Il peggio è passato? Il dilemma sull’obbligazionario secondo Federated Hermes

Il mese di settembre ha messo un punto esclamativo su quello che è stato un terzo trimestre complesso per i diversi comparti del mercato obbligazionario. A tracciare il bilancio di questa fase è RJ Gallo, Chief Investment Officer for Global Fixed Income di Federated Hermes, secondo il quale il quadro rimane tutt’altro che lineare. “Il mese di settembre ha messo un punto esclamativo su quello che è stato un terzo trimestre complesso per i diversi comparti del mercato obbligazionario”, osserva Gallo, sintetizzando l’andamento di un periodo caratterizzato da forti pressioni sui prezzi dei titoli a reddito fisso.

Il peggio è alle spalle?

La domanda che molti operatori si pongono ora è se il peggio di questo recente sell-off sia ormai alle spalle. “Il peggio di questo recente sell-off è ormai alle spalle?”, si chiede Gallo, ponendo l’accento su un interrogativo che attraversa l’intero mercato. La risposta, spiega l’esperto, non può prescindere dall’analisi dei fattori che hanno originato l’ondata di vendite. “Ebbene, i fattori all’origine di tale ondata non hanno invertito la loro direzione”, precisa Gallo. Di conseguenza, “la risposta alla domanda, quindi, sta nel capire se le attuali valutazioni dei Treasury statunitensi scontino pienamente tali variabili”. Secondo lo Chief Investment Officer for Global Fixed Income di Federated Hermes, “sembra che la risposta possa essere affermativa: i rendimenti dei Treasury sono a livelli sufficientemente interessanti e il peggio potrebbe essere passato”.

Le incognite sui prezzi e la volatilità

Naturalmente, avverte Gallo, la situazione non è così semplice. “Naturalmente, non è così semplice”, sottolinea. L’andamento dei prezzi rimane infatti un’incognita rilevante. “L’andamento dei prezzi rimane un’incognita, con gli operatori obbligazionari e gli investitori più prudenti restii a indicare con certezza che sia stato raggiunto il punto minimo”, afferma Gallo. A conferma di questo clima di instabilità, l’esperto cita il comportamento della volatilità implicita. “La volatilità implicita delle opzioni sui Treasury statunitensi è aumentata bruscamente, riflettendo un mercato instabile”, evidenzia Gallo. Il fenomeno, inoltre, non riguarda solo gli Stati Uniti. “Anche altri importanti mercati obbligazionari sovrani mostrano dinamiche simili: nel corso del trimestre, e nel solo mese di settembre, i rendimenti dei titoli benchmark decennali sono aumentati di 26 punti base in Germania, di 21 punti base in Giappone e di 36 punti base nel Regno Unito”, ricorda Gallo, offrendo una fotografia globale delle pressioni sui rendimenti.

L’incertezza sulla politica monetaria della Fed

A mantenere gli investitori cauti contribuisce anche il quadro di incertezza legato alla politica monetaria della Federal Reserve. “L’incertezza e il rischio che la Federal Reserve possa aumentare i tassi ben oltre le aspettative per adottare una politica monetaria restrittiva mantengono gli investitori cauti”, conclude Gallo, delineando uno scenario in cui le prossime mosse della banca centrale statunitense restano centrali per orientare le scelte di portafoglio nel comparto obbligazionario.