È il giorno della Banca centrale europea. Oggi il Consiglio direttivo della BCE decide sui tassi di interesse, ma i mercati non si aspettano alcuna mossa. L’attenzione degli investitori è quindi tutta rivolta alla conferenza stampa della presidente Christine Lagarde, dalla quale potrebbero emergere indicazioni chiave sull’orientamento futuro della politica monetaria e sullo stato dell’economia dell’area euro.
Uno dei passaggi centrali della riunione sarà la pubblicazione delle nuove proiezioni macroeconomiche. “Nonostante alcune dichiarazioni recenti di Isabel Schnabel – afferma Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim – abbiano suggerito un aumento dei rischi su crescita e inflazione rispetto allo scorso settembre, il quadro numerico ufficiale potrebbe non riflettere pienamente questa lettura. La traiettoria di crescita di lungo periodo, fissata allo 0,3% trimestrale nel 2026 e nel 2027, appare destinata a restare invariata”.
Sul fronte dei prezzi, è possibile un lieve ritocco al rialzo dell’inflazione per il 2026 rispetto all’1,7% stimato in precedenza, mentre per il 2027 potrebbe prevalere una revisione al ribasso, anche a causa del rinvio dell’ETS2, il nuovo sistema europeo che ha l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO₂ nei settori degli edifici, del trasporto su strada e di alcune attività delle piccole e medie imprese. “In ogni caso, con proiezioni inferiori al 2%, “resta complicato parlare di rischi inflazionistici concreti”.
Guardando al 2026, lo scenario di base resta quello di tassi fermi nel breve periodo. Le posizioni più restrittive espresse da Schnabel non sembrano rappresentare la maggioranza del Consiglio direttivo. “Con un’inflazione prevista sotto il 2% per i prossimi tre anni, eventuali interventi futuri appaiono più compatibili con tagli, non con rialzi, almeno fino alla tarda primavera del prossimo anno”, sottolinea l’analista. Più avanti nel tempo, tra il 2027 e il 2028, la possibilità di una politica monetaria più espansiva potrebbe ridursi, soprattutto in presenza di stimoli fiscali dal lato dell’offerta capaci di riaccendere le pressioni sui prezzi. “Ma parlarne ora è forse un po’ prematuro”.
Intanto i mercati azionari statunitensi hanno ritrovato slancio nelle ultime settimane grazie al taglio dei tassi deciso dalla Fed il 10 dicembre. L’S&P 500 ha recuperato interamente la correzione di novembre, segnando nuovi massimi storici e tornando sopra la media mobile a 50 giorni. Migliora anche l’ampiezza di mercato, con una quota crescente di titoli sopra la media mobile a 200 giorni e una rotazione settoriale che ha favorito l’indice equi ponderato rispetto a quello tradizionale.
Il ritorno a condizioni più calme è confermato dal calo della volatilità, sia implicita sia realizzata. L’indice Vix è tornato in area 16, mentre la volatilità realizzata a breve termine dell’S&P 500 è scesa su livelli particolarmente contenuti.
Le dinamiche stagionali restano poi favorevoli. Storicamente dicembre è uno dei mesi migliori per le azioni e il cosiddetto Santa Claus rally tende ad amplificare il momentum tra fine anno e inizio gennaio. Un segnale considerato rilevante, anche perché dal 1950 non si sono mai registrati tre Santa Claus rally consecutivi negativi.
Lo sguardo si allunga però già al 2026, che secondo Tognoli potrebbe essere un anno più irregolare e volatile rispetto al 2025, anche per effetto delle elezioni di medio termine negli Stati Uniti. “Dal 1970, nei 12 mesi precedenti le midterm l’S&P 500 ha mostrato rendimenti modesti e drawdown significativi. Tuttavia, lo scenario successivo alle elezioni è stato storicamente molto positivo”.
In questo contesto, molti analisti restano complessivamente costruttivi e suggeriscono di sfruttare eventuali correzioni. L’impostazione tecnica di medio periodo resta rialzista, pur con la raccomandazione di mantenere una buona diversificazione, considerando che un’ampiezza di mercato ancora limitata potrebbe amplificare la volatilità nei mesi a venire.
