L’aumento dei tassi di interesse è stato al centro dell’attenzione degli investitori nell’ultimo mese, e a ragione. I rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi a lungo termine hanno infatti toccato i massimi pluridecennali. “Dal 1990, ci sono stati solo sei mesi, incluso questo settembre, in cui sia il rendimento del Tesoro statunitense a 2 anni che quello a 10 anni sono aumentati di almeno 50 punti base“, fa notare Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim.
Cosa suggerisce la storia
Secondo l’analisi di Tognoli, dopo i cinque episodi precedenti l’indice S&P 500 ha generato un rendimento positivo quattro volte nei sei mesi successivi e tre volte nei tre mesi successivi. “I rendimenti a 12 mesi hanno seguito un andamento simile, con rendimenti positivi in tutti i casi tranne il 2002”, sottolinea l’esperto.
Il contesto economico come elemento distintivo
Il contesto economico sembra dunque essere un elemento di distinzione importante. “Marzo 2002 è stato l’unico episodio precedente in cui l’indice S&P 500 ha registrato un calo nei sei e dodici mesi successivi“, ricorda Tognoli. All’epoca, i posti di lavoro non agricoli erano diminuiti in media di 173.500 unità al mese nei sei mesi precedenti e il Nasdaq Composite era inferiore di oltre il 60% rispetto al suo picco del marzo 2000. Sebbene la recessione statunitense del 2001 si fosse ufficialmente conclusa nel novembre dello stesso anno, la ripresa rimaneva fragile, con l’occupazione e la produzione industriale ancora ben al di sotto dei livelli pre-recessione.
Lo scenario attuale
Al contrario, fino a settembre, i posti di lavoro non agricoli negli Stati Uniti sono aumentati in media di 65.700 unità al mese negli ultimi sei mesi, mentre i solidi utili aziendali e la resilienza dell’attività economica globale hanno sostenuto i mercati azionari quest’anno. “Anche il recente aumento dei rendimenti riflette in parte questa resilienza economica, a nostro avviso”, osserva Tognoli. “Sebbene il campione sia limitato e non esista un analogo perfetto per il contesto odierno, l’attuale scenario economico favorevole appare più paragonabile agli episodi precedenti al 2002”. Tassi di interesse più elevati potrebbero periodicamente mettere alla prova la resilienza dei mercati azionari, ma una sana attività economica e la crescita degli utili aziendali dovrebbero rimanere importanti fonti di sostegno fino alla fine dell’anno.
Cosa significa per gli investitori
“Continuiamo a ritenere che il contesto economico e di mercato sia favorevole ai mercati azionari, sostenuto da un’attività economica resiliente e da una forte crescita degli utili aziendali”, afferma Tognoli. Sovrappesare quindi le azioni rispetto alle obbligazioni, ovviamente in linea con gli obiettivi finanziari e la propensione al rischio di ciascun investitore.
Le preferenze di investimento
Nell’ambito dei mercati azionari, Cfo Sim tende a privilegiare le azioni statunitensi a grande capitalizzazione in grado di offrire importanti caratteristiche qualitative e un’esposizione al tema dell’intelligenza artificiale. A livello internazionale, preferite le azioni dei mercati emergenti rispetto a quelle dei mercati sviluppati, in quanto i mercati emergenti potrebbero trarre vantaggio dall’adozione globale dell’IA.
La metafora del calcio
“Come nel calcio, il successo raramente dipende da un singolo giocatore o da un singolo aspetto del gioco e le sorprese sono la norma”, commenta Tognoli. È probabile che i mercati riservino a loro volta delle svolte inaspettate, ma un portafoglio diversificato con esposizione a diverse classi di attivi e aree geografiche può aiutare gli investitori a mantenere sulla giusta strada gli obiettivi a lungo termine. “Con la crescita economica globale che si dimostra resiliente e gli utili aziendali in aumento, riteniamo quindi che le azioni rimangano ben posizionate in questa fase finale dell’anno”, conclude l’esperto di Cfo Sim.
