Cinque motivi per cui l’euro potrebbe vacillare nel 2026

Il cambio euro-dollaro sembra aver trovato una nuova casa, stabilizzandosi in un intervallo tra 1,15 e 1,20 che molti operatori di mercato considerano ormai il “nuovo equilibrio”. Questa narrazione consensuale, tuttavia, nasconde rischi e dinamiche sottostanti che potrebbero riservare sorprese: secondo un’analisi di iBanFirst Italia, diversi fattori potrebbero infatti portare a un rinnovato rafforzamento del biglietto verde già nel corso del prossimo anno.

 

“Quando il consenso diventa così uniforme, è bene essere prudenti”, avverte Michele Sansone, country manager di iBanFirst Italia, delineando cinque motivi per cui il cambio EUR/USD potrebbe tornare a scivolare verso l’area 1,12-1,13.

  1. L’errore ricorrente dei mercati valutari

Il primo punto evidenzia una tendenza pericolosa: i mercati Forex tendono a sottovalutare l’impatto dei flussi di capitale e del momentum. “Oggi il mercato dei cambi sta ripetendo lo stesso errore commesso all’inizio del 2025”, spiega Sansone. “All’epoca, il consenso prevedeva un modesto calo del Dollar Index. In realtà il dollaro ha registrato la flessione più marcata dal 1973”. La lezione, secondo l’esperto, è che i movimenti di capitale hanno un peso immediato spesso superiore a fondamentali macroeconomici, saldi commerciali o differenziali di tasso.

  1. L’inversione di un trend speculativo

La forte debolezza del dollaro dei primi mesi dell’anno è stata alimentata anche da massicce vendite sull’azionario USA, in particolare da parte di hedge fund che hanno poi rotato capitali verso l’Europa. Questo movimento, trainato dallo stimolo fiscale tedesco e da eccessivi ottimismi geopolitici, sta però esaurendosi. “Questa rotazione è ora in fase di inversione”, sottolinea Sansone.

  1. Il ritorno di attrattiva di Wall Street

La differenza nelle prospettive di crescita tra le due sponde dell’Atlantico gioca un ruolo cruciale. “Mentre le prospettive di crescita dell’Europa restano più deboli, i capitali stanno progressivamente lasciando i mercati europei per tornare sull’azionario USA”, osserva il country manager. Dopo le correzioni, grandi tech come Meta sono tornate a valutazioni interessanti, richiamando flussi che potrebbero sostenere il dollaro.

  1. I tagli dei tassi Fed: un paradosso per l’euro?

Anche l’avvio del ciclo di allentamento monetario della Fed potrebbe, controintuitivamente, favorire il biglietto verde. “Il ciclo di riduzione dei tassi è destinato a ridurre l’attrattività dei rendimenti dei fondi monetari”, spiega Sansone. “Di conseguenza, una parte delle centinaia di miliardi attualmente ferme in questi fondi potrebbe essere reinvestita nei mercati azionari, soprattutto negli Stati Uniti”. Questo spostamento di capitale costituirebbe un vento a favore per il dollaro.

  1. Le cattive notizie sono già nel prezzo

Infine, il punto forse più cruciale: il mercato potrebbe aver già scontato tutti gli elementi negativi per il dollaro. “La possibile sostituzione di Jerome Powell, le tensioni nel private credit e un rallentamento del lavoro: tutti questi elementi sono già ben noti”, afferma Sansone. “Anche la sopravvalutazione strutturale del dollaro, stimata tra il 10% e il 15%, è ampiamente riconosciuta. Tuttavia, una valuta può rimanere costosa per periodi molto prolungati finché la domanda per gli asset denominati in quella valuta resta elevata”.

La storia insegna

Alla luce di questi fattori, l’attuale consenso di stabilità dell’euro va quindi preso con estrema cautela. “La storia recente insegna che, nei mercati valutari, il consenso spesso si rivela sbagliato”, conclude Michele Sansone. La raccomandazione per le imprese è di considerare seriamente uno scenario alternativo, che prevede un ritorno del cambio verso l’area 1,12–1,13 nel medio periodo, con implicazioni concrete per le strategie di copertura dal rischio cambio.