Le elezioni di medio termine statunitensi si avvicinano in un contesto caratterizzato da una crescente incertezza politica ed economica. A due anni dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump, gli elettori saranno chiamati a esprimere un giudizio sulle politiche adottate dalla Casa Bianca, mentre gli investitori guardano con attenzione alle possibili conseguenze di un cambiamento degli equilibri parlamentari.
Secondo Mabrouk Chetouane, Head of Global Market Strategy, e Romain Aumond, Quantitative Strategist, entrambi di Natixis IM, l’appuntamento elettorale rappresenta un passaggio fondamentale per comprendere l’evoluzione della seconda metà del mandato presidenziale. Le conseguenze non si limiteranno alla politica interna, ma potrebbero riflettersi anche sulle prospettive di crescita, sulla politica fiscale e sull’andamento dei tassi di interesse.
Nel loro scenario di riferimento, gli analisti individuano quattro possibili sviluppi, riconducibili a due esiti principali: una vittoria particolarmente ampia dei Democratici oppure una tenuta dei Repubblicani al Senato, con conseguente Congresso diviso.
Le tre “I” del primo biennio di Trump
Per Chetouane e Aumond, la prima parte del secondo mandato di Donald Trump può essere sintetizzata attraverso tre parole: incoerenza, inflazione e instabilità.
«Le misure e le decisioni introdotte per combattere l’inflazione sono state incoerenti», osservano gli esperti di Natixis IM, sottolineando come il ritorno delle pressioni sui prezzi abbia contribuito a un aumento significativo del costo della vita e a una maggiore volatilità del ciclo economico.
Il quadro macroeconomico, inoltre, si sarebbe rivelato meno favorevole rispetto a quello registrato durante la precedente amministrazione democratica. «Il livello di attività economica osservato durante questa prima parte del mandato di Donald Trump è, in media, inferiore di 0,6 punti percentuali rispetto a quello registrato durante l’amministrazione Biden», evidenziano Chetouane e Aumond.
A pesare è stata anche l’elevata imprevedibilità delle decisioni presidenziali. Le frequenti inversioni di rotta dell’amministrazione hanno contribuito a ridurre la visibilità degli investitori, rendendo più complessa la valutazione delle prospettive economiche e finanziarie.
È proprio questa combinazione di fattori che, secondo Natixis IM, potrebbe presentare un conto politico al presidente. Le elezioni di novembre potrebbero infatti mettere in discussione il controllo repubblicano del Congresso, finora elemento centrale per l’attuazione dell’agenda della Casa Bianca.
La sconfitta repubblicana alla Camera appare scontata
Le elezioni di medio termine hanno storicamente rappresentato un momento di discontinuità politica per le amministrazioni presidenziali statunitensi. In questa occasione, tuttavia, la particolarità è rappresentata dall’elevato consenso degli operatori di mercato sulla possibilità di una sconfitta dei Repubblicani.
«La probabilità, come indicato dai mercati, che i Democratici riconquistino il controllo del Parlamento è compresa tra il 70% e il 90%», rilevano Chetouane e Aumond.
La perdita della Camera dei Rappresentanti da parte del Partito Repubblicano viene considerata ormai uno scenario ampiamente scontato. L’incertezza riguarda soprattutto il Senato, dove la composizione della maggioranza potrebbe determinare conseguenze molto differenti per la seconda metà del mandato presidenziale.
«Due scenari fungono da ipotesi di lavoro: o una vittoria schiacciante dei Democratici travolgerà il Congresso, oppure i Repubblicani riusciranno a mantenere il Senato con una maggioranza risicata», spiegano gli analisti.
In entrambi i casi, il risultato elettorale potrebbe incidere sulla capacità dell’amministrazione di portare avanti le proprie politiche. Tuttavia, le conseguenze economiche immediate dovrebbero essere limitate.
«Nel breve termine, l’impatto macroeconomico delle elezioni sarà probabilmente praticamente nullo», osservano gli esperti di Natixis IM, secondo i quali l’economia statunitense dovrebbe continuare a beneficiare della propria resilienza e della ripresa del comparto manifatturiero.
Le difficoltà potrebbero invece emergere nel corso del 2027, quando il Congresso sarà chiamato ad affrontare questioni particolarmente delicate, come il tetto del debito pubblico e l’approvazione delle leggi di bilancio.
Scenario 1: un’ondata blu travolge il Congresso
Il primo scenario delineato da Natixis IM è quello di una vittoria schiacciante dei Democratici, in grado di conquistare il controllo di entrambe le Camere del Congresso.
Un simile risultato ridurrebbe drasticamente il margine di manovra di Donald Trump, che si troverebbe a dover affrontare un Parlamento dominato dall’opposizione.
«Senza la maggioranza in nessuna delle due Camere, il suo ruolo sarebbe confinato alle questioni commerciali e di politica estera», spiegano Chetouane e Aumond.
Il presidente conserverebbe comunque la possibilità di ricorrere al veto per bloccare le iniziative legislative incompatibili con la propria agenda. Un utilizzo particolarmente esteso di questo strumento, tuttavia, potrebbe alimentare ulteriormente le tensioni istituzionali e rivelarsi controproducente per il Partito Repubblicano in vista delle elezioni presidenziali del 2029.
Sul fronte economico, la conquista del Congresso consentirebbe ai Democratici di intervenire sull’orientamento delle future leggi finanziarie, cercando di ridimensionare i tagli fiscali e di aumentare la spesa sociale.
Gli analisti sottolineano tuttavia che non sarebbe possibile modificare retroattivamente le misure fiscali già approvate. Di conseguenza, l’eventuale cambio di indirizzo non determinerebbe necessariamente un significativo ridimensionamento dello stimolo fiscale.
«Dal punto di vista degli indicatori di bilancio, questo scenario non comporterebbe né un peggioramento del già consistente disavanzo di bilancio né una riduzione significativa dello stimolo fiscale», evidenziano gli esperti.
Un altro terreno di confronto potrebbe essere rappresentato dagli investimenti nei data center e dal loro impatto sul consumo di risorse, in particolare energetiche.
Democratici e Repubblicani mostrano infatti divergenze sulla gestione di queste infrastrutture, che stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nello sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Natixis IM ritiene tuttavia che la competizione tecnologica con la Cina rappresenti una questione di interesse nazionale, destinata a sostenere la diffusione dei data center negli Stati Uniti indipendentemente dagli equilibri politici.
Scenario 2: i Repubblicani perdono la Camera ma conservano il Senato
Il secondo scenario, considerato dagli analisti di Natixis IM come un’alternativa concreta a una vittoria democratica su entrambi i fronti, prevede che i Repubblicani riescano a mantenere il controllo del Senato, pur perdendo la Camera dei Rappresentanti.
Il risultato sarebbe un Congresso diviso, nel quale le divergenze tra i due partiti potrebbero rendere particolarmente complessa l’approvazione delle principali iniziative legislative.
«Se i Repubblicani dovessero mantenere il controllo del Senato, determinando un Congresso diviso, riteniamo che la portata e la frequenza delle situazioni di stallo istituzionale potrebbero essere più significative rispetto a quelle osservate durante la prima metà dell’attuale legislatura», osservano Chetouane e Aumond.
La crescente polarizzazione politica potrebbe tradursi in un aumento degli episodi di shutdown, ossia le interruzioni delle attività governative dovute all’impossibilità di raggiungere un accordo sul finanziamento della pubblica amministrazione.
Secondo Natixis IM, situazioni analoghe a quella osservata nel quarto trimestre del 2025 potrebbero diventare più frequenti, con conseguenze dirette sull’attività economica.
Gli analisti richiamano proprio l’esperienza della fine del 2025, quando la contrazione della spesa pubblica ha rappresentato un freno significativo per la crescita statunitense.
«Alla fine del 2025, i consumi pubblici erano diminuiti del 5,7% su base annualizzata, sottraendo un punto percentuale alla crescita statunitense», ricordano gli esperti.
La ripresa dei servizi pubblici nel trimestre successivo non sarebbe stata sufficiente a compensare interamente la perdita registrata.
Un Congresso diviso potrebbe quindi determinare un progressivo indebolimento del contributo della spesa pubblica alla crescita, oltre a una maggiore volatilità del ciclo macroeconomico.
Scenario 3: lo stallo istituzionale mette sotto pressione i tassi di interesse
Le conseguenze di un Congresso diviso non si limiterebbero all’economia reale. Anche i mercati finanziari potrebbero risentire di una maggiore incertezza sulla capacità delle istituzioni statunitensi di raggiungere accordi in materia di bilancio.
Per Chetouane e Aumond, uno degli effetti più rilevanti potrebbe riguardare il mercato obbligazionario.
«Questo contesto determinerebbe una maggiore volatilità dei tassi di interesse a lungo termine alla luce degli imminenti scontri politici tra i due partiti», spiegano gli analisti di Natixis IM.
Il rischio sarebbe legato soprattutto alle difficoltà di approvazione delle misure fiscali e di finanziamento della spesa pubblica. L’incertezza sulle prospettive del deficit e sulla gestione del debito potrebbe infatti rendere più instabile il quadro di riferimento per gli investitori obbligazionari.
In questo scenario, anche le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve potrebbero subire un cambiamento.
Secondo gli esperti, il mercato sta attualmente scontando tre aumenti dei tassi di riferimento nell’arco dei successivi dodici mesi. Tuttavia, un peggioramento delle prospettive economiche legato alle tensioni istituzionali potrebbe indurre la Fed a rivedere il proprio orientamento.
«Questo contesto potrebbe anche mettere in pausa qualsiasi potenziale ciclo di aumenti dei tassi di riferimento della Fed anticipato dal mercato», sottolineano Chetouane e Aumond.
L’eventuale blocco dell’attività legislativa, dunque, potrebbe avere conseguenze non soltanto sulle prospettive di crescita, ma anche sulle aspettative relative all’evoluzione dei tassi di interesse.
Scenario 4: una transizione politica senza shock immediati per l’economia
L’ultimo scenario preso in considerazione dagli analisti riguarda una transizione politica che, pur modificando gli equilibri parlamentari, non determini un impatto immediato particolarmente significativo sull’economia statunitense.
La resilienza dell’attività economica e la ripresa del settore manifatturiero dovrebbero infatti contribuire a limitare gli effetti di breve periodo dell’appuntamento elettorale.
«È improbabile che l’esito delle elezioni di medio termine rallenti l’economia statunitense», osservano Chetouane e Aumond.
La questione centrale, secondo Natixis IM, sarà quindi rappresentata dalla capacità del sistema politico di gestire le divergenze tra i due partiti nei mesi successivi al voto.
Le elezioni potrebbero non provocare un’immediata discontinuità economica, ma contribuire a delineare un quadro più complesso per il 2027, soprattutto in relazione alle decisioni di bilancio e alla gestione del debito pubblico.
Mercati, il nodo sarà la visibilità sulle politiche economiche
Il messaggio di Natixis IM è che le elezioni di medio termine dovranno essere valutate non soltanto in termini di vittoria o sconfitta dei singoli partiti, ma soprattutto in relazione all’entità del risultato e alle conseguenze sugli equilibri istituzionali.
Una vittoria democratica particolarmente ampia potrebbe limitare la capacità di Donald Trump di proseguire con la propria agenda, mentre un Congresso diviso rischierebbe di alimentare una fase di maggiore instabilità legislativa e fiscale.
Per gli investitori, il principale elemento da monitorare sarà quindi l’evoluzione della visibilità sulle politiche economiche statunitensi.
Le tre “I” individuate da Chetouane e Aumond — incoerenza, inflazione e instabilità — potrebbero infatti continuare a caratterizzare il quadro macroeconomico anche nella seconda metà del mandato presidenziale.
In questo contesto, il risultato elettorale potrebbe rappresentare un passaggio determinante per comprendere non soltanto il futuro dell’agenda di Donald Trump, ma anche l’evoluzione delle prospettive di crescita, del deficit pubblico e dei tassi di interesse negli Stati Uniti.
