Le performance azionarie continuano a toccare livelli record, con particolare slancio delle large cap americane. È proprio su questi titoli che oggi si concentra l’attenzione degli analisti, poiché rappresentano l’unico dato disponibile per tentare di comprendere l’andamento del ciclo congiunturale degli Stati Uniti.
Secondo Alessandro Tentori, Chief Investment Officer Europe di AXA IM, “a causa dello shutdown del governo, il più lungo della storia del Paese, abbiamo una carenza di dati che va a impattare soprattutto quelli passati, che non si possono più recuperare”.
Quadro macro in miglioramento
Gli ultimi dati Usa delineano un quadro economico in ulteriore miglioramento. Le previsioni di crescita, che si attestano intorno al 2%, riflettono una leggera decelerazione rispetto agli anni scorsi, ma senza segnali di recessione. “Un’economia con un potenziale di crescita del 2,5% e che viaggia intorno al 2% indica un rallentamento rispetto agli ultimi due anni, ma non un anno negativo né vicino alla recessione, come poteva apparire a fine marzo”, commenta Tentori.
Anche l’inflazione resta sotto controllo, mantenendosi più vicina al 3% che al 2% per il 2026, mentre nell’Eurozona e in Cina si osserva un netto miglioramento ciclico, favorito da politiche fiscali e monetarie mirate.
Mercato del lavoro e altri indicatori
Il mercato del lavoro americano continua a fornire segnali positivi: le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione mostrano solo lievi variazioni stagionali rispetto al 2024. Altri dati settoriali, come il sentiment nel manifatturiero e nei servizi, indicano un quadro misto ma stabile. “Gli indicatori non suggeriscono un’economia in contrazione né un quadro di recessione”, osserva Tentori.
Attese per la Fed
L’attenzione è ora rivolta alla Federal Reserve, che potrebbe modificare la propria impostazione a dicembre. La banca centrale dovrebbe fornire previsioni aggiornate, anche se la mancanza di dati potrebbe limitarne l’accuratezza. “Lo stato di salute delle aziende americane è un dato chiave nelle valutazioni della Fed e potrebbe influire sulla politica monetaria. Per ora, resta sul tavolo l’aspettativa di un ulteriore taglio a dicembre”, spiega Tentori.
Le trimestrali
I dati trimestrali rappresentano un indicatore fondamentale. Per il terzo trimestre, la crescita degli utili delle aziende americane ha superato le attese, avvicinandosi al 13%, con una quota di sorprese positive che sfiora l’83%. “La corporate America è in miglioramento, nonostante gli effetti della politica commerciale statunitense”, sottolinea Tentori. Le banche, in particolare, hanno registrato una stagione eccellente, trainando anche la performance europea, dove il quadro per le aziende resta più debole.
Valutazioni elevate, ma non da bolla
Sul fronte delle valutazioni, le differenze regionali emergono chiaramente: la Cina mostra segnali di ripresa, l’Eurozona e i mercati emergenti presentano andamenti più moderati, mentre le large cap Usa continuano a segnare livelli elevati. Tuttavia, come evidenzia Tentori, “il mercato può apparire caro da diversi punti di vista, ma non mostra quei segnali tipici di una bolla azionaria che alcuni vorrebbero leggere nell’attuale livello delle valutazioni”.
In conclusione, nonostante le valutazioni elevate, il quadro macroeconomico e i dati aziendali continuano a sostenere la fiducia degli investitori, confermando la forza della corporate America e la resilienza dell’economia statunitense.
