Nonostante le valutazioni elevate e i timori legati a una possibile bolla dell’intelligenza artificiale, le prospettive per l’azionario globale nel 2026 restano positive, sostenute dal momentum economico, dalla crescita degli utili e dagli investimenti nelle nuove tecnologie. A delineare lo scenario sono stati Alex Tedder, Portfolio Manager & CIO (Equities) di Schroders, e Tom Wilson, Head of Emerging Market Equities della stessa società.
Secondo Tedder, “nonostante la concentrazione del mercato e i timori di una potenziale bolla dell’IA, le prospettive per l’azionario globale non sono necessariamente negative”. Il manager evidenzia come il 2024 e il 2025 abbiano registrato performance straordinarie: rispettivamente +18% e +20,5% in dollari USA, con gli investitori concentrati sui fondamentali piuttosto che sui rischi geopolitici. Negli Stati Uniti, la crescita degli utili dell’S&P 500 è stimata al 13% nel 2025, mentre in Europa e in Asia si prevede una crescita degli utili compresa tra il 12% e il 15% nel 2026.
Le valutazioni dei mercati restano elevate, ma, secondo Tedder, “tutte le dinamiche osservate ci portano a credere che le valutazioni elevate siano sostenibili per ora”. Fattori strutturali come la transizione della Cina verso il ruolo di gigante tecnologico e le infrastrutture tecnologiche in Europa potrebbero contribuire a mantenere livelli di prezzo relativamente alti.
Sulla concentrazione del mercato statunitense, il manager sottolinea che “i 10 maggiori titoli tech rappresentano oggi circa il 40% della capitalizzazione di mercato dell’S&P 500, un livello record”. Tuttavia, osserva come ogni fase di innovazione abbia visto periodi simili e che l’attuale ondata tecnologica, guidata dall’IA generativa, sia supportata da investimenti ingenti nelle infrastrutture digitali. Aziende come Alphabet, Nvidia e OpenAI stanno già mostrando segnali concreti di monetizzazione dei loro modelli IA, rafforzando la fiducia degli investitori.
Tedder conclude con un consiglio cauto: “L’ottimismo non diminuisce la nostra consapevolezza dei rischi. Se i mercati continueranno a crescere, il rischio di una correzione diventerà più acuto, soprattutto con valutazioni già elevate”. Per chi cerca diversificazione, i settori sanitario, dei beni di consumo e dei servizi di pubblica utilità potrebbero offrire protezione in caso di correzione.
Sul fronte dei mercati emergenti, Tom Wilson segnala che “i titoli azionari dei mercati emergenti hanno registrato ottime performance nel 2025, superando quelli globali”, ma ricorda come quattro Paesi – Cina, India, Taiwan e Corea – costituiscano l’80% dell’indice MSCI EM, rendendo necessario un esame dettagliato delle singole realtà.
Wilson evidenzia le difficoltà strutturali della Cina, come l’eccesso di capacità produttiva e l’indebitamento, ma sottolinea anche la sua forza innovativa e il ruolo chiave nel settore delle terre rare. Sull’India, segnala una performance modesta nel 2025 ma possibili opportunità legate a bassa inflazione, dollaro debole e politiche fiscali e monetarie favorevoli.
Per Taiwan e Corea, Wilson nota che la tecnologia rimane un potente motore di performance, sebbene vi siano incertezze sulla spesa in conto capitale futura e sulla monetizzazione dell’IA. “Il settore dell’informatica merita un sovrappeso, data la sua forte dinamica degli utili, ma le valutazioni sono aumentate”, afferma.
Infine, Wilson suggerisce di guardare oltre i quattro grandi mercati emergenti. Paesi come il Brasile offrono valutazioni interessanti, tassi reali elevati e potenziali benefici da un dollaro debole. “Si tratta di uno scenario rialzista per i mercati emergenti, ma le prospettive restano incerte, con rischi principali legati all’IA, alle tensioni geopolitiche e alla volatilità delle politiche”, conclude.
