Un processo di convergenza dei tassi d’interesse a livello globale è in atto e segnerà il prossimo futuro della politica monetaria. È questa la prospettiva delineata da Chris Iggo, Chief Investment Officer di AXA IM Core, secondo cui “la differenza media tra i tassi delle principali banche centrali ha raggiunto il picco nel 2023 – e da allora si sta riducendo”.
Uno scenario monetario in evoluzione
Questa tendenza è destinata a proseguire, con la Fed a nuovi tagli – “la prossima mossa potrebbe arrivare prima di Natale” – e la BoE che “risponderà al calo dell’inflazione e a un contesto fiscale più rigido nel 2026”. Già oggi, osserva Iggo, “nell’Eurozona, nel Regno Unito e in Canada, il tasso reale di politica monetaria è vicino allo zero (sebbene l’inflazione resti al di sopra dell’obiettivo)”. Le previsioni per il 2026 suggeriscono che “le banche centrali saranno a proprio agio con i livelli dei tassi attualmente incorporati nei prezzi di mercato”. Il risultato? “Globalmente, la politica monetaria dovrebbe risultare molto più accomodante all’inizio del 2026 rispetto a quanto non sia stata dalla fine del 2022”.
Opportunità nel reddito fisso e costi di copertura in calo
In questo contesto, “tassi globali più bassi e stabili rafforzano l’idea che i rendimenti dei mercati obbligazionari proverranno principalmente dal reddito”. Le curve dei tassi offriranno opportunità, sebbene ciò implichi “accettare una maggiore esposizione alla duration”. I mercati, per ora, non sembrano anticipare un netto peggioramento dei rischi inflazionistici e fiscali, il che fa presupporre “un outlook dei mercati dei tassi [che] prevede rendimenti inferiori e minore volatilità”.
La convergenza dei tassi ha un’altra importante implicazione: la riduzione dei costi di copertura valutaria. “Coprire il rischio di cambio sul dollaro Usa è stato costoso per gli investitori basati in Giappone, Svizzera ed Eurozona negli ultimi due anni. Con i tagli ai tassi da parte della Fed, questi costi di copertura si ridurranno”, spiega Iggo. Questo renderà “i rendimenti obbligazionari Usa coperti in euro, yen o franco svizzero torneranno ad apparire più interessanti”.
L’analisi sul credito corporate
Il scenario di tassi stabili e più bassi “dovrebbe sostenere i rendimenti del credito”, sebbene gli spread siano generalmente considerati compressi. Iggo offre due chiavi di lettura. La prima è che “i titoli di Stato sono diventati più economici rispetto ai tassi swap”. Pertanto, “se si considera il rendimento delle obbligazioni corporate rispetto ai tassi swap, lo spread non è così stretto come sembra rispetto ai titoli governativi”.
La seconda osservazione riguarda la qualità creditizia: “la compressione degli spread consente agli investitori di non dover rinunciare a una quota eccessiva di rendimento per migliorare la qualità creditizia del portafoglio”. La differenza di rendimento tra i rating AA e BBB in Europa è di soli 38 punti base, “il livello più basso registrato dalla prima pubblicazione degli indici da parte di Bank of America/ICE nel 2016″. Ciò significa che “chi teme le valutazioni o la potenziale volatilità oggi può assicurarsi rendimenti discreti migliorando al contempo la qualità creditizia media del portafoglio”.
Rischi e motivi di ottimismo
Iggo avverte che eventuali fasi di volatilità saranno più probabili sul fronte del credito che non dei tassi, ma rassicura sulla salute dei corporate bond: “i mercati pubblici si sono mostrati estremamente resilienti. Ciò è coerente con lo scenario macroeconomico e la robustezza della crescita nominale”, come dimostra “una crescita dei ricavi superiore all’8%” per l’universo S&P 500.
Sullo sfondo, tuttavia, permangono rischi macroeconomici e politici. “Attualmente gli Stati Uniti sono in fase di shutdown federale” e “le elezioni di midterm rappresenteranno un banco di prova ancora più impegnativo”. L’evoluzione dei sondaggi e la risposta del presidente “potrebbero avere implicazioni significative per la fiducia dei mercati”.
Non mancano, però, i motivi di ottimismo. “La crescita Usasi è mostrata resiliente e l’Europa sta migliorando”. Soprattutto, “il boom di investimenti in Intelligenza Artificiale non accenna a rallentare”, con un potenziale straordinario “per generare miglioramenti materiali e sociali enormi”.
In chiusura, Iggo delinea una strategia: “C’è un scenario rialzista e, per ora, qualsiasi fattore ‘superficiale’ relativo all’outlook economico, come i risultati elettorali o i tweet polemici, che porta ad un ampliamento degli spread creditizi, potrebbe essere visto come un’opportunità di acquisto”.
