Nelle 12 ore successive alla dichiarazione di tregua tra le forze statunitensi e quelle iraniane, il Bitcoin ha registrato un andamento di prezzo in linea con quello dei maggiori mercati, dimostrando ancora una volta quanto oggi questi siano altamente influenzati dal susseguirsi di aggiornamenti sul fronte geopolitico.
La criptovaluta ha fatto segnare un balzo del 4%, andando a toccare la soglia critica dei 72mila-73mila dollari. Sebbene successivamente sia scesa a livelli più bassi (seppure positivi), il solo fatto che si sia nuovamente raggiunto questo intervallo di prezzo è un risultato da non trascurare anche da un punto di vista psicologico, in quanto è stato sia il massimo dell’epoca precedente l’elezione di Trump, sia il punto di partenza da cui poi è nato il rally del 2025.
La fragilità del cessate il fuoco
Tuttavia, la cautela rimane d’obbligo. A spiegarlo è Stephen Coltman, Head of Macroeconomics di 21Shares: “E’ ancora il caso di prestare molta attenzione”. Coltman sottolinea come, con il passare delle ore, sia stato sempre più chiaro come il cessate il fuoco raggiunto sia in realtà estremamente fragile, con attacchi israeliani registrati non solo in Libano, ma anche contro l’Iran stesso; attacchi a cui Teheran ha risposto imponendo l’alt ad alcune navi. “Per questo motivo – aggiunge l’analista – riteniamo improbabile che assisteremo a una nuova crescita esplosiva in tempi brevi se prima il Bitcoin non dimostrerà di riuscire a mantenere il suo valore attorno ai 69mila-70mila dollari. Non solo; se la tregua avesse breve durata, è probabile che il prezzo scivoli fino a 66mila dollari”.
Gli scenari per il lungo periodo
Secondo Coltman, anche per il più lungo periodo l’andamento della maggiore valuta digitale dipenderà principalmente, se non totalmente, dalla capacità della diplomazia di far fronte a queste ultime frizioni e di scongiurarne altre. Lo scenario rialzista è delineato con precisione: se le armi dovessero tacere per un periodo di tempo abbastanza lungo da raggiungere la fine totale delle ostilità, allora potremmo assistere a una crescita del mercato del Bitcoin articolata in tre fasi. Prima, un ritorno stabile alla soglia 72mila-73mila dollari per preparare la spinta verso i 75mila. Poi, una volta raggiunti i 75mila dollari, un’ulteriore espansione dovrebbe essere sostenuta da un elevato livello di volumi scambiati. Infine, se gli scambi al punto precedente dovessero essere abbastanza consistenti da superare la soglia critica degli 80mila dollari, allora si assisterebbe all’arrivo di nuovi player che sposterebbe rapidamente il nuovo prezzo di equilibrio nella fascia 85mila-90mila dollari.
Il sostegno degli ETF e la variabile Clarity Act
Questo possibile percorso, spiega ancora l’head of macroeconomics di 21shares, è sostenuto anche dai dati sui flussi negli ETF e on chain. Nell’ultimo mese si sono registrati 1,5 miliardi di dollari di inflow netti verso i prodotti quotati e i maggiori investitori in Bitcoin hanno accresciuto le loro partecipazioni fino al 6% da inizio 2026, a dimostrazione della forte domanda che ancora caratterizza il settore. “Se poi, oltre alla conclusione del conflitto, dovesse arrivare anche l’approvazione definitiva da parte di Washington del Clarity Act entro giugno – conclude Coltman – allora sarebbe possibile vedere il Bitcoin chiudere questo trimestre attorno ai 100mila dollari, ma questo al momento rimane uno scenario molto ottimistico”.
