L’OPEC+ ha scelto la prudenza. Nel meeting del 30 novembre, il Cartello ha confermato lo stop all’aumento della produzione per il primo trimestre 2026. Una decisione che, secondo gli esperti di Equita, è motivata da ragioni stagionali e dall’incertezza crescente legata all’offerta russa, tra sanzioni e possibili sviluppi geopolitici. Una prudenza che riflette anche un contesto di mercato percepito come più fragile.
Le prospettive per il 2026 restano tuttavia tutt’altro che allineate. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) stima un surplus di circa 4 milioni di barili al giorno, mentre l’OPEC continua a prevedere un mercato sostanzialmente in equilibrio. Una divergenza che sottolinea l’elevata incertezza che caratterizza i prossimi mesi.
Oltre al freeze produttivo, il Cartello ha poi varato un nuovo meccanismo di revisione delle capacità produttive sostenibili (MSC) a partire dal 2027, pensato per premiare i Paesi che investono nell’upstream e per riallineare più efficacemente le quote future alla reale capacità operativa.
Sul fronte geopolitico, nuovi eventi hanno intanto aggiunto tensione ai mercati petroliferi. Il Caspian Pipeline Consortium ha interrotto le attività nel terminal russo sul Mar Nero dopo un attacco ucraino, bloccando flussi equivalenti a oltre l’1% dell’offerta globale. Una dinamica che, come osservano gli esperti di Equita, ha contribuito a sostenere il Brent e ad annullare il recente sentiment ribassista, che prevedeva un ritorno più consistente del petrolio russo sui mercati grazie a un possibile avanzamento nei negoziati di pace.
Nel breve termine, l’aumento dei volumi OPEC e l’incremento delle scorte potrebbero esercitare pressioni al ribasso sui prezzi del greggio nella prima metà del 2026. Tuttavia, ricordano gli esperti di Equita, la produzione effettiva del Cartello resta ancora al 75-80% delle quote ufficiali, indicando una spare capacity più ridotta del previsto. Un elemento che, nel medio termine, potrebbe offrire un sostegno non trascurabile ai prezzi.
