Azioni e obbligazioni high yield sono da sempre considerate due facce della stessa scommessa sul rischio: quando l’economia cresce e il contesto macro è favorevole, entrambe tendono a performare bene; quando il ciclo si deteriora, soffrono insieme. Guardando però al 2026, questa relazione storica potrebbe rompersi. È la tesi di Mathieu Van Roon, portfolio manager di Robeco, che individua una netta biforcazione tra le prospettive delle due asset class.
“Di norma le azioni e le obbligazioni high yield sono esposte agli stessi rischi, ma avvicinandoci alla fine dell’anno e guardando al 2026 vediamo una chiara divergenza tra rischi di rialzo e di ribasso”, spiega Van Roon. Una divergenza che richiama, con una metafora letteraria, “lo strano caso del Dottor Equity e di Mr. HY-de”: due incarnazioni diverse della propensione al rischio, sempre della stessa natura ma destinate, questa volta, a esiti opposti.
Una dicotomia inedita
Secondo il portfolio manager di Robeco, il punto di rottura è da ricercare nei fattori macroeconomici e tecnici che colpiscono in modo asimmetrico azioni e high yield. “Nel 2026 temiamo che l’high yield possa mostrare il suo lato peggiore, mentre le azioni potrebbero continuare a beneficiare di un contesto macro complessivamente positivo”, osserva.
Da un lato, i mercati azionari statunitensi ed europei appaiono sostenuti da utili robusti, programmi di buyback aggressivi e dai guadagni di produttività promessi dall’intelligenza artificiale. Dall’altro, l’economia reale, in particolare negli Stati Uniti, e gli emittenti high yield più indebitati devono fare i conti con fondamentali in peggioramento, maggiori rischi macro e condizioni di finanziamento più rigide.
Una divergenza sorprendente, se si considera che storicamente azioni e high yield hanno mostrato una forte correlazione, entrambe legate alle aspettative di crescita economica e degli utili aziendali. “Nel 2026, però, il contesto macro e il quadro tecnico per l’high yield potrebbero deteriorarsi, mentre le azioni hanno più spazio per cavalcare la solidità degli utili e l’ottimismo tecnologico”, afferma Van Roon, richiamando quanto accaduto negli ultimi anni della bolla tecnologica di fine anni Novanta.
Il Dottor Equity
Il quadro per le azioni resta costruttivo. “Le azioni dovrebbero beneficiare di una robusta crescita degli utili in un contesto macro positivo”, sottolinea Van Roon. Per l’S&P 500, la crescita degli utili è stimata intorno al 14%, con circa la metà proveniente da settori non tecnologici. Anche le imprese europee potrebbero trarre vantaggio dagli stimoli fiscali e da una crescita più diffusa al di fuori degli Stati Uniti.
Un ruolo centrale è attribuito all’intelligenza artificiale, i cui benefici in termini di produttività dovrebbero estendersi oltre il settore tech, coinvolgendo ambiti come sanità e retail. Le valutazioni azionarie sono elevate, ma non estreme, grazie a fondamentali societari solidi: margini resilienti, flussi di cassa robusti e leva finanziaria contenuta.
A rafforzare il quadro contribuiscono anche i flussi: “I flussi verso l’azionario restano robusti e diversificati, sostenuti da investitori retail, passivi e istituzionali”, osserva Van Roon.
Il volto oscuro di Mr. HY-de
Molto diverso lo scenario per le obbligazioni high yield. “Le obbligazioni high yield si confrontano con un aumento dello stress creditizio, uno squilibrio della domanda e spread estremamente ristretti”, avverte il portfolio manager di Robeco. Le imprese con rating più basso e maggiore leva finanziaria risentono in modo particolare dell’irrigidimento dei criteri di concessione del credito e dell’aumento dei costi di rifinanziamento.
Sul fronte macro, l’incertezza legata a politica economica, dazi e inflazione, insieme ai potenziali effetti dell’IA sull’occupazione, potrebbe pesare sui consumi, da cui molte società high yield dipendono. A ciò si aggiunge un fattore tecnico rilevante: un aumento atteso dell’offerta, legato a investimenti in IA, operazioni di M&A e rifinanziamenti, che rischia di superare la capacità di assorbimento della domanda.
Le recenti tensioni nel credito privato rappresentano un ulteriore campanello d’allarme. “Gli shock settoriali potrebbero innescare un circolo vizioso, colpendo soprattutto le obbligazioni con rating più basso, come B e CCC”, osserva Van Roon. Il tutto in un contesto di valutazioni onerose, con spread vicini ai minimi storici.
Meglio schierarsi con il Dottor Equity
Con spread così compressi, il potenziale di ulteriore restringimento appare limitato. L’attrattiva dell’high yield resta legata principalmente al carry, che può risultare interessante rispetto ad altri segmenti obbligazionari, ma il rapporto rischio-rendimento complessivo appare meno favorevole.
“Nel complesso, il profilo rischio-rendimento è più attraente per le azioni che per l’high yield”, conclude Van Roon. Stimoli fiscali, utili sostenuti dall’IA e flussi solidi offrono all’azionario un maggiore potenziale di rialzo, mentre l’high yield richiede un approccio più cauto.
Per questo, la scelta di Robeco è chiara: sovrappesare le azioni e sottopesare le obbligazioni high yield, schierandosi senza esitazioni con il Dottor Equity.
