Binance sotto attacco: il più grande furto di criptovalute di sempre e l’allarme cybersecurity

Binance, il più grande exchange di criptovalute al mondo, è stato hackerato. Secondo quanto dichiarato dalla società, potrebbero essere coinvolti oltre 6 miliardi di dollari di asset in custodia, in quello che si profila come il più grande furto di criptovalute di sempre. Circa la metà degli asset è stata congelata, il che suggerisce che al momento non sia accessibile agli investitori. La situazione relativa alla parte restante non è ancora chiara e la società ha già dichiarato di voler coprire tutte le perdite. I mercati degli asset digitali hanno reagito negativamente alla notizia, con i prezzi dei principali token, tra cui BNB di Binance, in calo tra il 7% e il 12 per cento.

Non è la blockchain, è il modello di custodia

“È importante sottolineare che l’incidente non sembra essere legato alla sicurezza della blockchain in sé. Non si tratta di un problema delle criptovalute, ma di un problema aziendale”, osserva Carsten Menke, Head of Next Generation Research di Julius Baer.

Dal punto di vista del settore crypto, l’episodio evidenzia ancora una volta l’importanza della custodia. “Gli asset detenuti su exchange centralizzati come Binance sono affidati alla custodia di terze parti, esponendo gli investitori a rischi operativi e di sicurezza esterni alla blockchain”, spiega Menke, secondo il quale “la custodia autonoma attraverso wallet privati, idealmente protetti mediante cold storage con chiavi private conservate offline, rimane uno dei modi più efficaci per ridurre i rischi legati alla custodia”.

L’attenzione si sposta sulla cybersecurity

In questo caso, l’incidente sarebbe stato causato dalla compromissione di un computer aziendale e deve quindi essere analizzato anche da una prospettiva di cybersecurity. “Alla luce del crescente numero di episodi di grande risonanza registrati nelle ultime settimane, l’attacco deve essere analizzato anche da una prospettiva di cybersecurity”, afferma Menke.

L’episodio si inserisce infatti in un numero crescente di eventi di grande risonanza registrati nelle ultime settimane. “Sebbene al momento non vi siano prove del coinvolgimento dell’intelligenza artificiale (IA) in questo attacco, il contesto generale della cybersecurity sta diventando sempre più complesso, poiché l’IA riduce i costi e i tempi necessari per realizzare attacchi sofisticati”, sottolinea l’esperto di Julius Baer. Secondo le stime del settore, oggi un attacco informatico malevolo su quattro è abilitato dall’IA, con un aumento superiore al 50% rispetto allo scorso anno.

Le tre ragioni per cui la cybersecurity è sempre più strategica

“La cybersecurity sta diventando più importante che mai”, sostiene Menke, che individua tre fattori chiave. “In primo luogo, l’IA riduce il tempo che intercorre tra l’individuazione e lo sfruttamento di una vulnerabilità, portandolo potenzialmente a pochi minuti, favorendo così l’applicazione automatizzata delle patch, la gestione delle vulnerabilità e il rilevamento delle minacce in tempo reale. In secondo luogo, la diffusione di agenti IA autonomi con accesso a sistemi e dati sensibili crea una nuova superficie di attacco, che richiede protezioni specifiche e adeguate misure di sicurezza. In terzo luogo, con l’integrazione dell’IA in un numero crescente di attività aziendali, il costo di una violazione della sicurezza aumenta, rendendo la sicurezza informatica una priorità strategica anziché una spesa discrezionale”.

Visione ancora costruttiva sul settore

Nonostante la gravità dell’episodio, la view di Julius Baer sul comparto resta positiva. “Pur riconoscendo le valutazioni elevate, i recenti eventi rafforzano la nostra visione costruttiva sul tema della cybersecurity”, conclude Menke. “Confermiamo la nostra visione costruttiva sul tema della cybersecurity”.