In un contesto di domanda in forte crescita, spinta dall’espansione dell’intelligenza artificiale e dalla continua elettrificazione globale, la produzione mondiale di rame potrebbe registrare una contrazione quest’anno. Al 30 settembre 2026, il prezzo del metallo rosso era salito di oltre il 36% nei dodici mesi precedenti, mantenendo una notevole tenuta nonostante le pressioni esercitate dall’aumento dei rendimenti obbligazionari, dai dati contrastanti sull’attività manifatturiera e dai prezzi dell’energia rimasti elevati a causa del conflitto in Iran, fattori che hanno pesato più in generale sui titoli del settore minerario. Secondo Aberdeen Investments, i fondamentali del rame rimangono saldamente favorevoli.
Le scorte e i dazi: il paradosso del mercato
Iain Pyle, Co-Manager dell’abrdn Future Minerals Fund di Aberdeen Investments, evidenzia come il rame rappresenti l’esempio più lampante di un mercato in cui la domanda strutturale non riesce a essere soddisfatta dall’offerta. A causa dei possibili dazi statunitensi, gran parte del rame mondiale si trova ora immagazzinata negli Stati Uniti, e non è chiaro se tali scorte saranno disponibili per il resto del mercato. Allo stesso tempo, le scorte cinesi sono ai minimi e i relativi premi stanno salendo. Con l’offerta mineraria globale che continua a deludere, è probabile che quest’anno la produzione di rame cali. Iter autorizzativi, mancanza di manodopera qualificata e aumento dei costi ostacolano lo sviluppo di nuovi progetti. Per incentivare gli investimenti serviranno prezzi del rame stabilmente più elevati. Resta il rischio di una correzione in occasione degli annunci sui dazi, ma i fondamentali restano chiaramente rialzisti e cresce il potenziale per un’impennata dei prezzi.
L’offerta fatica a tenere il passo della domanda
L’Agenzia Internazionale per l’Energia stima che entro il 2035 l’offerta di rame potrebbe risultare inferiore di circa il 30% rispetto al fabbisogno previsto. La produzione mineraria dovrebbe stabilizzarsi entro la fine del decennio, man mano che i giacimenti storici andranno ad esaurirsi. A questa pressione si aggiungono le criticità di breve termine.
A settembre è proseguito il calo produttivo in Cile: gli effetti del fenomeno El Niño hanno rallentato l’attività estrattiva nel Paese, dove l’operatore statale Codelco ha dovuto fare i conti con siti minerari ormai obsoleti.
In Cina, il rallentamento dell’edilizia ha prosciugato l’offerta di rame da rottamazione proveniente dai vecchi edifici, determinando una contrazione del mercato più marcata di quanto indichino i soli dati sulla domanda.
Guardando al futuro, il piano quinquennale cinese 2026-2030 prevede investimenti sulla rete elettrica superiori del 40% rispetto al quinquennio precedente. L’elettrificazione resta il principale motore della domanda, mentre l’intelligenza artificiale si afferma come secondo driver. Entro il 2030, i soli data center potrebbero rappresentare il 2% della domanda globale di rame e il 3% di quella di terre rare.
Litio: un forte rialzo ora in fase di rallentamento
Se il rame è un chiaro esempio di mercato in contrazione, il litio mostra poi come il sentiment possa muoversi nella direzione opposta. Il litio è stato uno dei future mineral più volatili dell’ultimo anno. Il suo prezzo è aumentato di oltre l’80% negli ultimi dodici mesi, ma è sceso del 17% negli ultimi sei, con un calo del 14% registrato nel solo mese di settembre. Il rialzo deriva dalla rapida crescita della domanda di sistemi di accumulo a batteria negli ultimi dodici mesi, combinata con alcuni vincoli di offerta.
Aberdeen Investments prevede che questi fattori positivi di breve si attenuino, mentre la crescita dei veicoli elettrici appare destinata a rallentare. Su un sentiment già cauto pesano anche i timori di un calo della domanda cinese il prossimo anno. Aberdeen Investments ha sempre ritenuto che l’offerta attuale sia sufficiente a soddisfare la domanda di litio e, pur mantenendo un approccio cauto nel breve termine, vede prospettive più solide nel lungo periodo. Le recenti linee guida del governo cinese prevedono ancora un’espansione significativa della capacità delle batterie e l’AIE stima che la domanda di litio crescerà di cinque volte entro il 2040, nell’ambito delle attuali politiche.
Le materie prime critiche diventano risorse strategiche
Anche la geopolitica sta ridefinendo il mercato. La Cina guida la raffinazione di 19 dei 20 minerali strategici monitorati dall’AIE, con una quota di mercato media di circa il 70%. Nel 2024, secondo l’AIE, il Paese ha rappresentato circa il 60% dell’estrazione e il 91% della raffinazione delle terre rare da magneti. Nel 2025 la Cina ha inasprito le restrizioni sull’export di terre rare, tungsteno e altri minerali strategici. Da allora, le aziende nei settori auto e difesa e i governi hanno accelerato la ricerca di fonti alternative. Le normative globali sui minerali critici sono passate da 131 nel 2015 a oltre 630 nel 2025. L’uranio resta centrale: nonostante la debolezza dei titoli del settore, Aberdeen Investments nota un disallineamento tra i prezzi delle azioni e quelli fissati nei contratti.
La strategia degli investitori: guardare alle azioni, non alle materie prime
Tiago Rodrigues, Investment Director di Aberdeen Investments, conclude sottolineando che la strategia si concentra sulle azioni anziché sulle materie prime fisiche. I rendimenti possono derivare dall’aumento dei prezzi dei metalli, ma anche dalla crescita della produzione, dal controllo dei costi, dall’esecuzione dei progetti, dai dividendi e dalle operazioni di M&A. Qualità degli asset, giurisdizione, solidità di bilancio e capacità d’esecuzione determineranno quali società sapranno trasformare un mercato favorevole in valore duraturo per gli azionisti.
A suo avviso, le valutazioni di varie aree del settore non riflettono ancora il valore strategico degli asset di qualità. Non si tratta di un’operazione tattica: da qui al 2050 il mondo avrà bisogno di volumi decisamente superiori di rame, litio, uranio, terre rare e tungsteno. La vera domanda per gli investitori di lungo termine è se i loro portafogli siano già posizionati per questa transizione. E molti non lo sono.
