Debito dei mercati emergenti: più liquidità, più opportunità, ma anche più complessità

Negli ultimi anni il debito dei mercati emergenti in valuta locale ha cambiato pelle. Non si tratta più di un comparto di nicchia, ma di uno degli universi di opportunità più diversificati del reddito fisso globale. Le emissioni sono aumentate, la liquidità si è rafforzata, le curve dei rendimenti si sono sviluppate e la base degli investitori si è ampliata, includendo sia investitori domestici sia internazionali. Per molte economie emergenti, spiega Flavio Carpenzano, Asset Class Lead Fixed Income, Europe e Asia di Capital Group, “un mercato obbligazionario locale efficiente e una politica monetaria credibile sono oggi segnali di sviluppo economico, non più semplici aspirazioni”.

La domanda non è più se, ma come

Per gli investitori, la questione non è più se il debito dei mercati emergenti in valuta locale meriti un’allocazione, bensì come coglierne al meglio le opportunità. Un approccio passivo o smart beta offre un punto di accesso a basso costo, ma incorpora anche una serie di scelte che molti investitori potrebbero non apprezzare pienamente. Secondo Carpenzano, “le caratteristiche strutturali di questa asset class, ossia la sua ampiezza, eterogeneità e le molteplici fonti di rendimento, creano condizioni in cui una gestione attiva specializzata è particolarmente ben posizionata per aggiungere valore”.

Un mercato molto più ampio del benchmark

La dimensione del mercato evidenzia quanto sia elevata la posta in gioco. L’ampiamente seguito indice JPMorgan GBI-EM Global Diversified rappresenta circa 2.800 miliardi di dollari USA, rispetto a circa 16.600 miliardi di dollari USA di debito pubblico negoziabile in valuta locale. In altre parole, il benchmark copre meno del 17% del mercato complessivo. Ne consegue che, fin dall’inizio, un’ampia gamma di opportunità si colloca al di fuori del benchmark tradizionale. “Il benchmark copre meno del 17% del mercato complessivo”, sottolinea Carpenzano, “e questo significa che una larga parte delle opportunità si trova altrove”.

Competenze complesse, non solo gestione attiva

Tuttavia, queste opportunità non sono disponibili semplicemente perché un gestore è attivo. Dipendono da competenze complesse da sviluppare e ancora più difficili da integrare: ricerca specializzata in grado di distinguere un’economia dall’altra, capacità operative per detenere posizioni escluse dal benchmark, competenze integrate su tassi e valute per gestire separatamente ciascun fattore di rendimento e una funzione di gestione del rischio autorevole, capace di definire le esposizioni anziché limitarsi a riportarle. “Non basta essere attivi”, avverte Carpenzano. “Servono ricerca specializzata, capacità operative e una gestione del rischio che definisca le esposizioni, non che si limiti a riportarle”.

Un approccio strutturato Paese per Paese

L’approccio di Capital Group è strutturato attorno a questi requisiti. Il debito dei mercati emergenti è seguito da analisti dedicati ai titoli sovrani e societari, macroeconomisti e uno strategist valutario, anziché da figure generaliste. In questo modo, le differenze tra Paesi vengono analizzate al livello in cui effettivamente si manifestano. Un team specializzato valuta le dinamiche di mercato e l’accesso alle controparti in oltre 75 mercati, aspetto che spesso determina se un’opportunità al di fuori del benchmark sia realmente investibile, anziché semplicemente interessante sulla carta. “Le differenze tra Paesi vanno analizzate dove effettivamente si manifestano”, spiega Carpenzano. “E spesso è l’accesso alle controparti a determinare se un’opportunità è davvero investibile o solo interessante sulla carta”.

Dove la gestione attiva fa la differenza

Le caratteristiche strutturali del debito dei mercati emergenti in valuta locale, la sua dispersione, le semplificazioni insite nei benchmark, le molteplici fonti di rendimento e le inefficienze e i rischi generati dalle sue stesse dinamiche, sono precisamente le condizioni in cui, secondo Capital Group, una gestione attiva specializzata può apportare il maggior valore. “È in queste condizioni che una gestione attiva specializzata può fare la differenza”, conclude Carpenzano. “Non per scelta ideologica, ma perché la struttura stessa del mercato lo richiede”.