Oro: ecco perché non è speculazione ma difesa strategica

L’oro ha rotto più di una volta gli schemi, superando quota 5.000 dollari e spingendosi fino a sfiorare i 5.500. Un’impennata che molti hanno etichettato come speculazione, ma che secondo Daniel Marburger, CEO di StoneX Bullion, affonda le radici in fattori profondi e destinati a durare.

«Ripercorrendo quanto accaduto sul mercato dell’oro da inizio anno, un elemento strutturale che ha contribuito in modo significativo al rally di gennaio sono le riserve delle banche centrali dei Paesi emergenti», spiega Marburger in un commento diffuso nei giorni scorsi. Dal 2022, gli acquisti ufficiali hanno superato le 1.000 tonnellate annue, posizionandosi ben al di sopra della media di lungo periodo. «Non si tratta di una domanda marginale ma di una riallocazione strutturale».

La mossa della Cina e il doppio canale della domanda

Tra i protagonisti di questa fase spicca Pechino. La Cina gioca infatti un doppio ruolo: da un lato la People’s Bank of China che «diversifica strategicamente le riserve, acquistando lingotti»; dall’altro una «solida domanda privata di gioielleria e prodotti da investimento». Una combinazione che, secondo Marburger, fa sì che «anche modesti spostamenti percentuali dalle riserve in dollari si traducano in acquisti rilevanti di oro, data la dimensione complessiva delle riserve valutarie globali».

Un bene rifugio, ma negoziato in modo liquido

L’accelerazione di gennaio è stata amplificata anche dall’indebolimento del dollaro, che ha reso il metallo più accessibile per altri Paesi. «Tuttavia», avverte il CEO di StoneX Bullion, «il rialzo dell’oro non si esaurisce in una dinamica valutaria: riguarda anche la fiducia nei bilanci pubblici dei Paesi».

Ed è qui che nasce la distinzione tra volatilità e speculazione. «Nonostante i movimenti repentini tra fine gennaio e inizio febbraio, la natura dell’oro non è mutata. Continuiamo a ritenere che l’oro resti fondamentalmente un bene rifugio e un asset di riserva». Marburger riconosce che «poiché è negoziato sui mercati dei derivati altamente liquidi, i movimenti di prezzo nel breve termine possono apparire speculativi», ma precisa: «Esiste però una differenza tra volatilità dei prezzi e valore speculativo. Le banche centrali non acquistano oro per operazioni di breve: lo acquistano come asset di riserva strategica priva di rischio di controparte».

Previsioni: 5.750 dollari nel mirino

Sulla base di questi fondamentali, StoneX Bullion delinea uno scenario preciso per i prossimi mesi. «Nelle nostre previsioni per quest’anno, come scenario di base, prevediamo un intervallo compreso tra 4.700 e 5.750 dollari l’oncia, in assenza di shock sistemici». Il livello di supporto, sottolinea Marburger, «si è chiaramente spostato verso l’alto rispetto ai cicli precedenti». La volatilità resterà, ma è fisiologica: «Volatilità e stagionalità sono caratteristiche intrinseche di qualsiasi materia prima negoziata a livello globale. Ciò che conta è la trasparenza, non l’attenuazione artificiale delle oscillazioni».

I rischi? Tassi reali e politica, ma il trend è rialzista

Nel breve termine, certo, non mancano i pericoli. «Il fattore determinante per il prezzo dell’oro sono i tassi reali», ricorda l’analista. Un loro brusco rialzo potrebbe mettere sotto pressione il metallo, così come un ipotetico «consolidamento fiscale coordinato e credibile nelle principali economie». Ma si tratta, avverte, di evenienze «complesse dal punto di vista politico». E anche il posizionamento dei fondi sui future può amplificare le correzioni, «ma sono rischi ciclici all’interno di un trend strutturale rialzista».

Argento, il fratello più volatile

Nel commento, Marburger dedica infine un passaggio all’argento, che «fonde una componente monetaria con una domanda industriale (solare ed elettronico) e quindi, rispetto all’oro, è più volatile». Una doppia natura che attrae investitori diversi: «Quelli più prudenti iniziano spesso con l’oro, mentre l’argento può offrire una esposizione con beta più elevato per chi è disposto ad accettare oscillazioni di prezzo più ampie».