Mercato Forex: l’outlook di J. Safra Sarasin per il prossimo anno

Il 2025 si è rivelato un anno di forte instabilità per i mercati valutari. La volatilità implicita nelle opzioni Forex è aumentata sensibilmente, con i tassi di cambio delle principali valute del G10 che hanno superato gli intervalli osservati lo scorso anno. Un contesto che, secondo Claudio Wewel, Forex strategist di J. Safra Sarasin, ha radici soprattutto nella politica economica statunitense: “Il mercato aveva iniziato l’anno aspettandosi un rafforzamento del dollaro, sulla base dei dazi annunciati dal presidente Trump. Invece, la valuta statunitense ha subito un indebolimento marcato”.

A pesare sono stati tre fattori: il timore di un impatto negativo dei dazi sull’economia USA, l’emergere di proposte politiche giudicate non ortodosse – tra cui la possibilità di tassare i Treasury in mano straniera e l’idea di far acquistare agli alleati statunitensi obbligazioni secolari – e infine gli attacchi dell’amministrazione Trump all’indipendenza della Fed. Il risultato è stato un deprezzamento generalizzato del dollaro contro tutte le valute del G10, concentrato soprattutto nella prima metà del 2025.

Il dollaro nel 2026: pochi elementi per un rimbalzo

Secondo Wewel, nonostante la spinta fornita dagli investimenti nell’intelligenza artificiale, il dollaro difficilmente riuscirà a invertire il trend negativo: “Riteniamo improbabile che il calo del dollaro possa invertire la rotta. Prevediamo un ulteriore indebolimento nel 2026”. A pesare sarà la prospettiva di nuovi tagli dei tassi da parte della Fed e il riemergere delle incertezze sull’indipendenza della banca centrale con la scadenza, nel maggio 2026, del mandato del presidente Jerome Powell.

Inoltre, secondo l’analista, l’aumento della volatilità previsto in vista delle elezioni di mid-term non dovrebbe tradursi in un apprezzamento della valuta americana: “Un forte rimbalzo richiederebbe una ripresa significativa della dinamica macroeconomica statunitense, che non rappresenta il nostro scenario di base”.

Euro: slancio temporaneamente smorzato, ma prospettive in miglioramento

Nella seconda metà del 2025 l’euro ha perso il vigore mostrato nei primi mesi dell’anno, complice il rallentamento ciclico e l’incertezza politica in Francia. Wewel resta però costruttivo: “Ci aspettiamo un miglioramento del sostegno all’euro con l’erogazione del pacchetto fiscale tedesco nel 2026 e una convergenza della crescita tra area euro e Stati Uniti”.

Anche il differenziale tra Fed e BCE dovrebbe ridursi, con la banca centrale USA orientata a nuovi tagli dei tassi. A ciò si aggiunge un vantaggio strutturale per la moneta unica: “L’erosione dello Stato di diritto negli Stati Uniti contrasta con l’indiscussa indipendenza politica della BCE, favorendo l’euro nel medio periodo”.

Franco svizzero: prospettive al rialzo

La Svizzera ha assorbito rapidamente lo shock dei dazi USA e la BNS, dopo aver riportato i tassi a zero, ha segnalato che un ritorno in territorio negativo è poco probabile. “Prevediamo una riduzione del differenziale tra il tasso di riferimento della BNS e quello delle altre principali banche centrali nel 2026, con un graduale apprezzamento del franco”, afferma Wewel.

Non mancano i rischi di un eccessivo rafforzamento, che potrebbe spingere la BNS a intervenire come dopo il cosiddetto Liberation Day. Tra i fattori da monitorare: nuove tensioni fiscali nell’eurozona e ulteriore volatilità in avvicinamento alle elezioni USA del 2026.

Sterlina e yen: traiettorie divergenti

Il Regno Unito potrebbe affrontare un 2026 complesso. “Ci aspettiamo che la BoE tagli i tassi in modo più aggressivo rispetto alla BCE”, nota Wewel, delineando una prospettiva di indebolimento della sterlina verso l’euro, con maggiore stabilità invece rispetto al dollaro.

Lo yen ha vissuto un anno contrastato: prima un balzo legato al minor differenziale di rendimento, poi un indebolimento dovuto a sviluppi politici interni, tra cui l’ascesa delle forze populiste e la nomina di Sanae Takaichi a primo ministro. “Prevediamo un leggero rafforzamento dello yen nel 2026, ma con un potenziale limitato”, osserva Wewel.

Oro

Il 2025 è stato un anno straordinario per l’oro, salito di oltre il 50% e ai massimi dal 1979. Spinti dall’incertezza geopolitica e dalla diversificazione delle riserve da parte delle banche centrali, gli afflussi verso ETF e investitori istituzionali hanno sostenuto i prezzi. “Il contesto favorevole all’oro rimane intatto sia nel medio che nel lungo termine”, sostiene Wewel.

A spingere ulteriormente il metallo potrebbero essere anche la crescente domanda da parte degli emittenti di stablecoin e un possibile disimpegno dalle criptovalute. Esistono però rischi: un forte inasprimento della Fed o un cambio radicale delle politiche economiche USA.