I conti del secondo trimestre dei principali gruppi internazionali della difesa hanno dipinto un quadro inequivocabile. La domanda di missili, intercettori, radar e sistemi di difesa aerea continua a crescere senza sosta, trainata dai conflitti in corso e dalla necessità di ricostituire scorte che si stanno rapidamente esaurendo. Lockheed Martin, RTX e Thales hanno tutte riportato risultati solidi, accompagnati da un aumento della produzione e da un’impennata degli ordini che lascia presagire un futuro ancora più dinamico per il settore.
I numeri parlano chiaro: balzo in Borsa e ricavi in crescita
Le reazioni dei mercati sono state immediatamente positive. Le azioni di Lockheed Martin e RTX hanno registrato rialzi rispettivamente dell’11% e del 7% nella giornata di ieri, subito dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali. Un dato, questo, che riflette la fiducia degli investitori nella solidità e nelle prospettive di crescita dei due giganti americani.
Sulla stessa scia, anche le azioni del gruppo francese Thales sono salite di circa il 5%, a dimostrazione che il trend positivo coinvolge l’intero comparto a livello globale. Thales, nel dettaglio, ha riportato ricavi semestrali per 10,95 miliardi di euro, in crescita del 6,7% su base annua, e nuovi ordini per 12,47 miliardi, con un incremento del 21%. Ancora più significativo è il dato relativo agli ordini provenienti dal Medio Oriente, che hanno raggiunto 1,24 miliardi di euro, registrando un aumento di circa il 200% rispetto all’anno precedente. L’Europa, intanto, ha rappresentato il 56% dei nuovi ordini e il 64% delle vendite, confermando che il riarmo europeo continua a tradursi concretamente in contratti e ricavi.
Il problema delle scorte: la “magazine depth” al centro delle preoccupazioni
Il dato più significativo emerso dai conti dei tre colossi riguarda però la necessità di aumentare la cosiddetta “magazine depth”, ossia la disponibilità di scorte più ampie di missili e intercettori. Non si tratta più solo di produrre nuovi sistemi, ma di ricostituire rapidamente i magazzini, che i conflitti recenti hanno dimezzato. Come ha sottolineato Tom Bailey, Head of Research di HANetf, “si stima che il conflitto in corso con l’Iran possa aver consumato oltre la metà delle scorte statunitensi precedenti alla guerra per alcune munizioni chiave”. Per ricostituire le dotazioni di sistemi come Patriot e THAAD, secondo il responsabile della ricerca, “potrebbero essere necessari almeno tre anni”. Un lasso di tempo che spinge i produttori ad accelerare i ritmi produttivi.
Le divisioni missilistiche trainano la crescita
I produttori stanno rispondendo all’urgenza aumentando la capacità industriale. Le divisioni dedicate ai missili e al fuoco controllato sono state i veri motori della crescita nel secondo trimestre. Missiles and Fire Control, la divisione di Lockheed Martin, ha registrato la crescita più rapida del trimestre, con vendite in aumento del 19% su base annua. Questo risultato è stato sostenuto principalmente dalla maggiore produzione di intercettori PAC-3 e THAAD e di missili PrSM.
La stessa tendenza si osserva in Raytheon, la divisione di RTX attiva nei sistemi missilistici e di difesa aerea, che ha fatto segnare una crescita delle vendite del 18%, grazie ai maggiori volumi dei programmi Patriot, Standard Missile e AMRAAM. RTX ha inoltre dichiarato di aver più che raddoppiato nel primo semestre la produzione delle munizioni critiche di Raytheon. Numeri che confermano come i sistemi di difesa aerea e i missili siano diventati la priorità assoluta per gli Stati Uniti e i suoi alleati. Bailey ha poi ricordato come “Lockheed Martin ha firmato un accordo pluriennale da 35 miliardi di dollari per il sistema THAAD” e stia “collaborando con Rheinmetall per avviare la produzione di ATACMS in Europa”.
Una corsa globale: Usa, Europa e Medio Oriente
Il quadro che emerge dai risultati delle tre società è quello di una dinamica comune e condivisa a livello globale. La priorità non è soltanto quella di acquistare nuovi sistemi, ma di ampliare rapidamente la capacità produttiva, ricostituire le scorte e rafforzare le difese aeree in tre aree strategiche: Stati Uniti, Europa e Medio Oriente. In quest’ultima regione, la presenza di Thales è particolarmente significativa, con sistemi come i radar di sorveglianza aerea Ground Master, utilizzati per rilevare e tracciare droni e altre minacce aeree. L’aumento degli ordini provenienti dal Medio Oriente, che ha toccato quota 1,24 miliardi di euro, rappresenta un segnale chiaro della crescente instabilità e della conseguente richiesta di sistemi di difesa avanzati.
Le prospettive future: un settore in continua espansione
Le prospettive per il settore della difesa appaiono quindi estremamente rosee. La domanda di missili e sistemi di difesa aerea è destinata a rimanere elevata nel medio-lungo termine, alimentata non solo dai conflitti in corso, ma anche dalla necessità di ammodernare gli arsenali e di far fronte a nuove minacce, come quelle rappresentate dai droni e dai missili ipersonici. I principali gruppi internazionali stanno investendo massicciamente per aumentare la capacità produttiva e ridurre i tempi di consegna, consapevoli che la corsa agli armamenti è appena iniziata.
Bailey ha infine concluso che “i risultati delle tre società evidenziano una dinamica comune: la priorità non è soltanto acquistare nuovi sistemi, ma ampliare rapidamente la capacità produttiva, ricostituire le scorte e rafforzare le difese aeree negli Stati Uniti, in Europa e in Medio Oriente”. Parole che riassumono perfettamente lo stato dell’arte di un comparto che, tra tensioni geopolitiche e necessità di sicurezza, si conferma un pilastro fondamentale delle economie occidentali.
