I trader italiani risultano più esperti rispetto ai colleghi tedeschi e polacchi, ma tendono anche a concentrare maggiormente il proprio capitale sui mercati che conoscono, mostrando una minore propensione a diversificare verso altre asset class. È quanto emerge da una ricerca condotta da Capital.com su 1.148 trader ad alto reddito di Germania, Italia e Polonia. Il sondaggio, realizzato nell’aprile 2026, ha coinvolto persone tra i 25 e i 65 anni con esperienza negli investimenti.
Italia in testa per esperienza
Secondo l’indagine, il 28% dei trader italiani dichiara di avere oltre sei anni di esperienza sui mercati finanziari. Una percentuale superiore a quella rilevata in Germania, pari al 18%, e in Polonia, dove si ferma al 16%.
Anche l’età media contribuisce a delineare un profilo differente: in Italia è pari a 44 anni, il valore più elevato tra i tre Paesi analizzati. Per Capital.com, questo elemento suggerisce che i trader italiani abbiano avuto più tempo per sviluppare competenze specifiche nei mercati nei quali operano.
La maggiore esperienza, tuttavia, non si traduce necessariamente in una maggiore diversificazione del patrimonio. Al contrario, i dati della ricerca mostrano una tendenza degli italiani a rimanere maggiormente concentrati sui mercati di riferimento.
Italiani meno diversificati
Il 26% dei trader italiani intervistati afferma infatti di non detenere alcun investimento al di fuori dei mercati nei quali opera. In Germania la percentuale scende al 23%, mentre in Polonia si ferma al 18%.
La differenza emerge anche guardando alle singole categorie di investimento. Il 34% degli italiani possiede oro fisico o gioielli, contro il 45% dei tedeschi e il 54% dei polacchi. Per le opere d’arte da collezione le percentuali sono rispettivamente del 12%, 18% e 33%, mentre per le quote in startup sono del 9% in Italia, contro il 24% in Germania e il 22% in Polonia.
Il quadro che emerge dalla ricerca è quindi quello di trader che sembrano privilegiare la conoscenza approfondita di un numero più ristretto di mercati rispetto alla costruzione di un’esposizione più ampia verso diverse asset class.
La preferenza per la conoscenza dei mercati
“Preferenza per la profondità rispetto all’ampiezza”: è questa la sintesi utilizzata da Christoforos Soutzis, CEO Europe di Capital.com, per descrivere il comportamento degli investitori italiani.
“Per molti trader italiani, tempo e studio sembrano essere stati investiti nel padroneggiare i mercati in cui operano piuttosto che nell’imparare più asset class contemporaneamente”, ha spiegato Soutzis, sottolineando però che la concentrazione rappresenta “essa stessa un rischio da considerare, non solo un segno di competenza”.
Secondo i risultati del sondaggio, dunque, l’esperienza maturata nel tempo sembra avere indirizzato i trader italiani verso una maggiore specializzazione. Una scelta che può riflettersi anche nelle modalità con cui vengono costruite le decisioni di investimento.
Le decisioni nascono soprattutto dall’analisi personale
Il 71% dei trader italiani dichiara di affidarsi principalmente alle proprie analisi. Una percentuale identica a quella rilevata in Polonia e leggermente inferiore al 78% registrato in Germania.
La ricerca evidenzia invece una minore dipendenza dalle fonti esterne. Gli strumenti di analisi basati sull’intelligenza artificiale vengono utilizzati dal 43% degli italiani intervistati, contro il 57% dei tedeschi e il 62% dei polacchi.
Anche gli analisti finanziari indipendenti hanno un peso inferiore in Italia: vi fa riferimento il 55% dei trader, rispetto al 63% in Germania e al 64% in Polonia. Per i report di ricerca istituzionali le percentuali sono rispettivamente del 53%, 65% e 64%.
Ancora più marcato è il divario nel ricorso ai contenuti sul trading presenti sui social media: 38% in Italia, contro il 56% in Germania e il 60% in Polonia. Anche amici e conoscenti rappresentano una fonte meno utilizzata dai trader italiani, con una percentuale del 31%, rispetto al 50% dei tedeschi e al 57% dei polacchi.
Un approccio più autonomo
Il dato sull’analisi personale si inserisce quindi in un quadro caratterizzato da una maggiore autonomia nelle decisioni. Gli investitori italiani coinvolti nella ricerca sembrano attribuire più importanza alle competenze costruite direttamente nel tempo che alle informazioni provenienti da fonti esterne.
“I trader italiani coinvolti nella nostra ricerca hanno impiegato più tempo a costruire competenze nei mercati in cui operano rispetto ai colleghi tedeschi e polacchi”, ha affermato Soutzis. Secondo il manager, questo si riflette “nella quantità di analisi che svolgono personalmente”, compreso il limitato ricorso agli strumenti basati sull’intelligenza artificiale.
Soutzis interpreta quindi il comportamento rilevato dal sondaggio come il risultato di un investimento consistente di tempo ed energie in specifici mercati. Non soltanto, dunque, una scelta relativa alle fonti informative, ma un modello nel quale l’esperienza diretta assume un ruolo centrale nel processo decisionale.
Il profilo dei trader italiani
Nel complesso, la fotografia restituita dall’indagine di Capital.com è quella di trader italiani mediamente più anziani e con una maggiore esperienza rispetto ai colleghi tedeschi e polacchi, ma anche più concentrati sui mercati nei quali hanno sviluppato le proprie competenze.
La ricerca non stabilisce che un maggiore livello di diversificazione o un maggiore ricorso a fonti esterne producano necessariamente risultati migliori. Evidenzia piuttosto differenze nelle modalità con cui i trader dei tre Paesi costruiscono le proprie decisioni e distribuiscono il capitale.
Il sondaggio ha coinvolto 1.148 trader ad alto reddito, tra clienti Capital.com e utenti di piattaforme concorrenti, selezionati sulla base di un patrimonio investibile significativo o di un reddito elevato. La ricerca è stata realizzata nell’aprile 2026.
La stessa Capital.com precisa che il comunicato ha finalità informative e istituzionali e non costituisce una raccomandazione di investimento.
