Il dollaro statunitense ha continuato a essere scambiato su livelli moderatamente più deboli nella notte, proseguendo la correzione al ribasso iniziata alla fine della settimana scorsa. Questo movimento ha riportato il cambio EUR/USD verso quota 1,1200. Secondo Lee Hardman, Senior Currency Analyst di MUFG Bank, l’indebolimento del dollaro è stato accompagnato dal calo del prezzo del petrolio, con il Brent tornato sotto i 110 dollari al barile.
Il fattore Iran e il rischio energetico
Nel fine settimana, Axios ha riferito che il presidente Trump ha avuto un colloquio telefonico franco con il primo ministro israeliano Netanyahu sullo stato dei negoziati degli Stati Uniti con l’Iran e sulla rapidità con cui riprendere le ostilità. Secondo le fonti, Netanyahu sta facendo pressione su Trump affinché colpisca l’Iran subito dopo le elezioni di midterm in programma domani. Per il momento, tuttavia, il presidente Trump vuole lasciare che i negoziati facciano il loro corso. Come sottolinea Lee Hardman, nel fine settimana Trump ha dichiarato ai giornalisti che i negoziati con l’Iran stanno andando bene, precisando di non avere molta fretta. Allo stesso tempo, domenica i mediatori qatarioti hanno incontrato funzionari iraniani per il terzo giorno consecutivo, nel tentativo di raggiungere un accordo per riavviare i negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran. Il crescente rischio di uno shock dei prezzi energetici più intenso e prolungato ha contribuito al rafforzamento del dollaro negli ultimi mesi.
**Le elezioni di midterm e le aspettative del mercato**
All’inizio di questa settimana, l’attenzione dei mercati sarà rivolta anche all’esito delle elezioni statunitensi di midterm. Le ultime probabilità indicate da Polymarket evidenziano forti aspettative che i repubblicani perdano il controllo del Congresso e che i democratici possano persino conquistare sia la Camera sia il Senato. La probabilità che i democratici ottengano il controllo della Camera ha continuato ad aumentare, raggiungendo un nuovo massimo del 95%, mentre quella di conquistare il Senato è salita a un nuovo massimo del 72%. Saranno in palio tutti i 435 seggi della Camera e soltanto 35 dei 100 seggi del Senato. Per quanto riguarda la Camera, l’ultimo Cook Political Report indica 183 seggi come sicuri per i democratici e altri 22 come probabilmente democratici o orientati a loro favore, mentre 161 seggi sono considerati sicuri per i repubblicani e altri 27 come probabilmente repubblicani. Vi sono inoltre 18 seggi considerati incerti, 14 dei quali attualmente detenuti dai repubblicani. Al Senato, per i democratici conquistare il controllo è più difficile, ma non impossibile: i repubblicani dispongono attualmente di un vantaggio di 53 seggi a 47 e ai democratici servirebbe un guadagno netto di quattro seggi, dato che il voto del vicepresidente JD Vance sarebbe decisivo in caso di parità.
Le implicazioni per il dollaro
Come evidenzia Hardman, la perdita del controllo della Camera e del Senato renderebbe di fatto il presidente Trump un’anatra zoppa, ma potrebbe comunque ricorrere agli ordini esecutivi per intervenire in ambiti quali commercio, immigrazione, intelligenza artificiale e tecnologia, nonché politica estera. Secondo l’analista di MUFG Bank, una pesante sconfitta dei repubblicani potrebbe frenare la forza del dollaro, ma non ci aspettiamo che, da sola, rappresenti una svolta decisiva. Limiterebbe lo spazio per ulteriori stimoli fiscali e potrebbe accrescere l’attenzione dei mercati sulla possibilità di politiche meno favorevoli ai mercati dopo l’attuale presidenza.
La Fed e la correzione dei titoli tecnologici
Il dollaro ha perso slancio rialzista alla fine della scorsa settimana, dopo che l’aggiornamento di politica monetaria della Fed è risultato meno restrittivo del previsto e i titoli azionari statunitensi legati all’intelligenza artificiale sono tornati sotto pressione per le vendite.
I rischi da monitorare
Come conclude Hardman, gli operatori di mercato seguiranno con attenzione l’eventuale prosecuzione delle vendite sui titoli statunitensi legati all’intelligenza artificiale nel corso della settimana. Una correzione più profonda comporta rischi al ribasso per il dollaro.
