L’S&P 500 ha registrato quattro anni consecutivi di rialzi a doppia cifra, un evento che dal 1928 si è verificato solo in tre occasioni. Secondo Christine Norton, Investment Strategy & Research Specialist, e Dane Smith, Head of Northern American Investment Strategy & Research, entrambi di State Street IM, questo slancio è storicamente insolito e i precedenti suggeriscono spesso un aumento del rischio di ribasso. In due dei tre episodi passati, il mercato ha registrato rendimenti negativi nei 12 mesi successivi e flessioni dal massimo al minimo del 12% e del 27% nei tre anni seguenti. L’eccezione è stata il periodo 1995-1998, quando il mercato ha guadagnato un ulteriore 20% nell’anno successivo, prima di subire una flessione del 31%. “Sebbene la storia non preannunci un ribasso imminente, suggerisce agli investitori di mantenere alta l’attenzione sul rischio di perdite dopo periodi di performance eccezionali”, osservano Norton e Smith.
La FOMO e l’importanza di riesaminare il portafoglio
Nelle fasi di forte rialzo dei mercati, molti investitori sperimentano la FOMO, ossia la paura di perdere un’opportunità. In parole semplici, spiegano gli esperti, gli investitori possono diventare più preoccupati di lasciarsi sfuggire i guadagni futuri che di proteggersi dal rischio di ribasso. Tuttavia, le fasi di forza dei mercati offrono spesso l’occasione migliore per riesaminare la resilienza del portafoglio e valutare se le allocazioni esistenti siano in grado di resistere a futuri periodi di tensione.
Quali asset hanno resistito nei mesi peggiori dell’S&P 500
Per valutare la protezione dai ribassi, Norton e Smith hanno esaminato il decile inferiore dei rendimenti totali mensili dell’S&P 500, pari a 47 osservazioni. Nel corso di questi episodi, l’S&P 500 ha perso in media il 7,33% al mese. Il reddito fisso si è dimostrato generalmente resiliente: il debito dei mercati emergenti, le obbligazioni high yield e i prestiti a leva hanno tutti registrato, in media, rendimenti sensibilmente migliori rispetto all’S&P 500. Ancora più significativo è il fatto che il credito investment grade statunitense e i Treasury abbiano generato rendimenti medi positivi. Nell’azionario, le strategie quality e a minima volatilità hanno contribuito a contenere le perdite, mentre anche le materie prime si sono dimostrate relativamente resilienti. L’oro ha registrato la migliore performance media nei mesi di ribasso più marcato del mercato. Tra le classi di attivo con le performance peggiori figuravano invece le small cap statunitensi, il Nasdaq e diversi mercati azionari regionali.
Il beta non è statico: come cambiano le correlazioni
“La sensibilità al mercato azionario, o beta, non è statica”, sottolineano Norton e Smith. Confrontando i beta delle classi di attivo rispetto all’S&P 500 negli ultimi 20 anni con quelli degli ultimi tre anni, emerge che il beta dei Treasury è stato leggermente negativo nell’arco dei 20 anni, ma positivo negli ultimi tre, coerentemente con un contesto in cui gli shock inflazionistici e dei tassi d’interesse hanno periodicamente esercitato pressioni sia sulle azioni sia sulle obbligazioni. Nel frattempo, infrastrutture, prestiti a leva e obbligazioni high yield sono diventati meno sensibili ai movimenti del mercato azionario. Le materie prime hanno registrato alcuni dei cambiamenti più significativi: le materie prime nel loro complesso e il petrolio sono passati da beta di lungo periodo fortemente positivi a beta negativi nel periodo più recente, poiché le interruzioni dell’offerta, l’inflazione e gli eventi geopolitici hanno assunto un ruolo più rilevante nel determinare i rendimenti. L’oro ha mantenuto un beta prossimo allo zero in entrambi i periodi.
Diversificazione non statica: da quale ribasso proteggersi
“Più in generale, questi risultati mostrano che i benefici della diversificazione non sono statici. Gli attivi che offrono una copertura contro un certo tipo di shock di mercato possono fornire scarsa protezione contro un altro”, affermano Norton e Smith. Anziché chiedersi quali strumenti proteggano da un ribasso azionario, gli investitori dovrebbero domandarsi da quale tipo di ribasso intendano proteggersi. I mesi peggiori dell’S&P 500 sono stati determinati da diversi fattori, tra cui timori per la crescita, lo scoppio di bolle speculative, shock inflazionistici, shock legati alle decisioni di politica economica ed eventi geopolitici. Oggi appaiono particolarmente rilevanti due rischi: un rallentamento della crescita qualora l’espansione trainata dall’intelligenza artificiale iniziasse a perdere slancio e una ripresa delle pressioni sull’inflazione e sui tassi d’interesse.
Treasury e oro: protezioni diverse a seconda dello shock
Nel decile inferiore dei rendimenti mensili del mercato, l’S&P 500 ha perso in media il 7,59% durante le fasi di timore per la crescita e il 7,22% in presenza di shock inflazionistici e dei tassi. I Treasury statunitensi a lunga scadenza si sono dimostrati lo strumento di diversificazione più efficace nei ribassi legati alla crescita, generando un rendimento medio del 2,66% e registrando risultati positivi nel 71% dei periodi. Anche l’oro si è dimostrato resiliente, offrendo rendimenti positivi nel 75% degli episodi di timore per la crescita. Al contrario, gli attivi più sensibili al ciclo economico, come le azioni dei mercati emergenti, hanno perso in media circa il 10%. Gli shock inflazionistici e dei tassi si sono rivelati molto più difficili da affrontare, poiché nessuna classe di attivo ha generato un rendimento medio positivo. Tuttavia, oro, petrolio e prestiti a leva hanno registrato le perdite medie più contenute. Nel frattempo, i segmenti azionari orientati alla crescita, tra cui il NASDAQ 100 e il Russell 2000, hanno subito alcune delle flessioni più marcate, perdendo in media circa il 9%.
Costruire portafogli resilienti con più fonti di protezione
Con i mercati azionari che continuano a salire e la prospettiva di un quarto anno consecutivo di rendimenti a doppia cifra, “è opportuno riflettere sulla protezione dai ribassi proprio quando sembra meno necessaria”, concludono Norton e Smith. La loro analisi suggerisce che non esiste una copertura universale contro i ribassi dei mercati azionari. L’esposizione alla duration ha storicamente offerto una forte protezione nelle fasi di timore per la crescita, ma si è dimostrata molto meno efficace nei ribassi causati dall’inflazione e dai tassi. L’oro, invece, è stato lo strumento di diversificazione più costante in entrambi i contesti. “La lezione principale è che l’efficacia di qualsiasi copertura dipende dall’origine delle tensioni di mercato. Ciò rafforza l’importanza di costruire portafogli resilienti basati su più fonti di protezione, anziché affidarsi a una sola classe di attivo”, concludono gli esperti di State Street IM.
