso significherebbe soprattutto l’assenza di un secondo consistente pacchetto di misure fiscali o di spesa pubblica nel 2027, con una lieve riduzione dello stimolo fiscale. Aumenterebbe inoltre il rischio di shutdown e di scontri sull’attività di controllo parlamentare, che inciderebbero più sulla fiducia che sulla produzione economica.

Le pressioni per ridimensionare i dazi potrebbero contribuire ad attenuare l’inflazione dei beni. Tuttavia, altri fattori hanno oggi un peso maggiore: il petrolio si mantiene sopra i 100 dollari e potrebbe rimanere su questi livelli finché continueranno le crisi in Medio Oriente e il conflitto russo-ucraino, con ripercussioni sui costi dell’energia, della logistica, dei trasporti e dell’agricoltura.

Potrebbe quindi essere prudente prevedere una crescita del PIL statunitense compresa tra l’1,5% e il 2,2% fino al 2027, determinata principalmente dal petrolio, dalle decisioni della Fed e dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale.

Uno scenario con un Congresso a maggioranza democratica e un presidente repubblicano aggraverebbe il problema dei rendimenti dei Treasury statunitensi? Perché?

Il problema dei rendimenti dei titoli di Stato americani è già grave. Il 5 ottobre, il rendimento del Treasury decennale ha raggiunto il 5,35%, il livello più alto dall’aprile 2002, per poi chiudere la scorsa settimana al 5,24%. Il Congressional Budget Office prevede che il deficit per l’esercizio fiscale 2026 raggiungerà 1.993 miliardi di dollari, con un aumento del 12% rispetto all’anno precedente.

Il problema del debito statunitense è ormai praticamente irrisolvibile senza una riforma radicale, che non è all’orizzonte. Sebbene i rendimenti potrebbero inizialmente diminuire, man mano che i mercati incorporano aspettative di una minore espansione fiscale, un consolidamento dei conti pubblici appare improbabile anche in presenza di un Congresso diviso.

I negoziati sul tetto del debito saranno probabilmente accompagnati da richieste fiscali più ampie, contribuendo ad aumentare il premio a termine (term premium). Nel frattempo, l’abrogazione dei dazi e la proroga dei sussidi previsti dall’Affordable Care Act amplierebbero i deficit. Un Congresso diviso modificherebbe quindi solo marginalmente la traiettoria dei rendimenti, senza incidere significativamente sul loro livello.

Trump cercherà un accordo con i Democratici sul proprio programma politico? È probabile che adotti un approccio più moderato?

Sebbene possano esserci accordi limitati su questioni specifiche, non si assisterà a una moderazione generale della linea politica. I Democratici hanno indicato come priorità il costo della vita e la responsabilità politica, a partire dall’eliminazione dei dazi imposti da Trump, una misura che attacca direttamente uno dei pilastri del suo programma.

Con indici di gradimento bassi e uno scenario di successione in vista del 2028 estremamente incerto, Trump ha maggiori incentivi a governare attraverso provvedimenti esecutivi, ricorrendo a dazi, poteri di emergenza e interventi normativi, piuttosto che cercare compromessi.

Le richieste dei Democratici comprendono inoltre indagini approfondite su aziende, finanziatori e contratti legati a Trump. Nel 2018, dopo aver perso la Camera alle elezioni di metà mandato, Trump si disse disponibile a collaborare con i Democratici, avvertendo però che le indagini avrebbero compromesso la collaborazione bipartisan. È lecito attendersi una dinamica simile anche questa volta.

Quale impatto si prevede sullo scenario geopolitico?

L’elettorato americano mostra una netta distanza rispetto ai propri rappresentanti eletti.

In Medio Oriente, il leader democratico Chuck Schumer ha ribadito il sostegno agli aiuti a Israele, garantendo un appoggio bipartisan a livello legislativo. Tuttavia, recenti sondaggi indicano che fino al 75% degli elettori democratici si oppone a ulteriori aiuti militari a Israele, un orientamento condiviso anche da oltre la metà degli elettori repubblicani. Nel lungo periodo, questa divergenza potrebbe avere ripercussioni sul sistema bipartitico americano.

Una Camera a maggioranza democratica renderebbe più probabile un sostegno all’Ucraina, soprattutto attraverso prestiti e sanzioni. Tuttavia, il consenso verso nuovi aiuti militari rimane basso in entrambi gli schieramenti e si continuerà probabilmente a chiedere all’Europa di sostenere lo sforzo bellico. Anche su questo fronte, i sondaggi indicano che oltre la metà degli elettori sarebbe favorevole a interrompere completamente il sostegno.

Sulla Cina, invece, Congresso ed elettorato sembrano maggiormente allineati nel sostegno a una linea dura verso Pechino. Le politiche più permissive di Trump sulle esportazioni di semiconduttori verso la Cina saranno contestate, con la prospettiva di controlli più stringenti, mentre entrambi gli schieramenti potrebbero chiedere maggiori vendite di armamenti a Taiwan.

Quali mercati, settori e asset class potrebbero risentire di un governo diviso negli Stati Uniti? E quali potrebbero beneficiarne?

Con un Congresso diviso e una maggioranza democratica a livello legislativo, è probabile che aumentino i controlli sui settori dell’energia, della sanità e del private equity. In particolare, i prezzi dei farmaci e i margini delle compagnie assicurative saranno probabilmente tra i primi obiettivi.

Un ridimensionamento dei dazi favorirebbe i settori del commercio al dettaglio, come quello dei beni di consumo discrezionali, mentre il settore finanziario potrebbe beneficiare di maggiori ricavi da interessi, grazie al mantenimento dei tassi su livelli elevati più a lungo.

Ci si può inoltre attendere un indebolimento del dollaro, che manterrebbe l’oro tra gli strumenti di copertura, soprattutto mentre l’economia globale continua a cercare alternative per ridurre la dipendenza dalla valuta statunitense.

Quale approccio dovrebbero adottare gli investitori nelle prossime settimane?

Con l’S&P 500 in rialzo di oltre il 14% dall’inizio dell’anno e vicino ai massimi storici, nonostante il rendimento del Treasury decennale superiore al 5%, le valutazioni azionarie appaiono elevate.

Gran parte della crescita degli utili dell’S&P 500 prevista per il terzo trimestre del 2026, pari al 30% su base annua, è trainata dagli investimenti nell’intelligenza artificiale. In particolare, la costruzione di data center rappresenta una questione politica molto sentita nelle aree rurali degli Stati Uniti, che i vincitori delle elezioni di metà mandato probabilmente porteranno all’attenzione del Congresso.

Sarebbe quindi opportuno valutare anche una maggiore diversificazione verso i mercati azionari non statunitensi, l’oro e alcune strategie di copertura dal rischio di cambio sul dollaro.