Mentre l’orizzonte finanziario si avvicina al 2026, un confronto ossessivo inizia a serpeggiare tra gli investitori: il parallelo con la bolla delle dotcom del 1999-2000. I motivi? Gli ingenti investimenti degli hyperscaler in data center e cloud, e le valutazioni spesso iperboliche di start-up in perdita nel settore dell’intelligenza artificiale, gonfiate dai finanziamenti dei fornitori. In questo scenario, come devono muoversi gli allocatori di capitale?
“Ma concentriamoci sulle opzioni a nostra disposizione”, afferma con pragmatismo Johanna Kyrklund, Group Chief Investment Officer di Schroders. “Le valutazioni azionarie sono elevate. In passato sono state più costose e non sono ancora ai livelli estremi, ma si potrebbe sostenere che sia opportuno ridurre un po’ il rischio”. La manager suggerisce una via cauta per alcuni: “Ad esempio, se gestite un piano pensionistico a benefici definiti, potreste accettare un tasso di rendimento inferiore in questo momento e incassare alcuni profitti”.
Per la stragrande maggioranza degli investitori, però, l’inerzia non è un’opzione. “Rimanere con le mani in mano ha dei costi”, avverte Kyrklund. “È necessario battere l’inflazione per preservare il valore dei risparmi e, con i limiti su quanto si può risparmiare, è necessario lavorare sodo per ottenere i fondi necessari per la pensione e altri obiettivi. Serve un piano per l’eventualità di dover attendere a lungo una correzione e l’occasione d’oro per acquistare”.
La scelta passiva, ovvero rimanere ancorati a un indice azionario, ha il pregio della storica resilienza nel lunghissimo periodo, ma nasconde insidie oggi più che mai evidenti. “La sfida di questo approccio è che, a causa della concentrazione degli indici in un piccolo gruppo di società tecnologiche, si è particolarmente esposti alle valutazioni azionarie che preoccupano tutti“, spiega Kyrklund. “Esiste anche un rischio azionario idiosincratico significativo, se qualcosa dovesse andare storto con una di queste grandi partecipazioni”. E lancia un monito: “Temo che non tutti gli investitori si rendano conto di quanto sia concentrata la loro esposizione. Nel caso degli investimenti passivi, non è sempre chiaro chi supervisioni tale rischio per conto loro”.
L’alternativa, per Schroders, è una gestione attiva e consapevole del rischio. “In qualità di investitori attivi, assumiamo rischi calcolati sulla base di un’ampia gamma di fattori, consapevoli che nel tempo i nostri clienti necessitano di un rendimento”, sottolinea il CIO. L’analisi corrente del gruppo non prevede un crollo imminente. “Osservando le valutazioni di mercato, riteniamo che i mercati azionari siano ancora sostenuti dal fatto che i rendimenti obbligazionari sono positivi, l’inflazione è sotto controllo al momento e le banche centrali potrebbero allentare ulteriormente la politica monetaria”.
Pur esprimendo preoccupazioni di medio termine sul debito pubblico e su una possibile ripresa dell’inflazione, Kyrklund ritiene che “nei prossimi sei mesi questo rischio è basso”. Anche il rischio recessivo USA appare contenuto: “Nonostante il mercato del lavoro stia rallentando, la disoccupazione è ancora bassa e i bilanci del settore privato sono in buona salute. Pertanto, a livello di mercato, continuiamo a prevedere rendimenti positivi dai titoli azionari“.
Resta il nodo del rischio specifico. Tuttavia, Johanna Kyrklund precisa: “Continuiamo a ritenere che gli hyperscaler abbiano potenziale per generare rendimenti. Stiamo monitorando il ritorno sull’investimento di queste società a mega capitalizzazione… e stiamo anche osservando la performance delle società di modelli linguistici di grandi dimensioni e di cloud computing come riflesso dell’adozione delle nuove tecnologie”. La differenza, ribadisce, sta nell’approccio: “In conclusione, continuiamo a vedere opportunità a livello di singoli titoli. È fondamentale sottolineare che assumiamo questo rischio in modo deliberato, sulla base di un’analisi dettagliata dei fondamentali, piuttosto che per il peso di un titolo nell’indice”.
La strategia non si esaurisce nel megatrend tecnologico. Il 2025 ha insegnato l’importanza della diversificazione. “Il Value ha registrato buone performance al di fuori degli Stati Uniti. Il debito dei mercati emergenti offre dinamiche migliori e rendimenti reali più elevati rispetto al debito dei mercati sviluppati”, evidenzia Kyrklund. “Ci sono anche opportunità per generare reddito dalla diversificazione con investimenti come i titoli inflation-linked e il debito infrastrutturale. Anche le strategie alternative liquide potrebbero offrire un mezzo per aumentare la diversificazione pur rimanendo investiti”.
In un mondo di incertezze, la gestione attiva si assume la responsabilità di una presa di posizione. “Per il 2026, vediamo un basso rischio di recessione, rendimenti obbligazionari contenuti e un momentum degli utili societari che ci porta a rimanere positivi”, dichiara Johanna Kyrklund. “I nostri processi sono progettati per riconoscere rapidamente se le nostre opinioni cambiano o se ci sbagliamo, in modo da poter adattare e modificare la nostra strategia”.
Il messaggio finale è di cauta determinazione. “Le acque stanno diventando più agitate, ma vediamo ancora dei modi per navigare e raggiungere la nostra destinazione”, conclude il Chief Investment Officer di Schroders. “È troppo presto per cercare riparo”. La rotta per il 2026, secondo Schroders, richiede quindi non un approdo frettoloso, ma timonieri esperti, mappe dettagliate e la volontà di aggiustare continuamente le vele.
