Il linguaggio della finanza è costellato di termini tecnici, spesso ripetuti dai media senza una spiegazione chiara. Tra questi rientra l’espressione “economia a forma di K”, sempre più citata da analisti e commentatori. A fare chiarezza è Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, che mette in luce come questa dinamica descriva l’andamento divergente delle diverse fasce di reddito.
Tognoli osserva che “il mondo della finanza è pieno di termini tecnici che potrebbero risultare poco chiari a molti investitori”. L’economia a K ne è un esempio: rappresenta la distanza crescente tra chi beneficia della crescita economica e chi ne rimane ai margini.
La parte discendente della K riguarda le famiglie con redditi più bassi. “I consumatori nella fascia più bassa della scala dei redditi hanno un reddito discrezionale disponibile molto inferiore e spendono una percentuale molto più alta in beni di prima necessità”, spiega Tognoli. Negli ultimi cinque anni i loro redditi non hanno tenuto il passo dell’inflazione, con una conseguente perdita di potere d’acquisto.
La parte ascendente della K descrive invece la condizione delle fasce medio-alte: “La loro esperienza di consumo è rappresentata dalla porzione ascendente della K”, sottolinea Tognoli. L’aumento del valore di azioni, immobili e altri asset ha sostenuto la loro capacità di spesa, alimentando consumi di qualità, vacanze e acquisti di beni durevoli.
Lo squilibrio è marcato, ma secondo Tognoli potrebbe ridursi nei prossimi anni: “Oggi le famiglie a basso reddito sono schiacciate dai prezzi elevati e dalla debole crescita dell’occupazione, ma riteniamo che potrebbe verificarsi un’inversione di tendenza con la convergenza delle tendenze verso un’economia migliore nel 2026”. Un ruolo centrale è svolto dalle piccole imprese, responsabili del 70% dei nuovi posti di lavoro creati dal 2019 e ora pronte ad aumentare le assunzioni.
Questa evoluzione dovrebbe favorire anche le aziende: “Le stesse tendenze dovrebbero contribuire ad aumentare i margini di profitto, gli utili e presumibilmente i prezzi delle azioni nel 2026”, prevede Tognoli. Le opportunità più rilevanti, secondo l’analista, si trovano nei settori tecnologici e, in particolare, nell’infrastruttura legata all’intelligenza artificiale, come i data center di nuova generazione.
Gli investitori sembrano aver colto queste prospettive. “Vediamo gli investitori mantenere l’esposizione al tema dell’intelligenza artificiale e allocare la piena ponderazione di mercato ai settori della tecnologia e dei servizi di comunicazione”, dichiara Tognoli.
A rafforzare il quadro concorrono anche politiche economiche più favorevoli. “Riteniamo che gli effetti positivi derivanti da tagli fiscali, deregolamentazione e tassi di interesse più bassi si rafforzino a vicenda”, aggiunge l’analista. Le imprese, grazie agli incentivi sugli investimenti, potrebbero accelerare modernizzazione ed espansione.
Per Tognoli, i benefici non riguarderanno soltanto la tecnologia: “Siamo convinti che un miglioramento dell’economia e il tema generale dell’intelligenza artificiale andranno a vantaggio del settore finanziario, insieme ai settori industriale e dei servizi di pubblica utilità”.
Se queste previsioni saranno confermate, i due bracci della K — quello che sale e quello che scende — potrebbero iniziare ad avvicinarsi, riducendo almeno in parte le disuguaglianze e creando nuove opportunità sia per i consumatori sia per gli investitori.
