Investimenti, la Germania è ancora un porto sicuro? La view di Cfo Sim

“Indipendentemente dall’opinione politica di ciascuno, che non ci interessa qui indagare e/o commentare, è innegabile che le elezioni in Sassonia-Anhalt possono avere importanti ripercussioni economiche sulla Germania e l’intera Europa”, afferma Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim. Il dato è inequivocabile: Alternative für Deutschland (AfD) ha ottenuto circa il 44,5% dei voti, più del doppio rispetto al 2021, segnando il miglior risultato mai registrato dal partito in un’elezione regionale tedesca. La CDU del cancelliere Friedrich Merz è crollata intorno al 18%, mentre gli altri partiti si sono attestati tra il 5 e il 10%, con un’affluenza record vicina all’80%.

Un piccolo land dal peso economico limitato

La Sassonia-Anhalt conta poco più di 2 milioni di abitanti e contribuisce al PIL tedesco per circa l’1,8%, pari a 82 miliardi di euro nel 2025. “Nonostante le dimensioni ridotte, il voto ha un forte valore simbolico e politico, soprattutto perché avviene in un territorio dell’ex Germania Est dove l’AfD è particolarmente radicata”, spiega Tognoli. “L’impatto economico diretto resta limitato, ma le conseguenze indirette su Germania ed Europa possono risultare rilevanti attraverso canali politici, di fiducia e di policy”.

Un territorio in difficoltà tra industria tradizionale e declino demografico

Il land evidenzia una popolazione tra le più anziane della Germania, in continua diminuzione, con una disoccupazione che supera la media nazionale (intorno all’8%) e salari medi inferiori al resto del Paese. L’economia poggia su settori tradizionali come l’industria chimica nel cosiddetto “triangolo chimico” di Leuna, Merseburg e Bitterfeld, l’agricoltura e i servizi pubblici. “Negli ultimi anni la crescita è stata debole o negativa, con difficoltà legate a costi energetici elevati, carenza di manodopera qualificata e scarsa attrattività per investimenti e lavoratori giovani”, sottolinea l’esperto. “La migrazione ha contribuito a compensare in parte il calo demografico, ma resta un tema divisivo”.

Le politiche dell’AfD: tra promesse locali e rischi sistemici

L’AfD sostiene politiche di forte controllo dell’immigrazione (inclusa la “remigrazione”), di riduzione dei costi energetici attraverso il ritorno al nucleare, l’estensione del carbone e il ripristino di forniture di gas russo a prezzi contenuti, di tagli alle tasse e alla burocrazia e di scetticismo verso l’euro e l’attuale architettura dell’Unione Europea. Il partito si oppone inoltre a molte misure del Green Deal e al sostegno militare all’Ucraina.

“Se l’AfD riuscisse a formare un governo o influenzasse fortemente le politiche regionali, gli effetti locali potrebbero essere ambivalenti nel breve periodo”, analizza Tognoli. “Un allentamento delle restrizioni energetiche e una riduzione dei costi potrebbero dare un sollievo temporaneo all’industria chimica e alle imprese energivore. Tagli fiscali e meno burocrazia potrebbero favorire alcune attività”. Tuttavia, l’esperto evidenzia rischi significativi: “Maggiore difficoltà ad attrarre lavoratori qualificati e imprese internazionali, possibile fuga di investimenti per motivi di reputazione e stabilità e tensioni sul mercato del lavoro se le politiche migratorie si traducono in una contrazione dell’offerta di manodopera in settori già in sofferenza. Inoltre, un’eventuale radicalizzazione delle posizioni pro-Russia potrebbe complicare le relazioni commerciali e le catene di fornitura”.

L’effetto domino sulla Germania: pressione su Merz e coalizione fragile

“Poiché il land rappresenta una frazione minima dell’economia tedesca, questi effetti resterebbero circoscritti. Il vero rischio è di tipo reputazionale e di contagio politico che alla fine si traduce in rischio economico”, avverte Tognoli. “Il risultato aumenta la pressione sul governo federale di Merz. La CDU ha subìto una sconfitta pesante in un territorio dove storicamente era forte, e questo può indebolire ulteriormente una coalizione già fragile, rallentare le riforme economiche necessarie (competitività, energia, demografia) e generare incertezza sui mercati”.

L’instabilità politica tende infatti ad elevare i premi di rischio, a scoraggiare gli investimenti e a complicare le decisioni di bilancio e di politica industriale. “Se le posizioni AfD guadagnassero terreno a livello federale, gli scenari più estremi – un distacco più netto dall’euro o dall’UE, un cambiamento radicale della politica energetica e migratoria – avrebbero costi invece elevati”, sottolinea l’analista.

Il costo dell’euroscetticismo: perdite potenziali per centinaia di miliardi

“Diversi analisi di istituti economici tedeschi stimano che un’uscita dall’euro o un allontanamento dal mercato unico europeo potrebbe generare perdite di centinaia di miliardi di euro di PIL e centinaia di migliaia di posti di lavoro nel medio periodo, a causa della forte integrazione della Germania nelle catene del valore europee e globali”, riferisce Tognoli. “Anche senza scenari estremi, l’incertezza politica può frenare la ripresa già fragile dell’economia tedesca, segnata da costi energetici, concorrenza cinese e debole domanda interna”.

Le ripercussioni per l’intera Europa

“A livello europeo, il successo AfD rafforza la tendenza di avanzata delle destre scettiche sull’integrazione e sulla migrazione. Può influenzare i negoziati su asilo, controllo delle frontiere e politiche energetiche comuni, e ridurre il consenso tedesco su sanzioni alla Russia e sostegno all’Ucraina”, spiega Tognoli. “Ciò avrebbe ripercussioni sulla sicurezza energetica europea e sui costi di approvvigionamento”. La Germania è il principale contribuente netto e il motore industriale dell’UE e “un suo indebolimento politico o una svolta più nazionalista aumenterebbe i rischi di frammentazione, complicando decisioni su debito comune, competitività e transizione verde”.

L’esperto sottolinea però che “la dimensione ridotta del land limita l’effetto diretto sulle istituzioni europee. Il messaggio politico è però potente e dimostra che in alcune regioni il malcontento economico e sociale può tradursi in un voto di protesta molto elevato, spingendo gli altri governi e le istituzioni UE a ricalibrare le politiche migratorie e di coesione”.

Le implicazioni per gli investitori obbligazionari

“In termini pratici, per chi investe in obbligazioni, i titoli di Stato tedeschi, i Bund, restano il punto di riferimento di sicurezza dell’intera area euro. Un’elezione regionale, per quanto clamorosa, non modifica nel breve termine il merito di credito della Germania né la solidità del suo debito pubblico”, rassicura Tognoli. “È possibile che si registri un po’ di volatilità o un lieve aumento dei premi al rischio se l’incertezza a Berlino cresce e la pressione sul governo Merz si intensifica, ma difficilmente si tratterà di movimenti strutturali”.

“In questa fase un investitore obbligazionario più conservativo può semplicemente verificare che la duration del proprio portafoglio sia coerente con i suoi obiettivi e, se teme un rialzo dei rendimenti legato all’instabilità politica, evitare di concentrarsi eccessivamente sulle scadenze più lunghe”, consiglia l’esperto. “Diversificare all’interno dell’area euro e tenere d’occhio eventuali segnali di rallentamento delle riforme strutturali tedesche resta, in ogni caso, un approccio prudente. Solo in scenari molto più estremi – qualora le posizioni dell’AfD acquisissero un peso federale concreto su temi come l’euro o l’Unione Europea – i rischi salirebbero in modo significativo, ma non è questo, al momento, lo scenario di base”.

Il fronte azionario: volatilità e fondamentali

“Sul fronte azionario il quadro è un po’ diverso, perché i mercati azionari sono più sensibili al sentiment e all’incertezza politica. Il risultato in Sassonia-Anhalt può generare volatilità di breve periodo sugli indici tedeschi, soprattutto se viene interpretato come un segnale di debolezza del governo federale o di possibili frizioni europee”, avverte Tognoli. “Alcuni settori – l’industria energivora, la chimica, le utilities o le banche – potrebbero reagire in modo più marcato a seconda di come si evolveranno le aspettative su politica energetica, migrazione e rapporti con l’Unione Europea e con la Russia”.

“L’impatto diretto del land rimane però marginale. In questo contesto, la cosa più sensata non è reagire di pancia a un singolo risultato regionale, ma continuare a guardare ai fondamentali delle società: utili, solidità dei bilanci, grado di internazionalizzazione”, raccomanda l’analista.

La strategia consigliata: disciplina e diversificazione

“Una buona diversificazione geografica e settoriale aiuta a smussare il rischio legato a un solo Paese e gli orizzonti di investimento più lunghi tendono comunque ad assorbire il rumore politico”, spiega Tognoli. “Se l’incertezza dovesse prolungarsi, qualcuno potrebbe decidere di ridurre un po’ l’esposizione relativa alla Germania a favore di mercati percepiti come più stabili, ma si tratterebbe di una scelta di asset allocation, non di una necessità automatica”.

“L’evento conferma che il canale principale di trasmissione non è economico-strutturale, ma politico e di fiducia”, ribadisce l’esperto. “I mercati, d’altra parte, spesso prezzano rapidamente l’incertezza e poi tornano a concentrarsi sui dati concreti, ovvero crescita, inflazione, utili aziendali, decisioni di politica monetaria”.

Un campanello d’allarme da non sottovalutare

“In sintesi, la vittoria AfD in Sassonia-Anhalt ha un impatto economico diretto contenuto proprio perché si tratta di un piccolo land con un peso limitato sul PIL tedesco ed europeo. Le conseguenze più rilevanti sono indirette e riguardano l’aumento dell’incertezza politica in Germania, la pressione sulle riforme nazionali, il possibile deterioramento della fiducia degli investitori e rafforzamento di dinamiche scettiche verso l’integrazione europea”, conclude Tognoli.

“Nel breve termine i mercati e l’economia reale dovrebbero assorbire l’evento senza scosse gravi. Nel medio-lungo periodo, però, se il successo si traducesse in un cambiamento più ampio dell’orientamento politico tedesco – soprattutto su energia, migrazione e rapporto con l’UE – i costi economici per la Germania e per l’Europa potrebbero diventare significativi, in particolare per un Paese fortemente esportatore e integrato nelle catene di valore continentali”.

“Detto questo, crediamo che non sia necessario stravolgere i portafogli per il risultato regionale di un piccolo land. È invece ragionevole mantenere disciplina, evitare over-reazione e usare l’evento come reminder dell’importanza di monitorare il rischio politico in Europa. Per decisioni operative conviene sempre confrontarsi con un consulente finanziario che conosca la propria situazione specifica”, conclude l’esperto di Cfo Sim.