L’allungamento della vita richiede di ripensare la pianificazione finanziaria, considerando fin da oggi le risorse necessarie a mantenere il proprio tenore di vita dopo il pensionamento. È il tema al centro dell’analisi di CFA Society Italy, alla luce dei risultati della 18ª edizione del Marsh CFA Institute Global Pension Index 2026, che confronta 55 sistemi pensionistici nel mondo.
L’Indice valuta i sistemi sulla base di tre dimensioni: adeguatezza delle prestazioni, che pesa per il 40%; sostenibilità finanziaria, per il 35%; integrità del sistema, per il 25%. I Paesi più virtuosi nel Global Pension Index 2026 sono Paesi Bassi (85,8 punti), Danimarca (84,1) e Islanda (84,0). Seguono Singapore, Israele e Australia, tutti con voto A.
Italia: prestazioni adeguate, ma sostenibilità in difficolt
Nella classifica generale del Marsh CFA Institute Global Pension Index 2026, l’Italia ottiene un punteggio complessivo di 57,4 (voto C), sotto la media dell’Indice (65,3). Il quadro è sbilanciato: l’adeguatezza è buona (70,9, voto B, contro una media di 66,5) e l’integrità è solida (78,3, B+), la sostenibilità, invece, si ferma a 27,0 (voto E), in calo rispetto al 27,9 del 2025, collocando l’Italia penultima tra i 55 sistemi analizzati, davanti solo all’Austria.
Michela Aimar, membro del Board of directors di CFA Society Italy e Co-chair dell’Advocacy Committee, ha commentato: “Il divario tra adeguatezza e sostenibilità è, in sostanza, una misura del rischio di longevità. Le pensioni di oggi sono finanziate dai contributi di chi lavora oggi, che coprono però solo circa due terzi delle prestazioni erogate dall’INPS. Entro trent’anni l’Italia potrebbe contare 57 persone over 70 ogni 100 in età lavorativa. Per le generazioni più giovani, con il metodo contributivo, la pensione si adegua all’aumento della speranza di vita: il rischio di longevità si sposta così sempre più sugli individui. A questo si aggiunge la scarsa diffusione della previdenza complementare, a cui aderisce meno del 40% dei lavoratori.
Sul piano delle politiche pubbliche, l’Indice chiede di fissare obiettivi chiari per il sistema pensionistico, di rafforzare il finanziamento a capitalizzazione e di introdurre più flessibilità nell’età di pensionamento e nei prodotti di protezione dalla longevità. Un passo in questa direzione sarebbe l’adesione automatica alla previdenza complementare, già adottata in altri Paesi.
Per i professionisti, il punto di partenza è misurare e monitorare nel tempo la distanza tra il patrimonio accumulato e quello necessario a sostenere il tenore di vita desiderato. Cambia, quindi, il ruolo del consulente, chiamato a passare da gestore di patrimoni a “longevity coach”, orientato agli obiettivi di vita e alla situazione familiare del cliente più che alla performance. Investimenti, coperture assicurative e previdenza vanno integrati in un unico piano, che bilanci capitale umano e capitale finanziario lungo tutto il ciclo di vita. Decisiva resta l’educazione finanziaria: solo il 37% degli italiani possiede conoscenze finanziarie adeguate, contro il 41% della media UE (dati Edufin Index 2025)”.
Giuliano Palumbo, presidente della CFA Society Italy, ha aggiunto: «I dati del Global Pension Index confermano che la longevità non è un’incognita lontana, ma una variabile demografica che impone di ripensare subito l’architettura della nostra pianificazione patrimoniale. Come CFA Society Italy siamo da tempo impegnati a promuovere modelli di investimento Life-Cycle e a supportare l’evoluzione del consulente verso una reale cura del capitale umano e previdenziale lungo tutto l’arco di vita. Sostenibilità del sistema e consapevolezza finanziaria dei risparmiatori sono due facce della stessa medaglia: colmare questo divario è la sfida centrale della nostra industria per proteggere il futuro delle nuove generazioni».
