Swisscanto: ecco le occasioni del debito emergente

Rendimenti reali elevati, inflazione in calo in molti Paesi e un interesse degli investitori che sta tornando, senza però essere ancora euforico. È il quadro tracciato da Enzo Puntillo, Head of Emerging Market Debt di Swisscanto, che la redazione di Bluerating ha avuto modo di intervistare a Zurigo durante l’incontro con la stampa organizzato dalla società lo scorso 29 e 30 settembre 2026, lo stesso evento nel quale Roger Rüegg ha illustrato la view global macro del gruppo (qui l’articolo https://www.bluerating.com/mercati/877777/swisscanto-le-opportunita-globali-incontrano-i-mercati-emergenti).

Per Puntillo, il primo motore che continua ad avvicinare gli investitori al debito emergente è piuttosto semplice: la ricerca di rendimenti superiori rispetto a quelli disponibili sui mercati sviluppati.

L’interesse, però, tende spesso a seguire l’andamento recente dei mercati. Dopo fasi positive aumenta l’attenzione, mentre nei momenti di correzione gli emerging markets possono rapidamente tornare ai margini delle scelte di portafoglio. Negli ultimi anni, inoltre, altre asset class – dall’azionario agli investimenti alternativi – hanno in parte sottratto spazio all’obbligazionario emergente.

Secondo Puntillo, tuttavia, il quadro attuale è diverso e offre opportunità che meritano attenzione.

Rendimenti reali ancora elevati

Swisscanto mantiene una view costruttiva sul debito emergente soprattutto a partire dal 2022. Uno degli elementi più interessanti è rappresentato dai tassi reali, che in diversi Paesi rimangono molto elevati dopo il rientro dell’inflazione.

Puntillo cita in particolare il Brasile, dove i tassi ufficiali sono nell’area del 13,75% a fronte di un’inflazione poco sopra il 4%, e la Colombia, con tassi superiori al 12% e inflazione intorno al 6%.

Anche in alcune economie dell’Europa orientale, secondo il gestore, il differenziale tra tassi nominali e inflazione rimane interessante.

Il punto centrale è proprio questo: in gran parte degli emerging markets l’inflazione si è ridotta in maniera significativa rispetto ai picchi degli ultimi anni, con alcune eccezioni evidenti come Argentina e Turchia.

“L’attenzione è aumentata negli ultimi dieci-dodici mesi, ma non siamo ancora in una fase di euforia”, osserva Puntillo. E proprio l’assenza di un posizionamento eccessivo viene interpretata come un elemento potenzialmente favorevole per i rendimenti futuri.

Il gestore ricorda inoltre che, guardando agli ultimi 25 anni, gli emerging markets hanno attraversato fasi molto differenti ma sono riusciti mediamente a offrire 2-3 punti percentuali di rendimento annuo in più rispetto ai mercati sviluppati. Una differenza apparentemente contenuta che, su orizzonti molto lunghi e grazie all’effetto della capitalizzazione composta, può tradursi in un divario molto più ampio sul capitale finale.

La Fed conta ancora, ma meno di una volta

Un altro tema centrale riguarda il rapporto tra debito emergente e politica monetaria statunitense.

Storicamente il legame era molto forte. Puntillo ricorda che tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila una quota significativa del debito locale di Paesi come Polonia, Messico, Indonesia e Perù era detenuta da investitori stranieri.

In alcuni casi il peso degli investitori internazionali arrivava tra il 40% e il 70%.

Questo rendeva i mercati emergenti particolarmente sensibili alle decisioni della Federal Reserve: quando i tassi americani salivano, una parte rilevante degli investitori poteva decidere di riportare rapidamente i capitali verso gli Stati Uniti, provocando forti deflussi.

Il caso emblematico resta il 2013, quando l’annuncio del tapering da parte della Fed contribuì ad alimentare significative pressioni sui mercati emergenti.

Oggi, secondo Puntillo, il quadro è profondamente cambiato.

In molti di quei mercati la quota di debito detenuta dagli stranieri è scesa verso il 10-15%, mentre il peso di investitori domestici – banche, fondi pensione e assicurazioni – è diventato molto più rilevante.

Questo rende il comportamento dei mercati meno dipendente esclusivamente dalla Fed e attribuisce maggiore importanza ai fondamentali e alla politica monetaria dei singoli Paesi.

Un esempio viene proprio dall’ultimo ciclo inflazionistico. Diverse banche centrali emergenti, Brasile in testa, hanno iniziato ad alzare i tassi già nel 2021 o nel 2022, mentre Fed e Bce continuavano ancora a descrivere l’inflazione come un fenomeno transitorio.

“In questo ciclo non sono stati gli emerging markets a seguire la Fed. In alcuni casi è successo quasi il contrario”, sintetizza Puntillo.

Hard currency o local currency? La scelta parte dal Paese

Quando si parla di debito emergente, una delle distinzioni più frequenti è quella tra hard currency, quindi debito denominato soprattutto in dollari e in misura minore in euro, e local currency, cioè titoli emessi nella valuta domestica.

Per Swisscanto, tuttavia, questa distinzione non rappresenta il punto di partenza dell’investimento.

Puntillo spiega che la selezione viene effettuata innanzitutto Paese per Paese. Solo successivamente viene deciso se sia più interessante esporsi attraverso il debito in valuta forte oppure attraverso quello in valuta locale.

“Non ragioniamo su due grandi blocchi, hard currency contro local currency. Prima decidiamo se vogliamo investire in un Paese, poi scegliamo quale segmento offre il miglior rapporto rischio-rendimento”, spiega.

Nel caso del Brasile, per esempio, la preferenza di Swisscanto è nettamente orientata verso il debito in valuta locale. Il motivo risiede soprattutto nell’elevato rendimento reale, che Puntillo indica intorno al 9%, insieme a una dinamica valutaria che non presenta, nella sua lettura, un naturale deprezzamento tale da annullare questo vantaggio.

In altri mercati la scelta può essere opposta.

Per la Nigeria, ad esempio, Swisscanto preferisce il debito in valuta forte, perché ritiene che il miglioramento dei fondamentali possa riflettersi in maniera più efficace su questo segmento rispetto alla componente in valuta locale.

Perché Swisscanto si concentra sui sovereign

All’interno dell’universo emerging, il team guidato da Puntillo si concentra esclusivamente sul debito sovrano.

Una scelta legata innanzitutto alla specializzazione del team, ma anche a una considerazione più generale sul mercato corporate emergente.

Secondo Puntillo, infatti, i corporate bond emerging tendono a comportarsi più come il credito corporate globale che come il debito sovrano dei Paesi emergenti.

In altre parole, chi investe in un’obbligazione corporate di un Paese emergente è spesso più esposto ai fondamentali della singola azienda che alla dinamica macroeconomica del Paese stesso.

Il risultato è un mercato che, secondo il gestore, presenta caratteristiche più omogenee a livello globale e differenze regionali meno marcate di quanto si possa immaginare.

Per questo Swisscanto preferisce concentrare la propria competenza sulla componente sovereign, dove la selezione macroeconomica e l’analisi dei singoli Paesi hanno un peso decisamente maggiore.

L’errore più frequente: inseguire il timing

Qual è, infine, l’errore principale che un investitore può commettere quando si avvicina a questa asset class?

Per Puntillo la risposta è chiara: comprare e vendere in preda al panico, cercando di indovinare il timing perfetto.

Gli emerging markets sono spesso soggetti a movimenti molto amplificati nella percezione degli investitori. Nei momenti in cui lo scenario appare più difficile, la tentazione è uscire; quando invece i rendimenti recenti diventano molto positivi, aumenta il desiderio di entrare.

Ma proprio questa dinamica, secondo Puntillo, può portare a fare il contrario di ciò che sarebbe più razionale.