Per la casa di gestione elvetica le migliori opportunità restano nei mercati emergenti, in Giappone e tra le banche europee, mentre sul credito si sceglie la prudenza
Il mercato rialzista delle borse non è destinato a fermarsi sotto il peso dei tassi di interesse più alti. È questa la tesi di fondo con cui Ubs AM ha presentato questa mattina a Milano la propria visione strategica sui mercati per i prossimi mesi. Nonostante una persistente pressione inflazionistica sostenuta dalla recente riaccelerazione dei prezzi delle materie prime – con il petrolio balzato dai 60 ad oltre 100 dollari al barile sulla scia delle scosse geopolitiche nel Medio Oriente – l’azionario globale conserva fondamentali abbastanza solidi da poter reggere anche l’ipotesi di ulteriori strette monetarie da parte della Federal Reserve. A fare da scudo non è la speculazione, bensì una robusta crescita degli utili societari e la straordinaria tenuta dei bilanci del settore privato.
Ad aprire l’incontro con la stampa è stato Emanuele Bellingeri (nella foto a destra), country head per l’Italia di Ubs Asset Management, che ha offerto una panoramica sull’evoluzione dell’industria del risparmio gestito e delle soluzioni a disposizione dei consulenti e dei wealth manager. Bellingeri ha sottolineato come si sia entrati in una fase del tutto nuova, dove l’allungamento della vita media e i crescenti bisogni previdenziali impongono un cambio di paradigma: la priorità non è più la caccia al singolo fondo d’eccellenza o al prodotto top performer, bensì la costruzione di portafogli articolati e sofisticati. Un modello in cui la sinergia tra asset management, wealth management e investment banking diventa cruciale per rispondere alle esigenze complesse delle reti distributive e della clientela finale.
Questa complessità richiede un’analisi di secondo e terzo livello nell’asset allocation, entrata nei dettagli grazie all’intervento di Alessio Rizzi (nella foto a sinistra), head of equity research active multi-asset di Ubs AM. Rizzi ha illustrato come la resilienza dell’economia statunitense si patti sui consumi e su un mercato del lavoro tornato a creare posti a ritmo sostenuto, a fronte di un rapporto debito/asset delle famiglie e delle imprese private che si attesta sui minimi storici dagli anni ’80. Questo contesto spinge il Pil nominale e garantisce linfa vitale ai profitti azionari, cresciuti del 20% su base semestrale a livello globale. E con valutazioni dell’s&p 500 scese a circa 18-19 volte gli utili, le borse non possono più dirsi care come pochi mesi fa.
Nella strategia d’investimento della casa elvetica, il sovrappeso sull’azionario globale si traduce in precise scelte geografiche e settoriali. Pollice alto per i mercati emergenti e per il Giappone, entrambi preferiti a Europa e Australia, mentre sugli Stati Uniti il posizionamento resta neutrale. Negli emergenti la spinta arriva dalla filiera tecnologica e dalla corsa all’hardware per l’intelligenza artificiale, con valutazioni che restano a sconto (come la Corea che scambia a sole 5 volte i profitti a fronte di quotazioni dei chip Dram decuplicate). In Giappone la svolta è epocale: il passaggio da una crescita nominale zero a un tasso del 4-5% sta spingendo le aziende a impiegare la propria enorme liquidità in dividendi e buyback.
Sul fronte settoriale, il tema dell’intelligenza artificiale continua a rappresentare un volano fondamentale il cui impatto si sta allargando all’economia reale, ma l’analisi di Ubs AM evidenzia opportunità rilevanti anche oltre il tech. L’esempio più plastico è rappresentato dalle banche europee, sovrappesate in portafoglio: con bilanci ripuliti dai crediti deteriorati e un margine d’interesse sostenuto dai tassi alti, il settore bancario del Vecchio Continente ha registrato dal 2022 performance persino superiori a quelle dei “Magnifici 7” statunitensi.
Più prudente la lettura sul reddito fisso. La casa elvetica ritiene che le curve di mercato stiano scontando una dose eccessiva di rialzi dei tassi. Sul credito globale la posizione è neutrale, complici gli spread molto compressi e la forte offerta di carta da parte dei colossi tecnologici (gli hyperscaler) destinata a finanziare i mega-piani di capex nell’AI. Per cercare rendimento senza esporsi all’incertezza sulla duration, Ubs AM predilige i bond emergenti in valuta locale, l’asian high yield e strumenti a tasso variabile come i clo europei di classe AAA. Infine, dopo la correzione dei mesi scorsi, torna attraente l’oro come diversificatore tattico, forte dei continui acquisti strutturali da parte delle banche centrali.
