Le elezioni di midterm negli Usa si avvicinano e i mercati finanziari globali si trovano a navigare in un mare di variabili complesse. Tra tensioni internazionali, inflazione persistente e l’esplosione dell’IA, l’anno in corso si sta però rivelando sorprendente rispetto alle medie storiche.
“Non ci sorprende che la volatilità sia tornata. La performance ha inizialmente seguito i pattern storici delle elezioni di midterm, per poi divergere in modo significativo con il progredire dell’anno, sebbene restino ancora tre mesi alla fine”, spiega Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim. Restano infatti sul tavolo diversi elementi di incertezza mentre gli elettori americani si preparano a votare a novembre, ma, indipendentemente dal risultato politico, i mercati continuano a essere sostenuti da fondamentali solidi.
Inflazione e tensioni geopolitiche
Il riassetto globale, le tariffe commerciali e i conflitti che infiammano il Medio Oriente e l’Europa orientale hanno aggiunto pesanti strati di incertezza sulle prospettive economiche degli Stati Uniti. Questa instabilità si riflette direttamente sui costi dell’energia. “I persistenti focolai geopolitici hanno spinto i prezzi del petrolio sensibilmente al rialzo, alimentando le pressioni inflazionistiche e mantenendole al di sopra del target del 2% della Fed”, sottolinea Tognoli. Ad agosto, infatti, l’Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) è rimasto sopra il 3% su base annua, e anche il Personal Consumption Expenditure (PCE), la misura di inflazione preferita dalla Fed, ha superato la soglia del 3% sia per la componente generale che per quella core.
Il debito Usa e la rivoluzione dell’IA
Un altro faro è puntato sulla traiettoria fiscale americana. Il deficit di bilancio si attesta oggi al 5,4% del PIL (sopra la media del 4,6% di questo secolo) e ad agosto il debito pubblico degli Stati Uniti ha sfondato per la prima volta l’incredibile soglia dei 40.000 miliardi di dollari. Nonostante i numeri imponenti, l’allarme non sembra immediato: “Pur meritando un monitoraggio attento, consideriamo queste tendenze un vento contrario strutturale a lenta evoluzione piuttosto che una preoccupazione immediata, soprattutto all’interno di un’economia USA altamente innovativa e diversificata”, precisa Tognoli.
In questo contesto di innovazione si inserisce il boom dell’Intelligenza Artificiale. L’IA è ormai un tema di politica nazionale, con dibattiti che spaziano dalle regole di sicurezza fino ai costi legati al suo sviluppo. Per i cittadini e gli elettori, l’attenzione si sposta anche sul portafoglio, poiché l’enorme fabbisogno energetico dei nuovi data center solleva interrogativi su possibili rincari delle bollette elettriche.
L’anomalia del 2026: un mercato azionario resiliente
Storicamente, in vista delle elezioni di midterm, i mercati subiscono forti oscillazioni. Dal 1930 a oggi, l’indice S&P 500 ha registrato in media un crollo del 20% all’interno degli anni di midterm (nel 2022 il calo fu addirittura del 25%). Eppure, il 2026 sta andando controcorrente, con un ribasso massimo fermo solo al 9%.
“Nonostante si sia entrati in una fase impegnativa del ciclo presidenziale, le azioni USA hanno nettamente superato il pattern tipico del secondo anno”, fa notare ancora Tognoli. I numeri parlano chiaro: l’S&P 500 ha registrato il miglior secondo trimestre in un anno di midterm dal 1938, con un rialzo del 14,9% (contro un calo medio storico dell’1,6%). Anche agosto e settembre hanno sfidato la tradizionale debolezza stagionale, chiudendo in positivo. Da inizio anno l’indice è salito di circa il 13%, superando di gran lunga il rendimento annuo medio del 3% previsto per questo momento del ciclo, proiettando il 2026 a diventare l’anno di midterm più forte dal 2006.
Le prospettive per i prossimi mesi
Gli investitori si chiedono ora cosa riserverà il futuro immediato. Guardando al periodo post-bellico, dopo le elezioni l’S&P 500 è sempre salito (nel 100% dei casi) nei successivi 6 e 12 mesi, con guadagni medi rispettivamente del 13% e del 14%.
Il traguardo di fine anno si preannuncia positivo. “Mentre gli investitori spingono verso il traguardo, gli ultimi tre mesi dell’anno tendono a essere i più forti, con ottobre che si distingue chiudendo in rialzo nel 67% dei casi”, conclude l’esperto di Cfo Sim. Dal 1930, il quarto trimestre ha registrato un guadagno medio del 5,6%. In definitiva, sebbene la volatilità politica possa spaventare nel breve termine, la storia ricorda che la vera solidità economica e i rendimenti di lungo periodo dipendono molto di più dai profitti aziendali, dal mercato del lavoro e dagli investimenti, piuttosto che dai soli risultati delle urne.
