Le aziende europee continuano a puntare con forza sui riacquisti di azioni proprie (buyback) per sostenere i corsi e remunerare gli azionisti, e le premesse per il 2026 restano solide. È quanto emerge dall’ultimo “Buyback Monitor” di Barclays, secondo il quale “i buyback restano una forza potente per le azioni europee, senza segni di rallentamento”.
I dati di novembre: esecuzioni vicino ai massimi
A novembre, le società dell’indice STOXX 600 hanno riacquistato azioni per 19,3 miliardi di euro, un valore prossimo ai massimi pluriennali. I settori più attivi sono risultati il finanziario, l’energy e l’industriale. I buyback hanno generato il 2,3% del volume di scambio delle azioni europee lo scorso mese, “sottolineando il loro ruolo di driver chiave di liquidità”, scrivono gli analisti. Anche gli annunci sono stati consistenti, a 18 miliardi di euro.
Il “serbatoio” per il 2026 è ancora pieno
Il report sottolinea come circa il 70% dei programmi di buyback annunciati per il 2026 non sia stato ancora eseguito, lasciando un ampio potenziale di fuoco per sostenere i mercati.
Inoltre, il modello probabilistico di Barclays indica che potrebbero essere annunciati ulteriori 50 miliardi di euro di nuovi programmi nel primo trimestre del 2026, con Finanziari ed Energia ancora in prima linea. “Questo prepara la scena affinché i buyback rimangano un tema principale per le azioni europee nel 2026”, si legge nello studio.
Fondamenta solide: cassa, utili e tassi in calo
La sostenibilità dei buyback (e dei dividendi) è supportata da “cuscinetti di cassa sani” e dal previsto alleggerimento degli oneri finanziari man mano che la BCE taglierà i tassi. La crescita attesa degli utili per azione (EPS) nel 2026 aggiungerà ulteriore spazio per la distribuzione di capitale. “Le società europee mantengono posizioni di cassa forti”, affermano gli esperti di Barclays, notando come il contante delle società non finanziarie equivalga all’11% delle attività, ben sopra le medie storiche.
La divergenza regionale e il nodo Francia
A livello geografico, Norvegia, Regno Unito e Portogallo mostrano i rendimenti totali per l’azionista più elevati. La Francia, invece, è in ritardo a causa del dibattito sull’aumento dell’imposta sui buyback al 33%, proposta nel bilancio 2026, che ha frenato le strategie di riacquisto.
Tuttavia, gli analisti vedono una possibile svolta: “Riteniamo che la revisione del Senato entro metà dicembre potrebbe attenuare il rischio politico e invertire la sottoperformance”, osservano. Il Senato, visto come più favorevole al business, ha già respinto la sovrattassa sulle società la scorsa settimana, lasciando intravedere la possibilità che la misura venga modificata o eliminata.
Dividendi in crescita nel 2026
Anche i dividendi dovrebbero beneficiare del recupero degli utili atteso per il 2026. Secondo il consenso IBES, i pagamenti dello STOXX 600 aumenteranno dell’8% il prossimo anno, mentre Barclays prevede una crescita più moderata al 5%. I future sui dividendi per il 2026-27 scambiano a premi storicamente elevati rispetto alle attese, segnalando un sentimento ottimista.
In conclusione, per Barclays il quadro per i riacquisti azionari in Europa resta robusto, sostenuto da fondamentali aziendali solidi, un ampio bacino di programmi da attuare e un contesto macroeconomico che lascia spazio alla distribuzione di capitale. La vigilanza resta alta sulla possibile evoluzione della politica fiscale in Francia, che potrebbe trasformarsi da rischio a opportunità.
