Le banche europee stanno vivendo una fase di trasformazione strutturale che va ben oltre il semplice recupero ciclico post-pandemia. Da perenni “trappole di valore”, gli istituti di credito del Vecchio Continente si stanno affermando come una delle storie di redditività più interessanti dell’azionario globale, con performance che dall’inizio del 2024 hanno superato l’indice Stoxx 50. Un risultato che, secondo gli esperti, non rappresenta un picco da sfruttare per ridurre l’esposizione, ma l’inizio di una dinamica destinata a proseguire.
Rendimenti più elevati e strutturali: non solo un effetto dei tassi
Il ritorno a un contesto di tassi di interesse normalizzati ha rappresentato un volano fondamentale per il settore, consentendo alle banche di ottenere spread più sani sui depositi dopo anni di tassi nulli e negativi che avevano compresso gli utili core. Ma ciò che rende credibile l’inversione di tendenza, spiegano gli analisti, è che il miglioramento si manifesta non solo nei rendimenti sul capitale proprio, ma anche nei rendimenti sugli attivi, oggi vicini ai massimi pluriennali. “Questo segnala che il miglioramento rispecchia una reale capacità di generare utili e non un effetto leva oppure un aumento del rischio di credito”, sottolinea Chris Hart, gestore della strategia Robeco BP Global Premium Equities di Robeco.
A sostenere lo slancio contribuiscono anche la riduzione attiva dei costi attraverso la tecnologia e la ristrutturazione, con alcuni istituti che hanno drasticamente ridimensionato il proprio organico. “La disciplina sui costi e le altre trasformazioni in chiave di efficienza, inclusa l’adozione dell’IA, sostengono lo slancio aziendale, fornendo leva operativa”, aggiunge Hart.
Il boom delle commissioni e la diversificazione dei ricavi
L’attività di fusione e acquisizione è aumentata sensibilmente negli ultimi anni, con alcune banche che puntano ad acquisire nuove capacità come la gestione patrimoniale o i servizi di pagamento. Le divisioni di gestione patrimoniale di diversi istituti europei stanno aumentando le masse gestite di una percentuale compresa tra l’8% e il 12% all’anno. “Si tratta di attività di qualità superiore, valutate con un rapporto prezzo/utili a una cifra bassa, in linea con quello della banca nel suo complesso”, osserva Hart. Grazie alla crescita dei servizi di gestione patrimoniale e degli asset, i ricavi da commissioni sono aumentati in misura significativa, tanto che le banche europee dipendono meno dai margini di interesse netti puri rispetto alle banche regionali statunitensi.
Un elemento sottovalutato per la redditività del settore è rappresentato dalle coperture strutturali. “Molte banche del Regno Unito e dell’Europa hanno costruito portafogli di copertura a cinque-sette anni a tassi bassi che ora vengono reinvestiti a rendimenti significativamente più elevati, sostenendo il margine di interesse netto”, spiega Hart. “Riteniamo che questo rappresenti un vento favorevole pluriennale, che persisterebbe anche in uno scenario di futuri tagli della BCE”.
Capitale agli azionisti come le banche Usa ai tempi d’oro
La disciplina nell’allocazione del capitale è migliorata tra i team di management del settore. L’attività di fusione e acquisizione più recente è diventata in molti casi più selettiva e generatrice di valore. I coefficienti di Common Equity Tier 1 (CET1) si attestano in media attorno al 16%, ben al di sopra dei requisiti regolamentari minimi. “Si tratta di business diversi rispetto alle banche del periodo anteriore al 2022, che scambiavano a 0,5 volte il valore contabile”, ricorda Hart.
Storicamente, le banche europee sono state scambiate a sconto rispetto a quelle statunitensi, ma i riacquisti di azioni stanno contribuendo a colmare il divario. Tra il 2020 e il 2024, le banche europee quotate hanno annunciato 75 programmi di buyback per un valore di 61 miliardi di euro. Da allora, le distribuzioni di dividendi hanno continuato ad aumentare e molte banche si sono impegnate a restituire agli azionisti il 100% degli utili annui.
“Questa fase evolutiva delle banche europee è analoga a quanto vissuto dalle banche statunitensi tra il 2014 e il 2018, quando i payout ratio sono passati da circa il 40% a oltre il 100% grazie ai riacquisti di azioni guidati dal Comprehensive Capital Analysis and Review“, afferma Hart. “Riteniamo che le banche europee siano molto più vicine alla metà di questo percorso che alla sua conclusione”. L’aspetto più importante per gli investitori è che questa restituzione di capitale è finanziata dalla generazione organica di utili e non dalla riduzione dei bilanci, motivo per cui i coefficienti CET1 si sono stabilizzati attorno al 16%, nonostante l’elevato livello di distribuzioni. “Le banche sono ora più redditizie, utilizzano meno leva e restituiscono più capitale agli investitori tramite dividendi e buyback, pur essendo più sicure e detenendo riserve patrimoniali più solide”.
Valutazioni ancora interessanti nonostante il recupero secondo Robeco
Sebbene il recupero “deep value” delle banche europee possa essersi esaurito, il settore sta evolvendo in una dinamica di crescita composta basata sulla qualità. Oggi, il settore tratta a circa 8,9 volte gli utili stimati per il 2027, per una crescita attesa superiore al 10%. “È proprio qui che risiede la proposta di valore: il multiplo di valutazione delle nostre partecipazioni continua a riflettere un divario tra la crescita degli utili sottostante e il multiplo P/E atteso”, spiega Hart. “Tale dinamica è molto più limitata nel panorama di investimento delle banche statunitensi, motivo per cui abbiamo una posizione sovrappesata negli istituti di credito europei specializzati nello spread lending”. Il rendimento complessivo per gli azionisti, tra dividendi e buyback, si aggira attorno all’8% annuo, creando un solido saldo di cassa per gli investitori.
“Le banche europee si trovano in una nuova fase di redditività e di comportamento favorevole agli azionisti e, a nostro avviso, sono ben posizionate per usufruire di un ulteriore rialzo”, conclude Hart. Una prospettiva che invita a guardare con fiducia a un settore che, dopo anni di difficoltà, sembra aver definitivamente voltato pagina.
