Secondo il “Global Outlook 2026” di BNP Paribas, l’economia mondiale si trova in un “good place” – un luogo felice – per citare la frase della Presidente della BCE Christine Lagarde. L’attività economica globale dovrebbe mantenere un solido slancio nel prossimo anno, sostenuta da politiche accomodanti, bilanci familiari solidi e investimenti legati all’intelligenza artificiale. Tuttavia, gli analisti avvertono: i rischi, dall’inflazione persistente a possibili correzioni dei mercati, non sono del tutto scongiurati.
Il motore europeo si riaccende
La visione più marcata e controcorrente della banca francese riguarda proprio l’Eurozona. Mentre molti sono scettici, BNP Paribas prevede una crescita del PIL dell’1,5% nel 2026, superiore alle attese del mercato. “Il nostro punto di vista non consensuale più pronunciato è sull’area euro, dove ci aspettiamo che lo stimolo fiscale – principalmente in Germania – guidi una crescita più forte di quanto molti altri previsori prevedano”, scrivono gli esperti del team Markets 360. La combinazione di stimolo fiscale tedesco, politiche monetarie più accomodanti e prezzi energetici contenuti dovrebbe far ripartire il motore continentale.
Inflazione: la discesa non è una vittoria
Sebbene l’inflazione globale sia destinata a rallentare ulteriormente, non lo farà abbastanza da rimuovere lo spettro di una dinamica persistentemente al di sopra dei target delle banche centrali.
“Negli Stati Uniti e in Giappone esemplificano questo modello: in entrambe le economie, l’inflazione è ancora sopra l’obiettivo, e prevediamo che vi rimanga per tutto il nostro orizzonte di previsione 2026-27”, si legge nel rapporto. A contenere i prezzi contribuirà a lungo termine il boost di produttività legato all’AI, ma a breve spese per la difesa, pressioni sull’energia e politiche di autonomia strategica potrebbero esercitare spinte al rialzo.
Banche centrali: la fase di allentamento volge al termine
La maggior parte degli istituti centrali manterrà un orientamento all’allentamento, con la notevole eccezione del Giappone, che secondo BNP Paribas è “ben indietro rispetto alla curva” e avvierà un ciclo di rialzi dei tassi. La Fed dovrebbe tagliare ancora modestamente, portando i tassi federali al 3,50% a fine 2026. Per la BCE, invece, il prossimo movimento sarà un rialzo, ma non prima del secondo semestre del 2027.
Mercati: espansione e opportunità selettive
Il quadro macroeconomico rimane coerente con il regime di espansione nel framework BERT della banca, tipicamente pro-risk, ribassista sulla duration (obbligazioni a lunga scadenza) e negativo per il dollaro USA. Gli analisti si aspettano un riaccelerazione dei mercati azionari dopo la fase di consolidamento in corso, con target a 12 mesi di 7.500 per l’S&P 500 e 650 per lo STOXX 600. Restano rialzisti sul credito, con opportunità primarie nel segmento High Yield. E sul fronte obbligazionario, prevedono poi rendimenti in salita alle scadenze lunghe (curve che si “impennano”), nonostante un calo moderato dell’emissione netta dei Paesi del G4. L’enorme aumento dell’offerta di titoli di stato tedeschi rende la duration core europea il settore più visto al ribasso.
Rischi chiave all’orizzonte
BNP Paribas identifica tre rischi principali per il proprio scenario base:
- Una correzione del mercato azionario guidata dall’AI: un unwinding eccessivo del tema AI potrebbe ledere consumi e investimenti, ma la Fed avrebbe spazio per tagli aggressivi, limitando il downside.
- Una ripresa dell’inflazione: potrebbe essere innescata da uno stimolo monetario eccessivo negli USA, da shock geopolitici sui prezzi dell’energia (Medio Oriente, Russia-Ucraina) o da dinamiche interne ai mercati emergenti, in particolare in paesi come Ungheria, Polonia, Colombia e Brasile.
- Rinnovata incertezza sulle politiche commerciali: una sentenza della Corte Suprema USA che dichiarasse incostituzionali i dazi reciproci potrebbe riaccendere l’incertezza, con ripercussioni negative su fiducia e crescita.
Previsioni chiave per il 2026
- Crescita PIL (media annua): USA 1,9%, Eurozona 1,5%.
- Inflazione CPI (media annua): USA 3,1%, Eurozona 1,9%.
- Tassi di policy (fine anno): Fed 3,25-3,50%, BCE 2,00%.
- Petrolio Brent (media Q4 2026): 63 dollari al barile.
- Cambio EUR/USD (fine anno): 1,20.
In conclusione, il 2026 si prospetta come un anno di resilienza e crescita moderata, con l’Eurozona potenziale sorpresa positiva. Tuttavia, il percorso è lastricato di rischi, e la capacità di navigare tra persistenza inflazionistica, tensioni geopolitiche e possibili scossoni dei mercati resterà la prova del fuoco per investitori e policymaker.
