Wall St. festeggia il Governo diviso: i mercati odiano l’incertezza più di qualsiasi esito elettorale

I mercati azionari hanno ieri archiviato una seduta nettamente positiva all’indomani delle elezioni di midterm americane, nonostante il cambio di maggioranza sia alla Camera sia al Senato. A spiegare le ragioni di questo andamento è Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, secondo il quale “i motivi sono diversi” e vanno letti in chiave di attesa e di reazione degli investitori.

La fine dell’incertezza politica

Il primo fattore individuato da Tognoli è la fine dell’incertezza politica. “I risultati sono stati decisivi e chiari”, osserva l’analista, ricordando che “i mercati odiano l’incertezza più di qualsiasi esito specifico”. Una volta noto il quadro, cioè un Governo diviso, “i future che erano scesi anche del 2% nella notte si sono ribaltati in positivo”. Storicamente, aggiunge Tognoli, “le azioni tendono a salire dopo le midterm proprio perché l’evento pulisce il quadro”.

Il Governo diviso e lo stallo legislativo

Il secondo elemento è il cosiddetto gridlock, lo stallo legislativo. “Trump resta presidente e ha il potere di veto”, spiega Tognoli, mentre “i Democratici controllano il Congresso ma non hanno i numeri per superare facilmente i veti”. Questo significa, secondo l’analista, “meno probabilità di politiche estreme (nuovi tagli fiscali massicci, dazi aggressivi o spesa pubblica incontrollata), minore rischio di scossoni legislativi, maggiore prevedibilità”. E conclude: “I mercati storicamente preferiscono questo equilibrio rispetto a un controllo totale di un solo partito”.

La reazione di Trump

Un terzo fattore è la reazione del presidente. Trump “ha accettato i risultati e ha dichiarato di essere disposto a collaborare con i Democratici”, ricorda Tognoli, sottolineando che “questo ha ridotto i timori di scontri istituzionali prolungati e ha calmato gli investitori”.

Il crollo del petrolio

Sul fronte delle materie prime, il voto “è stato interpretato come un rifiuto della guerra in Iran”, tanto che “lo stesso vice presidente JD Vance e Trump hanno collegato la sconfitta a questo tema”. Il risultato è stato un crollo del greggio “fino al -9%”. Per Tognoli, “un petrolio più basso aiuta a contenere l’inflazione e sostiene i consumi, ed è visto positivamente dalle borse”.

Le rinnovabili e i numeri di Wall Street

La seduta ha visto correre le rinnovabili, mentre “petrolio, difesa e alcuni titoli legati all’espansione accelerata dei data center AI hanno sofferto (per timori di maggiore regolamentazione democratica)”. Nel complesso, rileva Tognoli, “il Dow ha guadagnato circa il 2,9% (miglior giornata post-midterm da decenni), l’S&P 500 intorno all’1,8% e il Nasdaq pure in rialzo”.

La stagione degli utili e il tema dell’intelligenza artificiale

Guardando oltre l’evento elettorale, Tognoli spiega che “in questa stagione degli utili scopriremo molto di più sul tema dell’intelligenza artificiale, soprattutto sull’impatto che questa tecnologia avrà in definitiva nei prossimi anni”. Tuttavia, avverte, “il contesto per i titoli tecnologici a grande capitalizzazione è nettamente diverso rispetto a soli quattro mesi fa”. Dopo essersi ridotto considerevolmente all’inizio dell’anno, “il divario di crescita degli utili si è ora invertito per la prima volta dal 2022, con l’indice S&P 493 che supera le magnifiche sette con circa il 29% contro il 18%”. E aggiunge: “L’asticella rimane alta”. Il consenso prevede una crescita degli utili dell’S&P 500 di circa il 30%, “segnando il terzo trimestre consecutivo di crescita superiore al 20%, secondo i dati LSEG”. Nel frattempo “l’attenzione sul tema dell’intelligenza artificiale è aumentata”. Questo scenario, ricorda Tognoli, “ha contribuito alla decisione degli analisti di declassare le azioni statunitensi del settore tech a neutrale il mese scorso, nonostante la fiducia degli investitori nei fondamentali dell’intelligenza artificiale rimanga intatta”.

Costi e rendimenti degli investimenti in IA

I recenti risultati trimestrali “hanno evidenziato una crescente tensione tra la forte domanda di beni e servizi legati all’intelligenza artificiale e l’aumento dei costi per soddisfarla”. Secondo i dati di Bloomberg, “la spesa in conto capitale degli hyperscaler è balzata a circa 649 miliardi di dollari nell’ultimo anno, rispetto ai circa 357 miliardi di dollari dello stesso periodo dell’anno precedente, lasciando un surplus di cassa esiguo dopo le spese in conto capitale”. E mentre i margini operativi degli hyperscaler “sono aumentati leggermente, passando dal 26,9% al 27,1% nei quattro trimestri precedenti, i margini marginali sono scesi al 27,9% dal 40,4% nello stesso periodo”. In altre parole, chiarisce Tognoli, “ogni dollaro aggiuntivo di ricavo genera un profitto aggiuntivo inferiore, sollevando dubbi sulla capacità dei rendimenti di tenere il passo con gli investimenti in rapida crescita”.

Adozione dell’IA e domanda cloud

Ciononostante, rileva l’analisi, “le aziende con una maggiore adozione dell’IA al di fuori dei settori tecnologico e delle comunicazioni dell’indice S&P 500 sono sulla buona strada per una crescita degli utili superiore del 3% in questo trimestre rispetto alle aziende con una minore adozione, sulla base delle evidenze di utilizzo dell’IA nei documenti normativi”. Anche “la crescita dei ricavi cloud di Microsoft e Alphabet indica un dinamismo sostenuto nella domanda di IA”. Resta però da vedere, avverte Tognoli, “se tale domanda sarà sufficiente a giustificare l’entità degli investimenti”.

Debito, credito e rendimenti obbligazionari

Con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale “sempre più finanziato tramite debito, la leva finanziaria e le differenze nella capacità di finanziamento assumono un ruolo centrale”. I mercati del credito “stanno diventando un indicatore importante di quanto investimento aggiuntivo nell’IA possa essere finanziato e soprattutto a quale costo”. Il rally dei titoli del Tesoro, in concomitanza con il recente crollo del settore tecnologico, “conferma la nostra ipotesi secondo cui le fluttuazioni delle aspettative di investimento nell’IA alimenteranno la competizione per i capitali e i rendimenti obbligazionari, che si manterranno su livelli strutturalmente più elevati”.

Selettività e opportunità in Asia

Nel mercato azionario, spiega Tognoli, “vediamo gli analisti essere selettivi nell’esposizione all’IA e privilegiare le società e le infrastrutture quotate che possono beneficiare dei colli di bottiglia critici nello sviluppo dell’IA”. Secondo l’analista, “riteniamo che questa opportunità si stia concretizzando per esempio in Asia”. I recenti risultati dei produttori di chip “indicano un’offerta limitata e una forte domanda di IA”. Ma “rimanere flessibili è fondamentale, come dimostra il posizionamento degli analisti sui mercati emergenti”. Il crollo post-elettorale in Brasile “è da tenere d’occhio, ma non modifica la posizione sovrappesata degli analisti sui mercati emergenti”.

Le prospettive

In conclusione, osserva Tognoli, “l’intelligenza artificiale si trova ad affrontare una prova più difficile nel breve termine, con l’intensificarsi del controllo da parte degli investitori”. Tuttavia, “la fiducia nei fondamentali dell’IA rimane intatta, il che spinge gli investitori ad essere selettivi, privilegiando le opportunità legate alla scarsità di nuove tecnologie”.