El Niño e la guerra nel Golfo: la doppia tempesta che minaccia i mercati agricoli

Secondo Aneeka Gupta, Equity Strategist di WisdomTree, il settore agricolo si trova di fronte a una convergenza senza precedenti. Due shock di natura diversa stanno per colpire la stessa finestra produttiva, con effetti che si manifesteranno in gran parte nel 2027. Da un lato il fenomeno climatico El Niño, dall’altro il conflitto nel Golfo, che ha ormai superato il settimo mese di ostilità.

Le previsioni climatiche

Gupta sottolinea come le agenzie meteorologiche abbiano raggiunto un consenso con una sicurezza insolita. El Niño si sta rafforzando, con una probabilità superiore al 90% di un evento di intensità molto elevata nell’autunno-inverno 2026/2027. L’Organizzazione meteorologica mondiale indica una probabilità prossima al 100% che il fenomeno persista fino a febbraio 2027. Il monitoraggio australiano conferma: l’indice Niño3.4 ha raggiunto +2,51 °C, contro una soglia di +0,80 °C. La maggior parte dei modelli prevede un picco superiore a +3,0 °C. Come spiega Aneeka Gupta, l’effetto sull’agricoltura si manifesta con un ritardo di sei-dodici mesi rispetto al picco oceanico, e un evento che raggiunge il massimo verso fine anno incide direttamente sui raccolti del 2026/27.

Il conflitto nel Golfo e i fertilizzanti**

Gupta evidenzia poi che il conflitto nel Golfo si è spostato dall’energia ai fattori di produzione. L’11 settembre l’Arabia Saudita ha chiuso l’oleodotto est-ovest dopo un attacco con droni. Ma per l’agricoltura il problema riguarda i fertilizzanti. Secondo l’analista, 31 impianti di ammoniaca in Medio Oriente sono stati colpiti o chiusi, altri 49 in Asia meridionale hanno ridotto la produzione. I paesi del Golfo rappresentano circa il 43% delle esportazioni di urea e il 44% del commercio di zolfo via mare. Aneeka Gupta avverte che il riavvio richiederà tempo e capitali ben oltre la fine delle ostilità, suggerendo un limite di capacità che si protrarrà per diverse stagioni.

Cereali e mais sotto pressione

Per quanto riguarda i cereali, Gupta osserva che il grano ha registrato un rialzo del 42% da inizio anno nonostante un rapporto WASDE ribassista. La ragione risiede negli attacchi alle infrastrutture portuali del Mar Nero, che hanno interrotto quasi un quarto delle esportazioni globali. L’analista ritiene che per il grano i motivi strutturali potrebbero dipendere dalla persistenza del premio al rischio. Sul mais, Gupta sottolinea una vera e propria contrazione dell’offerta: la produzione statunitense è stata ridotta di 5,4 milioni di tonnellate. Il fattore determinante nel lungo periodo è rappresentato dai vincoli sui fattori di produzione, con i prezzi dei fertilizzanti che rimarranno superiori ai livelli pre-conflitto fino al 2028.

Zucchero, cacao e caffè

Gupta definisce lo zucchero l’eccezione e l’espressione più evidente del doppio shock. La produzione nel centro-sud del Brasile è scesa del 7,9%, e i prezzi elevati dell’energia spingono gli zuccherifici a privilegiare l’etanolo. L’India ha autorizzato l’importazione esente da dazi di un milione di tonnellate. Per il cacao, Gupta parla del quadro più controverso: le scorte certificate ICE sono risalite ai massimi degli ultimi due anni, mentre le macinazioni europee sono diminuite del 4,6%. L’analista spiega che lo scenario rialzista si basa sul fatto che il meteo possa esaurire tali scorte, ma non si tratta della stessa dinamica del 2023. La varietà Robusta rappresenta, secondo Gupta, l’opportunità di investimento più interessante: i prezzi sono prossimi ai minimi mentre Indonesia e Vietnam affrontano siccità in fase di fioritura, creando una divergenza tra prezzi attuali e rischi meteorologici.

In sintesi

Gupta conclude che due shock di natura diversa convergono sulla stessa finestra produttiva. Il conflitto nel Golfo aumenta il costo e limita la disponibilità dei fattori di produzione con effetti pluriennali, mentre El Niño aumenta la probabilità che le rese risultino inferiori allo standard, con effetti che si manifesteranno in gran parte nel 2027. L’analista avverte tuttavia che l’intensità di El Niño potrebbe discostarsi dalle previsioni e un allentamento delle tensioni geopolitiche potrebbe ridurre la pressione sui mercati.