Articolo tratto dal blog di Banca Generali
A prima vista, gli ultimi giorni dell’estate 2026 sembrano consegnare agli investitori un quadro quasi rassicurante: le Borse restano vicine ai massimi storici, l’inflazione è tornata su livelli più gestibili e l’economia globale continua a espandersi, pur con ritmi molto diversi da un’area all’altra del mondo. Ma sotto la superficie apparentemente ordinata dei listini si muove qualcosa di più profondo. L’equilibrio che aveva accompagnato i mercati negli ultimi anni sta lasciando spazio a una nuova fase, in cui non basta più inseguire i grandi vincitori della tecnologia americana per intercettare la crescita. Tra intelligenza artificiale, infrastrutture digitali, ritorno dell’industria e nuove esigenze di sicurezza, gli investitori sono chiamati a leggere con maggiore attenzione i cambiamenti strutturali che stanno ridisegnando l’economia globale.
Alla ricerca di nuovi driver
Le prossime mosse di Federal Reserve e Banca Centrale Europea continueranno inevitabilmente a influenzare il sentiment degli investitori, ma “la vera partita si giocherà altrove: nella capacità di individuare i nuovi motori della crescita mondiale. Se negli ultimi anni era sufficiente esporsi alla tecnologia americana per beneficiare della crescita dei mercati, oggi il quadro è diventato molto più articolato”, commenta Luca Longhi, Head of Total Return Portfolio di Banca Generali.
L’intelligenza artificiale continua a essere il fenomeno dominante e il simbolo di questa rivoluzione resta Nvidia, tra i titoli che più hanno beneficiato dell’enorme domanda di capacità di calcolo generata dall’AI.
AI oltre i chip
Ma, avverte Longhi, “limitarsi a guardare i protagonisti più noti rischia di essere riduttivo. La vera opportunità potrebbe risiedere nell’intero ecosistema che sostiene questa rivoluzione: data center, reti di trasmissione dati, infrastrutture energetiche, sistemi di raffreddamento, software industriali e automazione. Per ogni euro investito nell’intelligenza artificiale sarà infatti necessario investire molto di più nelle infrastrutture che la rendono possibile”.
È proprio per questo motivo che molti analisti continuano a vedere potenziale nei comparti legati all’automazione industriale, alla robotica e alle reti elettriche, destinati a beneficiare di un ciclo di investimenti che potrebbe accompagnare l’economia globale per molti anni.
Il ritorno dell’industria
Accanto alla tecnologia si sta affermando con forza un secondo grande trend: il ritorno dell’industria. “Dopo decenni di globalizzazione e delocalizzazione produttiva, sicurezza energetica, indipendenza tecnologica e resilienza delle catene di approvvigionamento stanno riportando al centro le imprese manifatturiere”, commenta l’esperto di Banca Generali.
In questo contesto il settore della difesa è diventato uno dei principali vincitori dell’anno. In Europa nomi come Leonardo e Rheinmetall sono stati tra i maggiori beneficiari dell’aumento della spesa militare da parte dei governi occidentali, un fenomeno che molti osservatori considerano strutturale più che congiunturale.
“La crescita degli ordini, la maggiore visibilità sui ricavi futuri e la crescente attenzione alla sicurezza nazionale continuano a rappresentare driver di lungo periodo che potrebbero sostenere il comparto anche nei prossimi anni”, aggiunge il gestore.
C’è chi arranca
Naturalmente non tutte le aree del mercato hanno vissuto un anno positivo. Alcuni segmenti dell’automotive tradizionale e parte dei consumi discrezionali hanno mostrato una maggiore difficoltà nel tenere il passo dei leader di mercato: gruppi europei come Volkswagen, Stellantis, BMW e Mercedes-Benz sono rimasti sotto pressione.
Una debolezza dovuta “alla concorrenza sempre più aggressiva dei produttori cinesi nell’elettrico e nell’ibrido, più competitivi su prezzi, batterie e software; ai costi industriali ancora elevati e ai margini in contrazione. Allo stesso modo, alcuni marchi legati al lusso accessibile hanno risentito di consumatori più selettivi, della normalizzazione della domanda post-pandemia e di una crescita meno brillante in Cina”, continua Longhi.
Allargare l’orizzonte
Di fronte a questo scenario, “il messaggio lanciato dai mercati appare piuttosto chiaro: viene premiata la crescita degli utili, la capacità di innovare e l’esposizione ai grandi megatrend globali, mentre c’è sempre meno spazio per modelli di business privi di chiari fattori di accelerazione”, avverte il gestore.
Per il gestore, dal punto di vista geografico gli Stati Uniti continuano a rappresentare il mercato di riferimento grazie alla leadership tecnologica e alla straordinaria capacità delle imprese di generare utili. Tuttavia, “dopo anni di sovraperformance, sempre più investitori stanno ampliando il proprio raggio d’azione. L’Europa, spesso trascurata nell’ultimo decennio, offre valutazioni mediamente più contenute e potrebbe beneficiare sia del ciclo degli investimenti infrastrutturali sia della crescita della spesa per difesa e sicurezza. Ancora più interessante appare il Giappone, una delle sorprese positive degli ultimi anni, sostenuto dalle riforme di governance societaria e dal crescente interesse degli investitori internazionali”, prosegue Longhi.
Sguardo sempre al futuro
La vera sfida dell’autunno, dunque, non sarà individuare il singolo titolo vincente, ma comprendere quali cambiamenti strutturali continueranno a generare valore negli anni a venire. Intelligenza artificiale, infrastrutture digitali, transizione energetica, automazione industriale, difesa e sicurezza sono i grandi temi che stanno già ridisegnando l’economia globale.
“Chi saprà guardare oltre le mode di breve periodo e concentrarsi sui trend di lungo termine potrebbe trovare proprio in questa fase di mercato le opportunità più interessanti. Perché se è vero che i mercati hanno già corso molto, è altrettanto vero che le rivoluzioni economiche più importanti non si esauriscono in pochi trimestri. E quella che stiamo vivendo oggi potrebbe essere soltanto all’inizio”, conclude Longhi.
