Peggiorano sensibilmente le aspettative sull’economia nei prossimi mesi, mentre tornano ad aumentare i timori inflazionistici, alimentati dal recente rialzo dei prezzi energetici. È quanto emerge dall’ultima rilevazione del CFA Society Italy Financial Business Survey, realizzata tra il 19 ed il 30 settembre 2026 presso gli analisti associati a CFA Society Italy.
L’indagine fotografa un contesto in cui la valutazione della situazione economica attuale rimane sostanzialmente stabile, ma il peggioramento delle prospettive future e il ritorno delle pressioni sui prezzi stanno modificando in modo significativo le aspettative degli operatori finanziari.
La percezione del quadro economico corrente continua, infatti, ad essere dominata dalla stabilità. Il 70,8% degli intervistati giudica stabile la situazione dell’economia italiana, mentre il 20,8% la considera negativa e l’8,3% positiva. Il saldo tra valutazioni positive e negative risale leggermente a -12,5 punti, confermando un quadro attuale che, pur debole, non evidenzia ancora segnali di deterioramento marcato.
Dove emerge invece un deciso cambio di tono è nelle aspettative a sei mesi. Il CFA Society Italy Sentiment Index scende a -47,8 punti, il livello più basso degli ultimi mesi, registrando un peggioramento di oltre 25 punti rispetto alla precedente rilevazione. Più della metà degli intervistati (52,2%) prevede un peggioramento delle condizioni economiche italiane nei prossimi sei mesi, mentre soltanto il 4,3% si attende un miglioramento.
Anche per l’Eurozona il sentiment si deteriora significativamente, con un saldo pari a -41,7 punti, mentre per gli Stati Uniti l’indicatore si attesta a -34,8 punti. Il dato suggerisce che le preoccupazioni degli operatori riguardano l’intero quadro economico internazionale e non soltanto l’economia italiana.
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalla survey riguarda il ritorno delle pressioni inflazionistiche attese. Dopo l’accelerazione registrata nelle ultime settimane sui mercati energetici europei, gli analisti hanno rivisto sensibilmente al rialzo le loro aspettative sull’inflazione. Per Italia ed Eurozona il saldo tra chi prevede un aumento e chi una diminuzione dei prezzi sale a 39,1 punti, più che raddoppiando rispetto alla rilevazione precedente.
L’incremento appare coerente con il recente rialzo delle quotazioni del gas naturale, che ha riportato al centro dell’attenzione i rischi energetici per l’economia europea. Gli operatori sembrano infatti ritenere che l’aumento dei costi dell’energia possa trasmettersi nuovamente ai prezzi al consumo nei prossimi mesi. Negli Stati Uniti la percezione di pressioni sui prezzi resta ancora più intensa. Il saldo delle aspettative inflazionistiche raggiunge infatti 52,2 punti, confermando uno scenario nel quale il tema dell’inflazione continua a rappresentare uno dei principali fattori di attenzione per i mercati.
Il ritorno delle attese di inflazione si riflette direttamente sulle previsioni relative ai tassi di interesse. Per i tassi a breve termine gli intervistati si attendono aumenti pressoché generalizzati: il saldo raggiunge 79,2 punti in Italia, 83,3 punti nell’Eurozona e 87,5 punti negli Stati Uniti. Valori che indicano un netto rafforzamento delle aspettative di politiche monetarie ancora restrittive.
Anche per i rendimenti a lungo termine prevale l’orientamento al rialzo, con saldi pari a 29,2 punti in Italia, 25 punti nell’Eurozona e 37,5 punti negli Stati Uniti. Sebbene inferiori rispetto ai livelli rilevati sui tassi a breve, tali valori indicano che gli investitori continuano a incorporare uno scenario caratterizzato da prezzi più elevati e da condizioni finanziarie relativamente tese.

Il peggioramento del quadro macroeconomico si riflette inevitabilmente sulle aspettative per i mercati azionari. Tutti i principali indici considerati dall’indagine mostrano saldi negativi. Il FTSE MIB scende a -13,6 punti, il FTSE STAR a -28,6 punti, l’Euro Stoxx 50 a -18,2 punti e l’S&P 500 a -31,8 punti, segnalando una crescente cautela degli operatori verso gli asset più esposti al rallentamento della crescita.
Nell’analisi settoriale emergono tuttavia differenze significative. Le aspettative migliori riguardano il comparto petrolifero, che registra il saldo più elevato (50 punti), beneficiando del contesto energetico attuale. Seguono il settore bancario (36,8 punti), favorito dalle attese di tassi più elevati, e le utilities (31,6 punti). Restano invece fortemente penalizzati i comparti più ciclici, in particolare l’automobilistico (-73,7 punti), le costruzioni (-68,4 punti) e la meccanica (-50 punti).
Sul mercato valutario permane l’aspettativa di un indebolimento del dollaro nei confronti dell’euro, sebbene in misura meno accentuata rispetto al mese precedente. Il saldo si attesta a -17,4 punti, mentre si rafforza ulteriormente la fiducia nello yen giapponese, il cui saldo sale a 36,4 punti.
Infine, sul fronte delle materie prime, gli analisti mostrano una visione più prudente sul petrolio. Il 36,4% degli intervistati prevede una riduzione delle quotazioni nei prossimi sei mesi, contro il 22,7% che si attende un aumento. Il saldo torna così negativo (rispetto ad attese di rialzi previste il mese scorso), scendendo a -13,6 punti, suggerendo che il mercato, nonostante le recenti tensioni energetiche, sconti anche un rallentamento della domanda globale nel medio termine.
