Dall’euforia dell’AI al “capitalismo di Stato”: la nuova bussola per gli investitori

Il periodo che va da ottobre a dicembre si avvicina, portando con sé una statistica consolidata che gli investitori conoscono bene: si tratta tradizionalmente del trimestre più favorevole per le borse. Tuttavia, quest’anno, il quadro si delinea in uno scenario inedito, sospeso tra l’eredità di un passato di rialzi e le nuove, potenti correnti che scuotono l’economia globale.

A tracciare la rotta per l’ultimo quarto dell’anno è Christian W. Röhl, capo economista di Scalable Capital, che identifica quattro driver principali destinati a influenzare i mercati.

Il fantasma del “capitalismo oligopolistico di Stato” Usa

Il primo fattore è un cambiamento epocale nella politica economica americana. “Il governo americano sta intervenendo massicciamente nell’economia, non solo attraverso dazi, ma anche tramite accordi commerciali, partecipazioni azionarie e attacchi costanti all’indipendenza della Federal Reserve”, spiega Röhl. Finora, Wall Street ha letto queste ingerenze come un segnale di forza, accogliendo con indifferenza anche le pressioni sulla Fed. Un eventuale taglio dei tassi, caldeggiato da Trump, potrebbe infatti fornire “ulteriore carburante ai rialzi di breve periodo”.

Tregua sui Treasury

Sul fronte obbligazionario, regna una calma apparente. “Ma la situazione potrebbe cambiare rapidamente se gli investitori dovessero convincersi che la Fed stia trascurando la stabilità valutaria”, avverte l’economista. In quel caso, si assisterebbe a un’impennata dei rendimenti dei titoli a lunga scadenza, con ripercussioni negative anche per le azioni.

L’oro brilla: un segnale di sfiducia

Mentre i mercati tradizionali navigano in acque insidiose, un asset classico segnala una crescente diffidenza. “Il rally del metallo prezioso riflette una crescente diffidenza nei confronti del governo statunitense e dell’indebitamento fuori controllo”, commenta Röhl. Le banche centrali straniere sono in prima linea in questa corsa all’oro, accumulando riserve per controbilanciare il dollaro, tanto che il prezzo ha già superato la soglia dei 4.000 dollari lo scorso ottobre.

Il motore AI: euforia circolare e mercati stretti

A trainare l’ottimismo, nonostante i primi allarmi su una possibile “euforia irrazionale”, rimane il settore dell’intelligenza artificiale. “Prevale l’idea che investire ‘troppo poco’ nell’intelligenza artificiale sia più rischioso che farlo ‘troppo’”, osserva Röhl. Startup come OpenAI raccolgono capitali a valutazioni record, mentre i colossi dei chip come Nvidia e Broadcom vengono celebrati in Borsa. Grandi tech come Microsoft, Alphabet, Meta e Oracle alimentano con i loro cospicui flussi di cassa una sorta di “economia circolare interna al settore tecnologico”. Tuttutto ciò, avverte l’economista, crea un rally “ristretto”: “Al di fuori dei temi caldi come la difesa, il resto del mercato azionario rimane in ritardo”.

Europa: lo slancio si esaurisce, la burocrazia frena la rinascita

Il Vecchio Continente, dopo un promettente primo trimestre, rischia di perdere il treno della ripresa. I piani di investimento pubblico, secondo Röhl, “non sono ancora accompagnati dalle necessarie misure di semplificazione burocratica e deregolamentazione; il mercato dei capitali europeo resta troppo piccolo e frammentato”. Gli investitori istituzionali sono pronti a scommettere sull’Europa, attratti da valutazioni contenute e da un solido tessuto industriale. Ma, conclude il capo economista, “manca ancora l’impulso decisivo verso la deregolamentazione, che potrebbe compensare il declino delle industrie tradizionali”.

In conclusione, il trimestre storicamente più verde dell’anno si apre all’insegna di un dualismo: da un lato la spinta tecnologica e la statistica favorevole, dall’altro le incognite geopolitiche, il cambiamento del modello economico americano e le fragilità strutturali europee. La stagione dei rialzi è ancora nel vivo, ma le sue fondamenta appaiono più complesse e selettive che mai.