Giornata oggi piuttosto densa sul fronte macro, con il protagonismo quasi assoluto degli Stati Uniti e un ruolo di contorno per l’Europa. Il vero evento della giornata, quello che terrà tutti con gli occhi sul calendario, è l’Employment Situation americano, in uscita alle 14:30. Dopo il dato sorprendentemente debole di luglio (-23mila unità), il mercato si aspetta un rimbalzo verso i 55mila posti di lavoro creati ad agosto, con il tasso di disoccupazione fermo al 4,1% e i salari orari medi in crescita intorno allo 0,3% mensile.
Secondo Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, “Non è solo una questione di numero assoluto, ma conta moltissimo la qualità del dato, le eventuali revisioni dei mesi precedenti e soprattutto l’andamento delle retribuzioni”. Il report di oggi potrebbe quindi determinare le prossime mosse della Fed e influenzare in modo significativo i mercati valutari e obbligazionari.
Dollaro e tassi: i due possibili scenari
Gli analisti hanno individuato due possibili scenari contrapposti. Tognoli spiega che “Un payroll più debole del previsto, o salari che continuano a raffreddarsi, darebbe fiato alle aspettative di stabilità dei tassi da parte della Fed e potrebbe indebolire il dollaro“. In questo caso, i mercati potrebbero interpretare il dato come un segnale di rallentamento economico tale da indurre la banca centrale americana a mantenere una politica monetaria accomodante.
Al contrario, avverte l’esperto, “un numero solido accompagnato da una crescita salariale ancora vivace manterrà i tassi americani più alti più a lungo e sosterrà la valuta“. Questo secondo scenario implicherebbe un rafforzamento del biglietto verde e potrebbe generare volatilità sui mercati azionari, preoccupati per il perdurare di condizioni finanziarie restrittive.
Europa: vendite al dettaglio sotto i riflettori
Sul fronte europeo la mattinata è più leggera. Eurostat pubblica le vendite al dettaglio di luglio, con il consenso che punta a un modesto rimbalzo dopo alcuni mesi piuttosto fiacchi. Secondo Tognoli, “È un dato utile per capire come sta tenendo il consumatore europeo in un contesto di tassi ancora elevati e crescita anemica, ma difficilmente sarà in grado di spostare gli equilibri di mercato da solo“. L’indicatore resta quindi “un pezzo del puzzle, non il pezzo principale”, in una settimana già dominata dalle attese per i dati statunitensi.
Il messaggio di Jackson Hole e il futuro della politica economica
L’attenzione degli operatori resta comunque focalizzata sulle banche centrali. È innegabile che i responsabili delle politiche fiscali e monetarie continuino ad essere al centro dell’attenzione. E questo è stato particolarmente evidente quando il presidente della Fed Warsh, è salito sul palco del simposio annuale di politica economica di Jackson Hole, e ha fornito spunti sia sui principi che, a suo avviso, dovrebbero guidare il quadro di politica monetaria, sia sulla sua attesissima valutazione dell’attuale economia statunitense.
Nel loro insieme, questi sviluppi contribuiscono a definire la domanda che Tognoli ritiene più importante per gli investitori: “come l’economia e i mercati passeranno da un’era post-crisi finanziaria globale (GFC) caratterizzata da un aggressivo sostegno monetario e fiscale a un’era in cui entrambi gli strumenti di politica economica potrebbero essere più limitati e cosa ciò significhi nel breve termine per la crescita, l’inflazione, i tassi di interesse e la leadership di mercato”. Una transizione epocale che gli investitori dovranno imparare a gestire nei prossimi mesi, con il mercato del lavoro americano che rappresenta oggi uno dei termometri più affidabili per orientarsi in questa nuova fase.
