Criptovalute: Citi rivede al ribasso le stime

Non un’inversione di rotta, ma una significativa normalizzazione delle aspettative. È questa la sintesi del nuovo report di Citi sulle criptovalute, che ha visto la terza banca americana ridurre i target di prezzo a 12 mesi per Bitcoin ed Ethereum, citando un contesto macro e regolatorio meno favorevole del previsto.

La revisione porta la stima centrale (caso base) per il Bitcoin da 143.000 a 112.000 dollari, con un taglio netto di 31.000 dollari. Per Ethereum, il nuovo obiettivo di prezzo scende a 3.175 dollari, in calo rispetto ai 4.304 dollari indicati in precedenza.

Secondo gli analisti dell’istituto, la mossa è stata guidata principalmente da due fattori: il protrarsi dello stallo normativo negli Stati Uniti e un rallentamento più marcato del previsto dei flussi in entrata negli ETF sulle criptovalute. Elementi che hanno costretto i modelli previsionali interni a ricalibrare al ribasso le proiezioni.

Tra scenario “bull” e “bear”

Citi, nel suo report, non si limita al solo caso base, ma delinea una forbice di possibili scenari per i prossimi 12 mesi, a testimonianza dell’elevata volatilità e imprevedibilità che ancora caratterizza il comparto.

Scenario rialzista (Bull Case): qui la fiducia nel settore resta intatta. Il target per il Bitcoin rimane fissato a 165.000 dollari, mentre per Ethereum si punta a 4.488 dollari. Questo scenario è legato a un rapido sblocco normativo e a una rinnovata ondata di acquisti istituzionali.

Scenario ribassista (Bear Case): all’opposto, l’ipotesi negativa prevede un possibile arretramento del Bitcoin verso i 58.000 dollari. Per Ethereum, il quadro è ancora più cupo, con un target a 1.198 dollari, significativamente sotto i valori correnti. Questo scenario è legato all’eventualità di una fase recessiva dell’economia globale, che gli analisti, per ora, non considerano come l’ipotesi più probabile, ma che rimane “un’opzione da monitorare”.

Il nodo regolatorio e gli ETF

Il cuore della revisione di Citi risiede nell’analisi del contesto attuale. Le aspettative del mercato, spiega la banca, avevano scommesso su un’ondata regolatoria favorevole agli asset digitali in arrivo da Washington. Un cambio di passo che, al momento, non si è materializzato.

A questo si aggiunge l’indebolimento della domanda istituzionale veicolata dagli ETF, che era stata finora uno dei pilastri degli scenari più ottimistici. Con il venir meno di quella spinta propulsiva, gli analisti del gruppo hanno trovato meno giustificazioni per mantenere obiettivi di prezzo così ambiziosi.

Per molti operatori istituzionali, le previsioni di Citi rappresentano un riferimento chiave nella costruzione dei portafogli. Il notevole divario tra scenari rialzisti e ribassisti riflette l’incertezza che ancora circonda il comparto. Qualsiasi movimento concreto sul fronte normativo USA potrebbe spostare rapidamente le probabilità verso la fascia alta delle valutazioni, mentre un prolungato immobilismo potrebbe avvicinare il mercato agli esiti più prudenti.

Per il momento, il mercato è chiamato a confrontarsi con una visione più misurata, in attesa di capire se i fattori macro e regolatori permetteranno di colmare la distanza tra i prezzi attuali e i nuovi target.