Valute: l’outlook di Ubs GWM in vista del 2026

Il dollaro statunitense prosegue il suo anno difficile. Il Dollar Index, che misura la valuta americana rispetto a un paniere di sei valute, è calato ulteriormente lunedì, dopo il calo dello 0,7% della scorsa settimana, il peggiore declino settimanale in quattro mesi. Con un deprezzamento superiore all’8% da inizio anno, il dollaro è sulla buona strada per la performance annuale più debole dal 2017. Contestualmente, l’oro ha superato i 4.250 dollari l’oncia all’inizio della settimana, sostenuto dalla rinnovata fiducia in imminenti tagli dei tassi da parte della Fed.

I commenti della Fed in vista della decisione di dicembre sono stati contrastanti, ma i mercati monetari mostrano maggiore convinzione, valutando ora un’87% di probabilità di un taglio di 25 punti base a dicembre, in netto aumento dal 40% circa di poco più di una settimana fa.

Tre fattori per un dollaro più debole

“Sebbene riteniamo che gran parte del deprezzamento del dollaro sia già alle spalle, vediamo spazio per un’ulteriore debolezza nei prossimi mesi”, afferma Mark Haefele, Chief Investment Officer di UBS Global Wealth Management, che di seguito eleca tre i fattori chiave che supportano questa view:

  1. I dati macro statunitensi, nonostante le lacune, supportano l’allentamento della Fed. Il recente shutdown governativo di 43 giorni ha ritardato dati chiave, ma il Beige Book della Fed e altri indicatori alternativi segnalano un raffreddamento del mercato del lavoro, offrendo spazio per un taglio.
  2. Il possibile nuovo vertice della Fed potrebbe accentuare la tendenza accomodante. Kevin Hassett, visto come “dovish” e allineato con l’amministrazione Trump, è considerato il favorito per succedere a Jerome Powell. La sua nomina rafforzerebbe le attese di un ciclo di tagli più aggressivo.
  3. La diversificazione strutturale lontano dal dollaro non si invertirà rapidamente. Banche centrali e investitori privati continuano a ridurre l’esposizione alla valuta USA, spinte dai deficit gemelli (fiscale e delle partite correnti) e dalle valutazioni elevate. Contemporaneamente, altre banche centrali, come quella della Nuova Zelanda e del Giappone, segnalano una pausa o una svolta “hawkish”, riducendo i differenziali di rendimento a favore del dollaro.

Implicazioni per gli investitori

Alla luce di questo scenario, Ubs GWM mantiene una valutazione “Non Attraente” per il dollaro USA. Al contrario, considera “Attraenti” l’euro, il dollaro australiano e la corona norvegese. E preferice posizioni lunghe su valute emergenti ad alto rendimento rispetto a quelle a basso rendimento.

L’oro resta un bene rifugio chiave

La debolezza del dollaro, i rendimenti reali più bassi e le incertezze geopolitiche continuano a sostenere la domanda di oro, cheUbs GWM valuta come “Attraente” con un obiettivo di 4.500 dollari l’oncia per la metà del 2026.

Il lato positivo per le azioni USA

Il deprezzamento del dollaro è un vento favorevole per gli utili delle società statunitensi, poiché i ricavi esteri si traducono in profitti più elevati quando convertiti in valuta locale. “Ci aspettiamo un crescita dell’11% degli utili per azione dell’S&P 500 quest’anno e del 10% nel 2026, un percorso che potrebbe portare l’indice a 7.700 punti entro la fine del 2026”, avverte Haefele.

Lo Yen in attesa della Bank of Japan

Le dichiarazioni del Governatore della Banca del Giappone, Kazuo Ueda, sui “pro e contro” di un rialzo dei tassi a dicembre hanno spinto lo yen verso l’alto. “Pur non essendo il nostro scenario base, un rafforzamento sostenuto dello yen è un rischio da monitorare, poiché potrebbe pesare sulle valutazioni azionarie giapponesi”, afferma Haefele.