Ubs GWM un quadro dell’Europa segnato da tensioni sui prezzi dell’energia, divisioni sul bilancio comune e crescente concorrenza cinese, ma anche da opportunità concrete per gli investitori. “A nostro avviso, queste pressioni non indicano una crisi finanziaria europea imminente e non invalidano le opportunità create dai rendimenti obbligazionari più elevati, da un’attività resiliente e da utili societari solidi”, scrive Mark Haefele, Chief Investment Officer di Ubs Global Wealth Management.
Il vertice di Bruxelles e lo shock energetico
La scorsa settimana i leader europei si sono riuniti a Bruxelles per un summit di due giorni dedicato ai costi elevati dell’energia, al rafforzamento della competitività e al finanziamento delle priorità strategiche. Sul tavolo anche il sostegno all’Ucraina e le divisioni sul bilancio del blocco. Il contesto è reso più teso dai dati commerciali: a settembre il surplus cinese di beni verso l’Unione europea ha raggiunto il record di 34,8 miliardi di dollari, quasi il 21% in più rispetto a un anno prima, con esportazioni oltre i 60 miliardi per la prima volta. La Commissione europea ha avviato la valutazione dei dati commerciali e sta considerando di estendere le quote di importazione oltre i veicoli ibridi ad altri settori.
Secondo Haefele, i governi si trovano di fronte a un difficile compromesso: “cushion companies and households from high energy prices and maintaining fiscal discipline”, ovvero sostenere imprese e famiglie dai prezzi elevati dell’energia senza rinunciare alla disciplina di bilancio. Le preoccupazioni sulla traiettoria fiscale francese hanno contribuito ad allargare gli spread sovrani, mentre i rendimenti più alti dei titoli di Stato hanno tightening le condizioni finanziarie in tutta la regione.
La Germania come ancora di stabilità
A controbilanciare le tensioni arriva la Germania. Il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, ha affermato che il Paese resterà “un’ancora di stabilità in Europa” e si sta “rimettendo in forma” dopo anni di stagnazione. Nagel non vede il rischio che la recente volatilità del mercato obbligazionario faccia “scivolare l’Europa in una grave crisi finanziaria”, pur sollecitando l’attuazione completa del programma di riforme economiche. Berlino ha alzato le previsioni di crescita del Pil all’1,3% per il 2026, dallo 0,5% precedente, e all’1,1% per il 2027, dallo 0,9%, creando inoltre maggiore spazio per investimenti in difesa e infrastrutture. “In qualità di emittente del principale asset rifugio dell’Eurozona, la Germania dovrebbe restare un’importante forza stabilizzatrice mentre i mercati differenziano sempre più nettamente tra i vari debitori sovrani”, sottolinea Haefele.
Inflazione e mosse della BCE
Lo shock energetico non ha ancora prodotto ampi effetti di second round sull’inflazione. A settembre l’inflazione headline dell’Eurozona è salita al 3,8% su base annua, dal 3,2% di agosto, mentre il core è aumentato più modestamente al 2,5% dal 2,4%. La presidente della BCE, Christine Lagarde, ha dichiarato il 14 ottobre che non vi sono ancora segnali di effetti di second round sugli altri prezzi, anche se i policymaker cercheranno i primi “indizi”, comprese le richieste dei sindacati nei negoziati salariali. “Non possiamo aspettare che siano pienamente visibili, ma possiamo anticiparli”, ha detto Lagarde. Anche Nagel ha suggerito che le aziende potrebbero assorbire parte dell’aumento dei costi energetici invece di trasferirlo interamente sui consumatori. Ubs Gwm prevede un solo aumento dei tassi BCE di 25 punti base a dicembre, che porterebbe il tasso sui depositi al 2,75%.
Obbligazioni e azioni: le preferenze di Ubs GWM
I rendimenti più elevati stanno migliorando i rendimenti prospettici delle obbligazioni, e il rafforzamento del momentum degli utili dovrebbe aiutare le azioni dell’Eurozona a resistere a condizioni finanziarie più rigide. L’asta di debito francese ha attirato una domanda solida, con circa 12 miliardi di euro di titoli sottoscritti tra due e tre volte. “Questo supporta la nostra visione secondo cui le pressioni fiscali sono più probabilmente destinate ad accumularsi gradualmente piuttosto che a trasformarsi in una crisi di finanziamento imminente”, argomenta Haefele. Per le azioni, il ciclo degli utili si sta rafforzando dopo tre anni di stagnazione: Ubs Gwm prevede una crescita degli utili dell’Eurozona del 15% sia nel 2026 sia nel 2027. “Manteniamo la nostra valutazione Attractive sul reddito fisso e vediamo l’aumento dei rendimenti europei come un’opportunità selettiva nelle obbligazioni di qualità”, precisa Haefele, preferendo scadenze a breve e medio termine e emittenti investment grade più solidi, con cautela sulle scadenze più lunghe. Sulle azioni dell’Eurozona la view resta Attractive, con preferenza per informatica, industriali, banche, beni di consumo discrezionali, Germania e sanità, insieme al tema “European Leaders”.
L’allarme del FMI sui conti pubblici
Il Fondo monetario internazionale ha lanciato un avvertimento: circa tre quarti delle economie europee avranno bisogno di riforme strutturali e consolidamento fiscale pari in media al 3,5% del Pil nel medio termine per stabilizzare la dinamica del debito, mentre circa un quarto necessiterà di aggiustamenti superiori al 5% del Pil. “È sempre più economico muoversi velocemente. Più tardi si inizia, più difficile diventa l’aggiustamento”, ha dichiarato Mateusz Szczurek, capo del dipartimento europeo del FMI. Le proiezioni della Commissione europea citate dal Fondo indicano il rapporto debito/Pil dell’Ue in aumento dall’82,8% di fine 2025 all’85,3% entro fine 2027, mentre nell’area euro salirebbe dall’88,7 al 91,2%. “Riteniamo che gli investitori debbano leggere l’avvertimento del FMI nel contesto di una più ampia rivalutazione della sostenibilità fiscale nei mercati sviluppati”, commenta Haefele, secondo cui “il nostro scenario base non prevede che le pressioni attuali si trasformino in un’interruzione più ampia del finanziamento sovrano”. I mercati, aggiunge, “resteranno selettivi, con gli investitori che differenziano sempre più in base ai fondamentali fiscali e alla credibilità delle politiche”.
