Asset allocation, banche europee ancora tra i settori più interessanti secondo Ing

Le azioni delle banche europee si confermano tra le protagoniste assolute dei mercati azionari nel 2026. Nonostante un contesto macroeconomico ancora segnato da incertezze e da tensioni geopolitiche, il comparto ha messo a segno un rialzo superiore al 25% da gennaio. Un risultato che quasi raddoppia il +13,7% registrato dall’indice MSCI Europe, come sottolinea Jacco de Winter, Investment Content Manager di ING.

“Le banche europee sono state tra i settori con le migliori performance anche lo scorso anno, con l’indice MSCI Europe Banks in rialzo del 76% (total return in euro)”, ricorda de Winter. Un dato che testimonia la forza di un comparto che, dopo un biennio eccezionale, continua a stupire gli analisti. A trainare il rally anche gli istituti olandesi: ABN Amro guadagna il 47% e ING il 33% da inizio anno, secondo i dati aggiornati al 2 settembre 2026.

I timori su IA e private credit si rivelano infondati

Il percorso di crescita delle banche non è stato però lineare. Nei mesi scorsi, il settore ha dovuto fare i conti con tre principali fonti di preoccupazione: l’impatto dell’intelligenza artificiale, l’esposizione al private credit e le conseguenze economiche del conflitto in Medio Oriente. Su tutti e tre i fronti, secondo de Winter, le paure si sono rivelate eccessive.

Sull’intelligenza artificiale, il timore era che gli agenti IA potessero automatizzare la ricerca dei conti deposito più vantaggiosi, innescando una concorrenza serrata sui tassi passivi. Inoltre, si è discusso della sostenibilità del wealth management in un’era di crescente digitalizzazione. Ma, come osserva l’esperto di ING, “considerata la natura delicata delle materie finanziarie e l’importanza del rapporto umano, appare improbabile che i clienti affidino su larga scala queste attività ad agenti di intelligenza artificiale”. Al contrario, l’IA potrebbe rivelarsi un’alleata preziosa per ridurre i costi nei controlli di compliance, nell’antifrode e nel servizio clienti.

Quanto al private credit, “per molti istituti, l’esposizione si è rivelata relativamente limitata e spesso indiretta, principalmente attraverso fondi di investimento”, spiega de Winter. Di conseguenza, i timori si sono attenuati quando è apparso chiaro che difficilmente si sarebbero materializzate perdite su larga scala.

Tassi alti e mercato del lavoro solido sostengono i conti

Il conflitto in Medio Oriente ha invece alimentato l’inflazione e, di riflesso, i tassi di interesse. Un effetto che, paradossalmente, ha favorito le banche. “Gli attuali livelli dei tassi sostengono i margini di interesse, grazie all’ampliamento della differenza tra il costo della raccolta e i ricavi generati dai prestiti”, evidenzia il report. A ciò si aggiunge la continua crescita delle nuove erogazioni, che ha ulteriormente sostenuto i ricavi da interessi.

Sul fronte macroeconomico, le banche rimangono esposte a un eventuale rallentamento dell’economia, che potrebbe tradursi in maggiori perdite su crediti e minore domanda di finanziamenti. Tuttavia, de Winter sottolinea che “la disoccupazione rimane vicina ai minimi storici e negli ultimi anni le banche hanno continuato a ridurre il rischio di credito nei propri portafogli”. Un quadro che, per ora, tiene lontani gli spettri più cupi.

Redditività in miglioramento e valutazioni ancora attraenti

Uno degli elementi chiave del rally è il miglioramento strutturale della redditività. Negli ultimi anni, le banche hanno ridotto la dipendenza dal margine di interesse, sviluppando attività a forte componente di commissioni, come l’asset management. “Insieme a una rigorosa disciplina sui costi, questa maggiore diversificazione dei ricavi ha contribuito a un miglioramento strutturale della redditività”, scrive de Winter.

Sul piano delle valutazioni, il settore continua a presentare numeri interessanti. Le banche europee trattano a poco più di 10 volte gli utili attesi nei prossimi dodici mesi, una valutazione ancora inferiore di oltre il 30% rispetto a quella del mercato azionario europeo nel suo complesso. Un differenziale che, seppur ridotto rispetto al passato, lascia spazio a un giudizio positivo.

Un settore che resta tra i più promettenti in Europa

Dopo due anni di forti rialzi, le azioni bancarie non possono più essere considerate “eccezionalmente convenienti”, ammette de Winter. Eppure, la combinazione di solida crescita degli utili, bilanci robusti e valutazioni ancora competitive rende il comparto “uno dei più interessanti del mercato azionario europeo”.

Il messaggio che arriva dal report di ING è dunque di cauto ottimismo. I rischi non mancano, a cominciare dalle tensioni geopolitiche e dall’evoluzione dei tassi. Ma per ora, le banche europee dimostrano di saper navigare tra le turbolenze con risultati che continuano a sorprendere. “Molti dei timori che hanno pesato sulle banche negli ultimi mesi, almeno finora, non si sono concretizzati”, conclude de Winter. E questo, per gli investitori, è già una buona notizia.