Un mese insidioso che quest’anno non ha tradito le attese. Agosto, scrive Carlo Benetti, Market Specialist di GAM, “nella storia dei mercati finanziari è stato spesso un mese insidioso”, ma quest’anno “è trascorso senza scossoni e neppure l’eclissi della nostra vita ha portato effetti millenaristici”. Più che sconvolgimenti, dunque, il mese appena concluso “ha riservato qualche sorpresa”.
La prima sorpresa: il debito pubblico americano
La prima riguarda il debito pubblico degli Stati Uniti che, in agosto, “ha superato la soglia dei quarantamila miliardi di dollari”. Per Benetti non si tratta soltanto di “un record storico”, ma di “un campanello d’allarme che i mercati non sembrano più disposti a ignorare”. I bond vigilantes, spiega, sono quegli “investitori obbligazionari che valutano e sanzionano le politiche fiscali dei governi chiedendo maggiori remunerazioni sul debito che sottoscrivono”, e ora “iniziano a chiedere anche agli Stati Uniti un premio per il rischio fiscale”. Nella Grande Trasformazione che sta ridefinendo gli equilibri economici globali, osserva lo specialista di GAM, “viene messo in discussione lo storico esorbitante privilegio del dollaro e degli Stati Uniti”. L’idea che Washington possa accumulare debito senza conseguenze “appare sempre meno scontata: forse si sta avviando al tramonto l’epoca dell’accumulazione di debito senza pagare pegno”.
La seconda sorpresa: il Tesoro compra i propri titoli
La seconda sorpresa dell’estate è stata “l’iniziativa del Tesoro americano di acquisto dei propri titoli”. L’effetto, secondo Benetti, “è stato effimero, la mossa ha esacerbato la diffidenza degli operatori e i tassi hanno ripreso a salire”. A confermarlo è anche Stan Druckenmiller che sul Wall Street Journal ha scritto: “i governi che difendono i prezzi a dispetto dei fondamentali perdono sempre”. Per ridurre in modo duraturo i rendimenti a lungo termine, sottolinea il Market Specialist, “non servono interventi tecnici ma credibili politiche fiscali che intervengano sul deficit e stabilizzino la dinamica del debito, in termini assoluti e in relazione al Pil”.
Intelligenza artificiale, segnali di tensione nel credito
Nel comparto del credito che finanzia l’espansione dell’intelligenza artificiale “iniziano a emergere segnali di tensione”. Il rischio, avverte Benetti, è “di scambiare per strutturale un fenomeno che potrebbe essere soltanto ciclico: una crescita straordinaria tende spesso a essere proiettata nel futuro con eccessiva sicurezza, ci pensa poi la realtà a ridimensionare le aspettative”.
La questione centrale per gli investitori
In questo contesto di equilibri periclitanti, si pone “la questione centrale per l’investitore”: nel prossimo futuro “potremo valutare se il rialzo dei rendimenti obbligazionari sia il riflesso di una crescita economica sana e sostenibile oppure se, al contrario, avranno avuto ragione i bond vigilantes e le loro preoccupazioni su un’inflazione persistente e livelli di debito pubblico sempre meno sostenibili”. Per gli investitori, ricorda Benetti, “il problema resta sempre il medesimo, prendere decisioni oggi senza avere idea di cosa potrà accadere domani”.
Diversificazione e pazienza: gli antidoti all’incertezza
Diversificazione e pazienza “rappresentano gli antidoti più efficaci all’incertezza”. La complessità, suggerisce lo specialista di GAM, “suggerisce al risparmiatore di adottare lo stesso atteggiamento del buon tennista amatoriale: controllare il gioco, evitare di assumere rischi eccessivi e, soprattutto, cercare di non perdere punti”. Una seconda raccomandazione è “quella di evitare di controllare troppo di frequente le posizioni in portafoglio”. Confrontare spesso i risultati con l’andamento dei mercati nel breve periodo, infatti, “alimenta inquietudine e può indurre a decisioni che, nel lungo termine, si rivelano sbagliate”. È un consiglio “controintuitivo”, ammette Benetti, “ma può essere seguito tenendo a mente il vero obiettivo del risparmio: non vincere la gara con gli indici, bensì costruire con pazienza le condizioni per la serenità finanziaria nel tempo”. Ultimo consiglio: “stare alla larga dalle previsioni”.
Il mercato del lavoro e la Fed sotto pressione
Un’ultima sorpresa agostana è arrivata dal mercato del lavoro negli Stati Uniti: “i 162.000 nuovi posti di lavoro creati hanno ampiamente superato le attese aumentando la pressione sulla Federal Reserve”. Diventa quindi “difficile prevedere cosa farà la Fed a metà settembre”. La sua funzione di reazione, spiega Benetti, “appare oggi più frammentata e imprevedibile, per almeno tre ragioni”. La prima è la “perdita di coesione tra i membri del comitato che governa i tassi: i membri si dividono tra gli ortodossi la cui funzione di reazione è guidata dai dati, pensano che le politiche tariffarie creino spinte inflazionistiche e che quindi i tassi vadano mantenuti alti, i membri nominati da Trump (come Stephen Miran), mostrano invece una funzione di reazione strutturalmente orientata al ribasso, sono più sensibili alle richieste della Casa Bianca”. La seconda ragione è il “rischio politico e prezzo dell’indipendenza: è la nuova variabile nella funzione di reazione, le pressioni del presidente si fanno minacciose, i membri del Comitato dovranno tenerne conto al pari dei dati economici, valutare se una decisione ortodossa possa esser causa di una crisi istituzionale o di ritorsioni economiche da parte dell’esecutivo”. La terza è la “distorsione dei canali di trasmissione: i mercati finanziari sanno che Trump spinge per avere tassi bassi. Per quanto i membri del FOMC tentino di ignorare le esortazioni presidenziali, queste modificano le aspettative dei mercati, la Fed si trova quindi a dover reagire ai dati economici e alle distorsioni di mercato causate dalla retorica politica”. La funzione di reazione della più importante banca centrale del mondo, conclude Benetti, “sembra dunque instabile e politicizzata: ogni membro del FOMC peserà il trade-off tra rigore monetario e pressioni politiche in modo differente, aumentando radicalmente l’incertezza”.
La lezione di Guccini e le scelte di portafoglio
“Bisogna saper scegliere in tempo” canta Francesco Guccini, “che se ne è andato in agosto: una riflessione esistenziale che è anche una utile regola finanziaria”. Parole che, secondo Benetti, “raccontano una verità semplice quanto universale: il tempo non aspetta, le decisioni rinviate finiscono spesso per essere decisioni prese dagli eventi”. Nell’attuale contesto dei mercati, “diminuire l’esposizione al mercato americano e al settore tecnologico a favore dei mercati europei ed emergenti non significa negare la forza della Costante di Siegel, che sostiene la superiorità dell’investimento azionario nel lungo periodo”. Tuttavia, alla luce delle attuali valutazioni, “le aspettative di rendimento futuro vanno necessariamente ridimensionate, la diversificazione deve estendersi a classi di attivo decorrelate, capaci di offrire fonti alternative di rendimento e una maggiore resilienza del portafoglio”.
